Bufale e d’intorni. Il mito della Chiesa e del Vaticano che non pagano le tasse sugli immobili di loro proprietà

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Secondo insulsi fake news diffuse sui social, resistenti a qualsiasi smentita e corretta informazione, il Vaticano non pagherebbe le tasse, inoltre che possiede il 30% del patrimonio immobiliare sul territorio italiano e con l’8 per mille sottrae un miliardo di euro all’anno all’Italia. È dovere, dunque, di tutti i cittadini diffondere questo messaggio per chiedere la tassazione del Vaticano: BUFALA! Chi denunzia Il Vaticano deve offrire cifre attendibili. Si smetta di diffondere generiche e non verificate notizie. A quanto ammontano le tasse pagate nel 2019 in Italia?

In riferimenti agli accuse che circolano su Internet e sui giornali circa evasioni fiscali della Chiesa e del Vaticano, oltre a falsità sui beni. Mons. Nunzio Galantino, Presidente dell’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica (APSA), sul mensile Vita Pastorale di marzo 2020, ribadisce: “Chi denunzia Il Vaticano deve offrire cifre attendibili”.
Inoltre, faccio seguire un articolo “BUFALA – Tassiamo il Vaticano (o la Chiesa)” pubblicato su Bufaleedintorni.it del 13 aprile 2014.

Partiamo dai dati concreti
di Nunzio Galantino
Vita pastorale, marzo 2020
Chi denunzia Il Vaticano deve offrire cifre attendibili

«Un prete non sa rispondere a quanti continuano a ripetergli che il Vaticano ha evaso 5 miliardi di Imu allo Stato». Ha ragione questo prete a trovarsi in difficoltà. Mi troverei in difficoltà anch’io, ma non tanto per mancanza di risposta. Quanto piuttosto per una carenza fondamentale nella domanda, dal momento che chi continua a ripetere che «il Vaticano ha evaso 5 miliardi di Imu allo Stato» non offre nessun dato che permetta di verificare l’attendibilità dell’affermazione. Da chi denunzia la rilevante somma che il Vaticano avrebbe evaso bisognerebbe farsi dire in base a quale legge, su quali immobili e in riferimento a quale periodo è stato quantificato il debito del Vaticano? E poi, strettamente legati a questo tema, circolano su Internet e sui giornali i numeri più disparati circa le proprietà della Chiesa. C’è, addirittura, chi afferma che in Italia un immobile su quattro apparterrebbe al Vaticano o a enti religiosi! Si tratta, evidentemente, di dati fantasiosi e del tutto irrealistici, alimentati dalla leggenda delle immense ricchezze accumulate nel tempo dalla Chiesa cattolica. Di fatto, la maggior parte dei suoi immobili sono chiese, che non rendono nulla e per i quali bisogna, invece, sostenere elevati costi di manutenzione. Torniamo al mito della Chiesa che non paga le tasse sugli immobili. In realtà, non è così e non lo è mai stato.
Su immobili dati in affitto imposte pagate senza sconti o riduzioni
Per l’ennesima volta, bisogna ribadire che sugli immobili dati in affitto – quelli cioè che rendono davvero – da sempre le imposte vengono pagate senza sconti o riduzioni. In passato, le polemiche furono alimentate perché l’Ici (imposta comunale sugli immobili) prevedeva l’esenzione per gli immobili degli enti senza scopo di lucro, integralmente utilizzati per finalità socialmente rilevanti (per esempio, scuole, mense per i poveri o centri culturali). A tale proposito, è bene chiarire che questo tipo di esenzione non riguarda solo gli enti appartenenti alla Chiesa cattolica. Di questa esenzione hanno sempre beneficiato e beneficiano tutte le altre Confessioni religiose, tutti i partiti, tutti i sindacati e tutte le realtà che realizzano le condizioni previste dalla legge. Il ragionamento che giustificava l’esenzione era semplice: i comuni rinunciano all’imposta, perché il vantaggio che la comunità riceve da tali attività è di gran lunga superiore. E questo lo sanno bene i nostri concittadini, i quali apprezzano il bene che viene fatto attraverso le opere caritative. Contrariamente a quanto molti hanno scritto e continuano a scrivere, l’esenzione nonsi è mai applicata alle attività alberghiere, anche se gestite direttamente da istituti religiosi. Esse pagavano totalmente le imposte, mentre l’esenzione si applicava alle sole attività ricettive svolte senza percepirne reddito (per esempio, Case famiglia o strutture per l’accoglienza di profughi e senza tetto).
Si smetta di diffondere generiche e non verificate notizie
Per completezza di informazione vanno ricordate le dichiarazioni di Papa Francesco e quelle dell’allora Presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Angelo Bagnasco. Entrambi, in circostanze diverse, hanno ribadito il preciso dovere di pagare le tasse dovute sugli immobili di proprietà ecclesiastica che svolgono attività commerciali. Io stesso, allora Segretario generale della Cei e in altra circostanza, ho invitato i giornalisti a smettere di diffondere generiche e non verificate notizie. Ho persino chiesto a coloro che fossero a conoscenza di evasione da parte di enti ecclesiastici, di denunciarli subito alle competenti autorità, assicurando il mio appoggio. Non esistono studi seri che – numeri alla mano – quantifichino la misura delle esenzioni di cui hanno goduto gli enti non commerciali e ne determini la percentuale riferibile agli enti ecclesiastici. Con il tempo, le imposte sono cambiate: ora ci sono l’Imu, imposta comunale sugli immobili, e la Tasi, tributo locale per i servizi indivisibili. Essi si aggiungono all’Ires, imposta di carattere nazionale che interessa le persone giuridiche. Agli enti non commerciali l’Ires si applica con l’aliquota ridotta del cinquanta per cento. Essi però, a differenza delle società commerciali, non possono recuperare l’Iva sui lavori e sull’acquisto delle merci.
Tasse pagate nel 2019 in Italia
Come ulteriore contributo alla chiarezza e per focalizzare il discorso su dati certi, riporto le tasse pagate nel 2019 in Italia dall’Amministrazione del patrimonio della Santa Sede, l’ente vaticano che gestisce gli immobili intestati direttamente alla Santa Sede: 5.750.000 euro di Imu e 354.000 euro di Tasi, versati per oltre il novanta per cento al comune di Roma, dove gli immobili si trovano. Se aggiungiamo 3.200.000 euro di Ires, arriviamo a un totale di oltre 9.300.000 euro. Non proprio una bazzecola, tenuto conto che queste somme si riferiscono soltanto alla parte di beni amministrati dall’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica). A queste somme va aggiunto quanto, con gli stessi criteri, pagano la Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli (Propaganda Fide), il Vicariato di Roma, la Cei, gli Ordini e le Congregazioni religiose. Varrebbe la pena, allora, partire da dati certi per avviare una riflessione seria, mettendo sul tavolo anche il valore di ciò che la Chiesa fa ogni giorno per il bene del Paese. Non certo per la volontà di “contabilizzare” o “censire” la carità, che è stata fatta e continua a essere fatta silenziosamente in favore di tutti i bisognosi. Ma, piuttosto, per chiedere a quanti ci accusano di evasione, di partire dalla realtà dei fatti.

Il testo completo in formato PDF qui.

BUFALA – Tassiamo il Vaticano (o la Chiesa)
Bufaleedintorni.it, 13 aprile 2014
Secondo questo insulso post, (post rimosso da Facebook) il Vaticano non paga le tasse né paga il gas, le fogne e l’acqua. Afferma inoltre che possiede il 30% del patrimonio immobiliare sul territorio italiano e con l’8 per mille sottrae un miliardo di euro all’anno all’Italia. È dovere, dunque, di tutti i cittadini diffondere questo messaggio per chiedere la tassazione del Vaticano.

Davvero è difficile capire dove vogliono arrivare questi istigatori (pagina eliminata da Facebook) da tastiera, con molti post attirano centinaia di commenti di persone inutili e idiote che sfogano le proprie frustrazioni su Facebook. Nessuno di loro è capace, come neanche questi stupidi amministratori, di prendere in mano le redini e realizzare almeno una piccola parte dei loro ideali che sbandierano continuamente.
Vediamo di analizzare passo passo questo post sgangherato che già girava qualche anno fa come post (post rimosso da Facebook) in bacheca:
Il Vaticano non paga IRPEF, IRES, IMU, Tasse immobiliari e doganali:
Se ci riferiamo al Vaticano, è uno stato indipendente e chiedere le tasse sui possedimenti all’interno del loro territorio, sarebbe come chiedere le tasse alla Svizzera o ad altri stati esteri. È ridicolo solo pensarlo.
Se invece pensiamo che l’autore (pagina eliminata da Facebook) del post si sia espresso male e faccia riferimento alle chiese, precisiamo che sono gestite dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) che regola i rapporti tra chiesa cattolica e stato italiano. Ogni stato ha la sua Conferenza Episcopale che regola i rapporti con la chiesa cattolica.
Le chiese come luogo di culto, se operano senza fini di lucro, erano esenti dall’ICI, sono esenti dall’IMU e lo saranno ancora per i prossimi anni.
Anche sulle altre imposte si hanno esenzioni e sconti variabili a seconda dei casi.
Torniamo invece al Vaticano: a parte i soli 25 immobili che possiede sul territorio italiano esenti da ICI (IMU) secondo i patti Lateranensi (per esempio la residenza estiva di Castel Gandolfo), su altri immobili non adibiti a luoghi di culto paga regolarmente le imposte. Non c’è nessuna legge o accordo che prevede l’esenzione in merito ed inoltre, se l’immobile è un luogo di culto, ma svolge un’attività commerciale, paga regolarmente le imposte (non basta una cappellina per avere l’esenzione). Può essere che ci siano state delle evasioni, ma non si può dire che per legge possono non pagare le imposte dove devono essere corrisposte. Ricordiamo che i patti Lateranensi consistevano in un documento, redatto nel 1929 dal Cardinale Pietro Gasparri e dal Primo ministro italiano Benito Mussolini, che doveva essere sottoposto alla ratifica del Papa e del Re d’Italia.
Riassumendo: il Vaticano ovviamente non paga imposte sugli immobili nel suo territorio, paga invece le imposte su altri immobili nel territorio italiano non adibiti a luoghi di culto con l’eccezione dei 25 inclusi nei patti Lateranensi. Le chiese non pagano l’IMU per essere luoghi di culto, come anche le moschee o le sinagoghe. Se le chiese o gli immobili del Vaticano adibiti a culto svolgono anche attività commerciali non sono, invece, esenti da imposte.
Il Vaticano non paga gas, acqua, fogne:
Qui la faccenda è un po’ spinosa. Al Vaticano, effettivamente, l’Acea fornisce gratuitamente l’acqua, secondo i Patti Lateranensi, dal 1929, ma la manutenzione e servizio fognature dovrebbero essere a carico della Santa Sede. C’era un debito nel 1999 di 38 miliardi di lire che il Vaticano non voleva pagare, ma era disposto a mediare. La vicenda si è conclusa con il governo italiano che ha pagato parte delle somme dovute includendo la spesa nel bilancio della manovra finanziaria.
Il Vaticano, in qualità di stato estero, contesta l’addebito delle somme dovute allo smaltimento delle acque reflue visto che sono una tassa municipale del comune di Roma. Si può dire in questo caso che fanno i furbi, non appartengono allo stato italiano, però usano le fogne del Comune di Roma, quindi una situazione molto difficile da mediare. Naturalmente il Vaticano è un’attrattiva turistica notevole soprattutto in eventi come il conclave, quindi l’Italia su certe cose chiude un occhio, ma le spese purtroppo sono davvero a carico dei contribuenti.
Per quanto riguarda il gas, invece, il Vaticano non è soggetto all’accisa visto che si tratta di uno stato estero.
Le chiese, invece, pagano regolarmente tutti i servizi con delle agevolazioni fiscali.
Stiamo cercando di dare un’informazione imparziale, ma su questa questione vaticana troverete tantissimi pareri discordanti. Sicuramente il Vaticano oltre a prendere risorse dall’Italia è in grado di dare un contributo significativo all’industria del turismo, ma è un bilancio anche di “opinioni”. Ci sono persone che pensano che senza il Vaticano vivrebbero bene lo stesso se non addirittura meglio, mentre ci sono anche persone che considerano la Santa Sede un requisito fondamentale per l’Italia.
Il Vaticano possiede quasi il 30% del patrimonio immobiliare italiano:
In questo caso non c’è neanche bisogno di trovare fonti in rete per capire che è una sciocchezza di dimensioni bibliche. Si sta affermando che “quasi” un immobile su tre in Italia è di proprietà del Vaticano! Non mi dilungo oltre.
Il Vaticano con l’8 per mille toglie un miliardo all’Italia:
Falso! Il Vaticano non percepisce nulla con l’8 per mille, ma è la Chiesa Cattolica con altri beneficiari che ricevono questi fondi. Si tratta di un contributo volontario che i contribuenti scelgono di destinare. Anche qui nascono delle diatribe in cui non vogliamo entrare e dilungarci, solo vogliamo dare la giusta informazione e non si tratta di un invito a destinare o no l’8 per mille.
Concludendo, fate distinzione tra Vaticano e CEI e non fatevi accecare da un’ossessione anticlericale. Né il Vaticano né la chiesa cattolica sono i responsabili della crisi, sono situazioni che persistono da parecchi decenni e sono sottoposte anche a revisioni. I responsabili del disastro economico, quindi, devono essere cercati altrove.

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