L’errore e l’errante

Condividi su...

Nel mio ultimo scritto pubblicato in questo spazio, mi sono occupato di alcune questioni etiche importanti, che fanno riferimento all’atteggiamento che si dovrebbe tenere quando alcuni abusano della loro posizione per ottenere vantaggi personali o semplicemente essendo profondamente infedeli alla istituzione a cui hanno promesso totale adesione. Facevo riferimento ai sacerdoti infedeli, precisando che sono solo una parte del mondo sacerdotale, fatto anche da persone degnissime e totalmente dedite al bene delle anime.  Ma il fatto che ci sia una parte buona non ci deve far abbassare la guardia su quella non buona. E’ come in un corpo umano: se io dicessi al medico che il mio stomaco  non funziona e lui mi rispondesse che comunque le gambe vanno bene, cambierei subito medico. I problemi vanno localizzati e combattuti dove sono, non astraendoli in concetti più ampi in modo da diluirli.

 

I lettori potranno percepire che sono molto appassionato da questo tema ed e’ vero: sono testimone diretto del male enorme che i cattivi sacerdoti fanno alla Chiesa tutta. Quanti miei amici, conoscenti, colleghi si allontano dalla Chiesa per i cattivi esempi. Io stesso soffro molto per questo, continuamente. Certamente la frase che tutti possono sbagliare può far tacere qualcuno, ma non me. Quando lo sbaglio è in materia giudicata moralmente od eticamente grave, non è uno sbaglio comune, veniale. Quando I sacerdoti si comportano da prevaricatori, quando i sacerdoti guadagnano cifre non consone alla morigeratezza che dovrebbe distinguere la loro vita, quando i sacerdoti contraddicono apertamente la loro promessa di castita’ (e questo con varie gradazioni che non voglio specificare qui), allora bisogna fare qualcosa anche per il bene della Chiesa che e’ parte offesa da queste persone, non ne può essere complice.  In tempi recenti è stato rivalutato Romano Amerio, pensatore cattolico molto critico verso alcuni indirizzi della Chiesa, successivamente al Concilio Vaticano II. Si può aderire o no ad alcune sue posizioni ma non si può negare la competenza che è evidente nei suoi scritti, a partire dall’oramai classico “Iota Unum”. Qui troviamo questa osservazione: “Per mantenere la verità occorrono due cose. Prima: rimuovere l’errore in sede dottrinale, il che si fa confutando gli argomenti dell’errore e dimostrando che non concludono. Seconda: rimuovere l’errante, cioè deporlo dall’officio, il che si fa per atto autoritativo della Chiesa. Se questo servizio pontificale vien meno, sembrerebbe non potersi dire che tutti i mezzi sono stati adoperati per mantenere la dottrina della Chiesa: si verifica una breviatio manus Domini. Si diffonde allora, senza incontrare sufficiente impedimento, un concetto minorato dell’autorita’ e dell’obbedienza, cui corrisponde un concetto maggiorato della libertà e dell’opinabilità” (128-129).  Come si vede, il problema va a toccare l’efficacia stessa della missione della Chiesa.  Ma talvolta si preferisce spostare l’errante da una parte all’altra, con lo stesso principio che giustificherebbe il rimuovere  un virus dal vostro stomaco per ingettarlo nei vostri polmoni con l’assunzione che esso non causerà danno. Il problema non e’ di spostare l’errante ma di fermarlo. Ci sono alcuni che, come riconosciuto anche da personalità ecclesiastiche, non dovevano mai essere ordinate sacerdoti per gravi difetti morali o di personalità. E se si legge il Diritto Canonico e le disposizioni ecclesiastiche ci sono indicazioni abbastanza chiare. Ma poi succede che, per un fenomeno che e’ molto ampio e diffuso e che per comodità chiamaremo “clericalismo” si tende a nascondere la malattia piuttosto che a curarla. Ma questa non è una soluzione al problema: questo è in effetti il problema.

151.11.48.50