Parma capitale della cultura: la città è la casa di tutti

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Nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto agli eventi celebrativi di inaugurazione di ‘Parma Capitale italiana della Cultura 2020’, svoltisi al Teatro Regio dove si è svolta la cerimonia istituzionale di apertura nel corso della quale hanno partecipato Federico Pizzarotti, sindaco di Parma e presidente della Fondazione Teatro Regio; Diego Rossi, presidente della Provincia di Parma; Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna; Dario Franceschini, ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo.

Il sindaco parmense ha parlato di una giornata straordinaria: “L’apertura dell’anno in cui Parma è Capitale Italiana della Cultura costituisce prima di tutto un’occasione per la città di presentarsi al mondo come una comunità che ha agito all’unisono, a livello locale, facendo squadra, ed a livello territoriale, condividendo questa sfida con Piacenza e Reggio Emilia, coinvolte in questo progetto”.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato come Parma, nel suo passato sia stata capitale e come sia ricca di segni di questo passato in termini culturali: “La cultura è il metronomo della storia per comprendere il passato, capire il presente e guardare al futuro”.

Nel suo intervento di ampio respiro, ha citato Correggio, Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Stendhal e Bertolucci: “Parma si è arricchita, nel tempo, di culture e saperi diversi; è stata crocevia di commerci, di incontri, e di confronti; ha conosciuto tante stagioni assai fertili e ha raggiunto eccellenze che, ancor oggi, ci è consentito di ammirare.

La Parma romana. La Parma dell’epoca comunale. La Parma rinascimentale. Capitale del Ducato. La Parma borbonica e napoleonica. E la Parma protagonista della storia nazionale, dal Risorgimento alla Resistenza, agli anni della grande crescita economica e sociale, ai giorni nostri”.

Per il presidente della Repubblica la cultura è uno strumento che spinge all’innovazione: “La cultura definisce il segno distintivo di ogni comunità ed è tutt’altro che una condizione statica, immobile, inerte. Perché si nutre di creatività e di confronto, si sviluppa nel dialogo e nelle relazioni, è più ricca quando si apre alla conoscenza e al rispetto delle differenze. Proprio la storia ci manifesta grandi avanzamenti nelle scienze, nelle arti, nel pensiero, scaturiti da incontri, da scambi, da reciproche aperture alla conoscenza”.

Quindi è una risorsa: “La cultura, che trasmette la memoria e offre spazio alla creatività, è risorsa preziosa. Un patrimonio che rende tutti più ricchi. Di umanità anzitutto. La cultura, l’arte, non sono mai ambiti separati della vita. La scuola di pittura, che si sviluppò in città nel Cinquecento, attorno al Correggio e al Parmigianino, fu l’espressione di uno sviluppo e di un abbellimento di Parma che correva in parallelo con la crescita di ruolo della città e il suo profondo rinnovamento urbanistico… E un altro indimenticabile parmigiano, Arturo Toscanini, esule per la violenza fascista, diede un segno di rinascita al nostro Paese con il concerto della Liberazione per la riapertura del Teatro alla Scala, nel 1946”.

Ed anche la Chiesa si è unita alle celebrazioni nella festa del patrono, sant’Ilario con un discorso alla città del vescovo, mons. Enrico Solmi, ‘Va’ e ripara la mia casa’: “Le coniugheremo con alcune realtà nelle quali si esplicita il significato di ‘casa’, senza dimenticare la casa in quanto tale. L’abitazione di persone e di intere famiglie, che rimane un problema aperto per la nostra città, come per tante altre. Portare a termine progetti concreti a tal fine è un indicatore della nostra cultura e responsabilità civica”.

Ed ha ricordato la situazione abitativa della città: “Parma è bisognosa di alloggi per situazioni disagiate, non possiamo dimenticare i 239 sfratti attuati nel 2019. Un dato inquietante da valutare con attenzione e da affrontare con proposte attuabili. Altrettanto urgente è la richiesta di case accessibili ‘per favorire il formarsi di nuove famiglie… Dobbiamo infatti riporre fiducia nelle famiglie italiane’… Riparare è un verbo che parla al futuro. Riconosce infatti che occorre intervenire nel presente per preservare e migliorare qualcosa che si vuole far durare nel tempo. Lo accogliamo, allora, con piacere, con gratitudine ed anche con cosciente responsabilità”.

Per il vescovo parmense la cultura significa rinnovare l’amore per la propria città: “La mente va all’eredità trasmessa dalla storia, dal mondo classico, che ricorre ad un’immagine agricola, cara alla nostra terra: cultura come coltivazione dell’uomo nella sua vita interiore, mediante il vero, il bene, il giusto, il bello. Valori assoluti e universali.

Un riferimento che si ripropone oggi nell’educazione, impegnativo dovere tra le generazioni: aiutare a crescere la persona è fare cultura! La cultura si estende anche al frutto di questa ‘coltivazione dell’umano’ per indicare il patrimonio di verità e di bellezza acquisito ed espresso da una persona, per poi estenderlo, in forma analogica, alla collettività, alla e di bellezza acquisito ed espresso da una persona, per poi estenderlo, in forma analogica, alla collettività, alla nazione”.

Quindi la città è una casa per tutti: “La città è la casa di tutti e chi la ama se ne prende cura. La ripara e la migliora. I parmigiani sono orgogliosi di vivere nella loro ‘petìte Capitale’, con l’accento sul sostantivo, giustificato comunque dall’aggettivo… Il centro geografico di Parma è fatto di viali storici e di borghi con squarci raccolti che aprono all’incanto da gomiti di strade affacciantesi di colpo su piazze e monumenti”.

Ed ha ‘elencato’ alcune eccellenze parmensi: “Il pozzo della Chiesa di San Michele per fare il pane; la farmacia che confeziona rimedi e farmaci; l’officina che si inventa una pompa idraulica per i camion dismessi dall’esercito americano. Un bambino di campagna, Guido Maria Conforti, che va in una scuola relegata in un borgo, dove in una piccola Chiesa un crocifisso ‘parea dirgli tante cose’ e dalle Colonne di quel borgo il suo sogno scavalca la Grande Muraglia”.

Quindi ‘piccolo’ apre la mente al mondo: “Piccolo non è sinonimo di chiuso. Non è di per sé ‘sovranista’. Può favorire una coscienza profonda e uno slancio mondiale. Costruire nel piccolo, nell’oggi, con pazienza e bene, e formarsi, apre al mondo. Questo vale anche per le nostre realtà locali che, proprio nelle ricchezze che contengono, nella cura del particolare, anche, identitario, accumulano potenzialità universali. Piccolo è bello perché è ‘cattolico’, cioè universale”.

E’ la sfida che la Chiesa parmense lancia alla città: “In questa logica la proposta della Chiesa per ‘Parma 2020 capitale italiana della cultura’ non può prescindere dalla carità e dalla solidarietà. Sostenendo e valorizzando ogni forma di volontariato e di prossimità finalizzata al sostegno di persone svantaggiate e alla promozione di una cultura dell’integrazione e dello sviluppo… E’ possibile riparare la casa partendo dal piccolo, con la stessa creatività che ha portato parmigiani intraprendenti dal borgo a raggiungere l’intero pianeta.

Uno stile più sobrio, che sa scegliere con la testa alta guardando al mondo, favorendo sia una cultura degli ‘occhi negli occhi’ che dello sguardo globale, costituisce una risposta al la portata di ogni persona di buona volontà… L’oggetto è una vita soddisfacente, con possibilità formative, sanitarie e abitative adeguate. Con un lavoro stabile. Possono svilupparsi le condizioni per una sostenibilità globale. Non richiesta solo agli altri, ma che parte dalla persona, dal suo gruppo. Dal piccolo arrivo al mondo. Parma ce lo insegna”.

Ed infine un invito ai cattolici: “La casa di tutti è la comunità civile nella quale i credenti vivono con partecipazione leale e costruttiva. Il Vangelo ha generato preziose forme di solidarietà che hanno ispirato la cultura della nostra città ed oggi si ripropongono con creatività, coordinate dall’ opera costante e tenace della Caritas parmense, che così adempie ad uno dei compiti richiesti alla sua fondazione da Papa Paolo VI, ora Santo.

Anche il rinnovato impegno politico dei cattolici costituisce un servizio specifico alla città. Il Vangelo illumina la coscienza del credente a parteciparvi da cristiano assumendosene la responsabilità, non soltanto da solo, ma anche attivando gruppi che, condividendone i valori di fondo, possano offrire un loro contributo a quanto serve per il conseguimento della pace e del bene comune”.

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