Caso Orlandi: indagare non è speculare

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XXTraffici loschi e complotti che tirano in ballo, come sempre, lo IOR. Eppure dentro l’Istituto, dietro il bancone di una cassa, c’è da anni una foto di Emanuela appoggiata ad un tavolino. Singolare. I fatti ormai li conosciamo tutti. Il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi, adolescente sparita nel nulla nel 1983, torna di volta in volta alla ribalta dopo vere o supposte rivelazioni. Ma di fati reali ce ne sono pochissimi. Tranne quello di una ragazza scomparsa e una famiglia distrutta dal dolore. Se non che il papà di Emanuela è un dipendente vaticano che vive con la famiglia all’interno delle mura leonine. Lui è morto qualche anno fa ed è sepolto nel piccolo cimitero della parrocchia di Sant’Anna in Vaticano, la mamma di Emanuela aspetta ogni giorno il miracolo di poterla riabbracciare, il fratello Pietro cerca, a modo suo, di muovere mari e monti per sapere qualcosa.

Su questo dramma familiare speculano da decenni i rimestatori di fango di professione. Perché c’è di mezzo il Vaticano, e fa notizia, e una notizia che è un grimaldello per aprire scatole segrete di chissà quale natura, che nulla hanno a che fare con Emanuela e ovviamente il Vaticano. Nessuno si ricorda più di Mirella Gregori, scomparsa qualche settimana prima di Emanuela. Lei è il simbolo delle centinaia di ragazze scomparse nel nulla in Italia e nel mondo. A parte la luce riflessa perché la sua scomparsa viene legata a quella di Emanuela, nulla più. Le indagini dei “casi freddi” sono lunghe e complesse. Richiedono di non essere coinvolti emotivamente e, come tutte le indagini, non devono essere già indirizzate in partenza.

Ci vorrà tempo per capire se la riesumazione di De Pedis sia utile, ci sarà comunque chi afferma che ci sono ancora segreti nascosti, si scriveranno fiumi di parole su complotti e retroscena, ma pochi probabilmente ricorderanno il dolore di famiglie spezzate e violate.

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