Don Matteo (26,51 % di share, 7.346.000 persone) e il Rosario (12,80 % di share, 4.860.000 persone)
Condivido l’articolo del collega e amico Renato Farina, che rifletto sui dati di ascolti di due programmi in TV in tempo di pandemia: “Non si cerca l’evasione, l’ubriacatura di talk-show o di gossip da Grande Fratello per buttarla in politica o in vicende smutandate di Vip onde fuggire alle domande che in tutti sorgono, da qualunque mamma sia stati allattati. Si cerca l’essenziale. E l’essenziale oggi è oltre le soglie del visibile. Lo si cerca lì. Ci si aggrappa a segni che ne serbano tracce, come un muschio, come un lichene incancellabile. Si prega come mendicanti”.
Con un postscriptum: “Sono spariti i lamenti dei tizi infastiditi dal suono delle campane. Se ci provano, li linciano. Sono un connotato dell’identità italiana, ci rincuorano quando sfidano il sibilo delle ambulanze”.
La preghiera vince
di Renato Farina
Libero, 21 marzo 2020
Don Matteo e il Rosario. Il Rosario soprattutto! Un incredibile en plein, filotto, cappotto, strike del cattolicesimo semplice, diretto, senza ghirigori da teologia bizantina. Nessun trionfalismo per carità. Restiamo in un mondo scristianizzato e nichilista nei suoi apparati di potere. La televisione però dice la verità sui sentimenti profondi degli italiani. Sarà la paura, la visione della morte con le bare sui camion dell’esercito, ma è un fatto: non si cerca l’evasione, l’ubriacatura di talk-show o di gossip da Grande Fratello per buttarla in politica o in vicende smutandate di Vip onde fuggire alle domande che in tutti sorgono, da qualunque mamma sia stati allattati. Si cerca l’essenziale. E l’essenziale oggi è oltre le soglie del visibile. Lo si cerca lì. Ci si aggrappa a segni che ne serbano tracce, come un muschio, come un lichene incancellabile. Si prega come mendicanti.
1) Don Matteo vince la serata degli ascolti tivù. Al tempo del Coronavirus e della gabbia quotidiana, si cerca con il telecomando il prete con la tonaca e il basco, che corre dai fedeli in bicicletta, e passa davanti alla cattedrale di Spoleto e al Santissimo. Sono immagini depositate nella memoria degli italiani da generazioni, che in questi tempi grami diventano una vicinanza cordiale e desiderata: una consolazione per tutti, perché don Matteo-Terence Hill soccorre buoni e cattivi, cattolici e miscredenti, specie quando soffrono. Record. 26,51 per cento di share, 7.346.000 persone sedute sul divano per queste avventure sacerdotali.
Certo, il successo della fiction di Rai 1 non è una sorpresa, ma giunta alla dodicesima annata era pensabile una noia da assuefazione. Niente da fare. Esiste qualcosa di sepolto e salvifico? Questa domanda è stata risvegliata dal virus. Suo malgrado il maledetto Corona incorona i benedetti e misteriosi archetipi coltivati dalla tradizione e dimenticati dalla cultura, ma resistenti – lo scopriamo ora – alle piogge acide della miscredenza, una sorta di scrigno ancestrale. I Lombardi lo sanno bene. In Val Camonica, Brescia, ci sono le incisioni rupestri dei Camuni, preistoria pre-pagana. Emmanuel Anati, sommo archeologo, scoprì che, prima di caccia e pesca, è raffigurata la preghiera al Dio ignoto. Il senso religioso non è un fatto imposto dalla cultura, e nemmeno dal Vaticano: è una struttura dell’essere umano. I regimi atei come l’Urss e l’Albania hanno creduto di stroncare questo riferimento a Dio. Non è che è morto Dio, come cantavano i Nomadi: sono morti loro.
2) Giovedì sera, festa di San Giuseppe, TV2000, la tivù della Cei, canale numero 28 del digitale terrestre, ha trasmesso alle ore 21 il Rosario da una chiesa di Roma, con un vescovo sgualcito, due preti, alcuni giovani che si alternavano a recitare le Ave Marie e i Pater Noster. Nessuna coreografia. Nessun artificio scenografico. Persino le voci, e i canti popolari da Madonna Pellegrina, erano tali e quali quelli di una qualsiasi parrocchia, come capitava di udirli allora in latino, cinquanta anni fa. Prima c’è stata una breve introduzione del Papa. Nessun pistolotto moralistico. I nostri bisogni, i nostri malati, medici, infermieri, carcerati. La richiesta a Maria Vergine, tramite San Giuseppe, di ottenere da Cristo la fine di questa prova, consolazione per i moribondi, pace per i defunti. Come si sarà capito non è una trama dove si sia escogitato un colpo di scena da catturare l’attenzione. I misteri del rosario sono il battesimo nel Giordano di Gesù, le nozze di Cana…
Il risultato è incredibile, stupefacente, il record mondiale per una preghiera. Non è stata vista e ascoltata, ma condivisa, fenomeno di partecipazione mediatica sorprendente. Dalle finestre aperte si sentiva un mormorio, giovedì sera, una cantilena quasi medievale, «Santa Madre di Dio» dall’altare, e il popolo nei tinelli «prega per noi, peccatori».
I numeri. 4 milioni 86mila, per uno share del 12,80 per cento. Partendo da un ascolto bassissimo. Il grafico mostra la più spericolata impennata da quando si fanno rilevazioni. E ai 4 milioni va sommato il quasi mezzo milione che si è sintonizzato su internet, canale della Cei. Per un rosario.
Qui non si vuole portare acqua a Salvini, c’è in ballo la pelle, non le sorti della Lega, ma onestà esige che in mano stringeva qualcosa che non era un laccio per gonzi, ma una corona che in milioni riconoscono come più autentica della carta di identità. Farisei e scribi hanno trattato male lui, e va be’, ma soprattutto il rosario da lui brandito, visto come qualcosa di quasi pagano. Aveva capito cosa si agita nel popolo bue, pio bove, appunto, sotto la scorza di un materialismo senza slanci. Hanno fatto storia le intemerate del precedente segretario della Conferenza dei vescovi italiani, monsignor Nunzio Galantino, contro i «volti inespressivi» di chi pregava la Madonna per difendere la vita innocente. La vita innocente da difendere adesso scopriamo che è quella della moglie, del vecchio zio solo in casa, di tutti noi, e «l’ora della nostra morte» non è una battuta da risolversi toccando amuleti inguinali. Tutto è molto semplice e tremendo. E chi ha parole di vita eterna?
P.S. A proposito. Sono spariti i lamenti dei tizi infastiditi dal suono delle campane. Se ci provano, li linciano. Sono un connotato dell’identità italiana, ci rincuorano quando sfidano il sibilo delle ambulanze.




























