Il “Cortile” di Antonia Arslan

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E’ uscito l’ultimo libro di Antonia Arslan, dal titolo “Il cortile dei girasoli” (edizioni Piemme) e siamo subito andati a comprarlo. In attesa del nuovo romanzo della “trilogia” armena”, dopo il grande successo della “Masseria delle allodole” e della “Strada per Smirne”, e dopo “Ishtar 2. Cronache dal mio risveglio” (dedicato al doloroso capitolo di una sua recente malattia) la Arslan pubblica un insieme di piccoli “quadri” – ricordi, ritratti, appunti, paesaggi – che compongono il vasto universo dell’autrice. Bisogna ammetterlo: per chi scrive Antonia Arslan non è semplicemente una importante autrice contemporanea, una delle pochissime voci autentiche della letteratura nostrana che sappia usare la lingua italiana come uno strumento usato per creare bellezza. E’ questo ma molto di più. E’ stata la docente ammirata, diventata poi modello, negli anni di università a Padova, dove ha insegnato a lungo Letteratura italiana moderna e contemporanea, la quale, con le sue lezioni, ha innescato un amore imperituro per la poesia e il gusto per piccoli, grandi autori poco conosciuti, soprattutto donne.

I suoi saggi davvero pioneristici sulla narrativa popolare dell’Ottocento e sulle scrittrici e poetesse italiane hanno dischiuso un mondo nascosto e affascinante: chi aveva mai parlato e scritto così della Marchesa Colombi e del suo microcosmo provinciale… E delle poesie della padovana, di origini armene, Vittoria Aganoor Pompilj… Ecco, l’identità armena è la chiave di volta di tutta la straordinaria educazione culturale operata dalla Arslan. La storia di questo popolo le era impresso nell’anima, perché era ed è storia di famiglia, storia di generazione, ma quando cominciò a tradurre le poesie di Daniel Varujan la forza, la drammaticità, ma anche la profondità e la bellezza di questa storia diventarono carne e sangue, parole e racconto. Non solo per lei, ma di riflesso per molti altri. Il ricordo della prima lettura di quelle poesia è ancora fortissimo e, in qualche modo, lacerante: lei ci fece leggere – e lesse in pubblico – quei versi traboccanti di gioia di vivere, di immagini del Paese lontano e amato – l’Armenia dei campi, dei giardini, delle chiese di pietra, dell’Ararat – e anche grondanti di sangue, di morte, di ferocia, scatenati dalla persecuzione contro il popolo armeno. E così, per noi e molti altri, l’Armenia diventò una patria d’elezione, dell’anima e scoprimmo le sue tracce tutt’intorno a noi.

Cominciammo a conoscere la Venezia armena, con il grande collegio ormai disabitato e il giardino silenzioso, e soprattutto l’isola di San Lazzaro con le sue memorie custodite dai padri mechitaristi, e dalle finestre del convento si potevano immaginare le acque della laguna trasformate in quelle, limpide e serene, del lago Sevan, in cui si specchiano gli antichi profili del monastero di Sevanavank, corroso dal vento e dalla pioggia. Quando uscì “La masseria delle allodole”, nel 2004, la commozione fu grande. Veniva rievocata lo sterminio di un intero popolo attraverso la vicenda terribile di una famiglia, quella di Antonia, usando una prosa intensa, delicata ma senza alcuna censura della realtà, e fu anche grazie a questo romanzo che il genocidio perpetrato dalla Turchia diventò meno oscuro e dimenticato. Frammenti di quella storia, ma insieme di molto altro, emergono anche dalle pagine del “Cortile dei girasoli parlanti”, attraverso lo stesso linguaggio limpido, poetico, evocativo.

Ne è esempio il breve brano che ha dato il titolo al libro, ambientato a Longiano, paese bellissimo nelle colline intorno a Cesena, mentre avvolge la scrittrice, che si sporge dagli spalti del castello. Guarda il paesaggio sottostante e vede un cortiel, dentro il quale . La bellezza è ovunque e cerca sempre una Presenza che, come il sole, può oscurasi, ma non scompare mai.

La foto è di Giuliana Aquilesi

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