Il Papa: non abbiate la presunzione di non avere bisogno di nessuno

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Gesù nella preghiera “richiama la grande narrazione biblica della storia di amore di Dio per l’uomo, che inizia con l’atto creatore. Gesù si inserisce in questa storia di amore, ne è il vertice e il compimento.” Così il Papa questa mattina durante l’udienza generale ha ripreso il tema della preghiera alla scuola di Gesù. Un riferimento particolare Benedetto XVI l’ha fatto al testo dell’ “inno di giubilo messianico” , un vero gioiello della preghiera di Gesù. Un testo che, dice il Papa è “l’apice di un cammino di preghiera in cui emerge chiaramente la profonda e intima comunione di Gesù con la vita del Padre nello Spirito Santo e si manifesta la sua filiazione divina.” Un testo riportato dai Vangeli di Luca e Matteo, che indica come “la vera conoscenza di Dio presuppone la comunione con Lui.” Gesù è il rivelatore del Padre, e tramite di Lui si accede a Dio.

Il Papa prosegue: “Poniamoci la domanda: a chi il Figlio vuole rivelare i misteri di Dio? All’inizio dell’Inno Gesù esprime la sua gioia perché la volontà del Padre è quella di tenere nascoste queste cose ai dotti e ai sapienti e rivelarle ai piccoli.” Ma anche in questo caso c’è un’atra questione da affrontare: chi sono i “piccoli” di cui parla Gesù? “Qual è «la piccolezza» che apre l’uomo all’intimità filiale con Dio e ad accogliere la sua volontà? Quale deve essere l’atteggiamento di fondo della nostra preghiera? Guardiamo al «Discorso della montagna», dove Gesù afferma: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio». E’ la purezza del cuore quella che permette di riconoscere il volto di Dio in Gesù Cristo; è avere il cuore semplice come quello dei bambini, senza la presunzione di chi si chiude in se stesso, pensando di non avere bisogno di nessuno, neppure di Dio.” L’inno è sottolineato da una atmosfera di gioia proprio “perché, nonostante le opposizioni e i rifiuti, ci sono dei «piccoli» che accolgono la sua parola e si aprono al dono della fede in Lui.” Una atmosfera che si trova anche nella versione lucana dell’ Inno.

“Gesù gioisce partendo dall’intimo di se stesso, in ciò che ha di più profondo: la comunione unica di conoscenza e di amore con il Padre, la pienezza dello Spirito Santo.” Così ci coinvolge nell’ amore del Padre e “chiede di andare a Lui che è la vera sapienza, a Lui che è «mite e umile di cuore»; propone «il suo giogo», la strada della sapienza del Vangelo che non è una dottrina da imparare o una proposta etica, ma una Persona da seguire: Egli stesso, il Figlio Unigenito in perfetta comunione con il Padre.” L’esortazione finale del Papa è quella di “avere il cuore dei piccoli, dei «poveri in spirito», per riconoscere che non siamo autosufficienti, che non possiamo costruire la nostra vita da soli, ma abbiamo bisogno di Dio, abbiamo bisogno di incontrarlo, di ascoltarlo, di parlargli.”

Nell’ Aula Paolo VI in Vaticano alcune migliaia di fedeli hanno ascoltato il Papa e diversi gruppi musicali che alla fine della catechesi hanno eseguito brani natalizi. Tra i gruppi italiani anche i fedeli della Parrocchia Santa Maria ad nives di Atella venuti a Roma a 10 anni dalla “barbara uccisione in Sudafrica del concittadino Padre Michele D’Annui, missionario stimmatino”. Un pensiero anche per la solennità dell’ Immacolata che si celebra domani. Maria, ha detto il Papa, “preservata da ogni ombra dipanato per essere dimora tutta santa del Verbo incarcanato, si è sempre fidata pienamente del Signore. Cari giovani, sforzatevi di imitarla con cuore puro e limpido, lasciandovi plasmare da Dio.”

 

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