Il Papa: San Paolo ci insegna a pregare
Così sentiamo che dobbiamo affidarci a Lui ed é lo Spirito Santo che ci spiega come. In Paolo “la preghiera è soprattutto l’operare dello Spirito nella nostra umanità, per farsi carico della nostra debolezza e trasformarci da uomini legati alle realtà materiali in uomini spirituali.” Il Papa cita la I Lettera ai Corinzi e commenta: “è come se dicesse che non solamente Dio Padre si è fatto visibile nell’Incarnazione del Figlio, ma anche lo Spirito di Dio si manifesta nella vita e nell’azione di Gesù che ha vissuto, che è stato crocifisso, morto e risorto.” L’insegnamento di Paolo per l’oggi porta, secondo Benedetto XVI, a tre conseguenze nella nostra vita cristiana. “Con la preghiera animata dallo Spirito- dice il Papa- siamo messi in condizione di abbandonare e superare ogni forma di paura o di schiavitù, vivendo l’autentica libertà dei figli di Dio.” La preghiera ci rende liberi e la libertà dello spirito “non s’identifica mai né con il libertinaggio, né con la possibilità di fare la scelta del male, bensì con il «frutto dello Spirito che è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé»” Il Rapporto con Dio poi diventa “talmente profondo da non essere intaccato da alcuna realtà o situazione.”
Prosegue il Papa: “ Molte volte, nella nostra preghiera, chiediamo a Dio di essere liberati dal male fisico e spirituale, e lo facciamo con grande fiducia. Tuttavia spesso abbiamo l’impressione di non essere ascoltati e allora rischiamo di scoraggiarci e di non perseverare. In realtà non c’è grido umano che non sia ascoltato da Dio e proprio nella preghiera costante e fedele comprendiamo con san Paolo che «le sofferenze del tempo presente non ostacolano la gloria futura che sarà rivelata in noi»” Non siamo esentati dalla sofferenze “ ma la preghiera ci permette di viverle e affrontarle con una forza nuova.” E infine: “la preghiera, sostenuta dallo Spirito di Cristo che parla nell’intimo di noi stessi, non rimane mai chiusa in se stessa” ma diventa “intercessione per gli altri, canale di speranza per tutta la creazione.”
Il Papa conclude ripetendo le parole di Paolo: lo Spirito Santo “prega in noi con gemiti inesprimibili, per portarci ad aderire a Dio con tutto il nostro cuore e con tutto il nostro essere. Lo Spirito di Cristo diventa la forza della nostra preghiera «debole», la luce della nostra preghiera «spenta», il fuoco della nostra preghiera «arida», donandoci la vera libertà interiore, insegnandoci a vivere affrontando le prove dell’esistenza, nella certezza di non essere soli, aprendoci agli orizzonti dell’umanità e della creazione «che geme e soffre le doglie del parto»”
Al termine dell’ udienza e dopo i saluti nelle diverse lingue il Papa ha ricordato che ieri “si è celebrata la Giornata Internazionale delle Famiglie, istituita dalle Nazioni Unite e dedicata quest’anno all’equilibrio fra due questioni strettamente connesse: la famiglia e il lavoro. Quest’ultimo non dovrebbe ostacolare la famiglia, ma piuttosto sostenerla e unirla, aiutarla ad aprirsi alla vita e ad entrare in relazione con la società e con la Chiesa. Auspico, inoltre, che la Domenica, giorno del Signore e Pasqua della settimana, sia giorno di riposo e occasione per rafforzare i legami familiari”.
Tra i gruppi presenti la Comunità Cattolica Shalom che, a 30 anni dalla fondazione, ha ricevuto venerdì scorso l’approvazione definitiva dei suoi statuti da parte del Pontificio Consiglio per i Laici. All’udienza con il Papa erano presenti 1500 missionari Shalom provenienti dai diversi Paesi in cui è presente la comunità. Nata nel cuore della Chiesa, ai piedi di Pietro, durante la visita di Giovanni Paolo II a Fortaleza, quando il fondatore Moyses Azevedo ebbe l’ispirazione di donare la sua vita per i giovani, oggi a distanza di oltre 30 anni, la Comunità Cattolica Shalom si ritrova ancora una volta ai piedi del suo Pastore, Benedetto XVI, per ricevere nuovamente l’abbraccio della Chiesa e la conferma del mandato missionario. L’offerta di un giovane 30 anni fa oggi diventa l’offerta di un popolo che ai Piedi di Pietro torna per donare la propria vita per la Chiesa, per i giovani per l’umanità intera.



























