Il fattore famiglia è una ricchezza per l’Italia

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Meno si tassa la famiglia, più aumenteranno ricchezza, consumi e occupazione. L’effetto moltiplicatore di reddito del Fattore famiglia, proposto dal Forum delle Associazioni familiari, ora ha trovato nello studio Lapet (l’associazione nazionale dei tributaristi) un supporto statistico che ne ribadisce i vantaggi per lo sviluppo dell’Italia, oltre che per la crescita demografica. Il meccanismo introduce un livello di reddito non tassabile (no tax area), corrispondente alle spese indispensabili per il mantenimento della famiglia, crescente all’aumentare dei componenti e dei fattori aggravanti (disabilità, monogenitorialità).

 

La ricetta per la ripresa economica passa appunto per la famiglia con figli, vista non più come costo, ma come investimento, hanno sostenuto adesso anche gli esperti tributari, riuniti a Roma. A fronte di un mancato introito fiscale di 16,9 miliardi di euro (tanto sarebbe la spesa complessiva del Fattore famiglia, spalmabile anche su 5 anni) si avrebbe un incremento di ricchezza nazionale di 17,6 miliardi di euro. La propensione al risparmio di ogni ‘casa’ infatti, secondo il centro studi Lapet e l’università telematica della Sapienza che hanno condotto la ricerca, non supera il 10%; ciò significa, in sostanza, che la famiglia italiana spenderà il 90% del maggior reddito disponibile (dovuto alla riduzione delle tasse), rimettendo perciò in moto i consumi e, di conseguenza, la produzione economica.

La crescita delle vendite sarebbe vicina a 14 miliardi, l’incremento dell’Iva pari a 3,3 miliardi e dell’Irpef a 4,3 miliardi (l’onere per lo Stato alla fine diventerebbe circa 8 miliardi). Il circolo virtuoso in economia avrebbe, inoltre, evidenti ripercussioni positive anche a livello sociale con 250mila nuovi posti di lavoro (3,5% disoccupati in meno al Nord, 4,5 al Centro, 12,5 al Sud e 12,2 nelle Isole) e un milione di famiglie sotto la soglia di povertà in meno (ora in Italia sono 8 milioni). Rendere il fisco ‘family friendly’, dunque, non significa “ricerca di maggiori misure assistenziali, ma strumento di rilancio economico come ci chiede da tempo anche l’Europa, ha ribadito il presidente del Forum Francesco Belletti, per questo continueremo a stimolare il governo, ma anche le segreterie politiche, per costruire un grande patto per la famiglia, luogo che custodisce l’umano e il bene comune…

Ma la ricerca, oltre a confermarci nella nostra convinzione, ha anche evidenziato che questo strumento potrebbe rappresentare quel volano per lo sviluppo che il Paese cerca e non trova. Consentire la creazione di 250.000 posti di lavoro (riducendo del 12% il numero dei disoccupati) e far crescere il Pil di 18 miliardi di euro non sono cose di tutti i giorni. Così come indurre una ripresa della natalità e l’uscita di un milione di famiglie dalla soglia di povertà sono prospettive incoraggianti per il futuro del Paese. Ha ragione il responsabile del Centro studi della Lapet, Puddu, quando afferma che i miliardi impegnati nel FattoreFamiglia torneranno moltiplicati al Paese e che quindi non rappresentano un costo ma un investimento. Come sempre succede la famiglia restituisce il centuplo di quanto riceve”.

Un fisco più equo e legato ai carichi familiari è dunque ancor più essenziale in tempo di crisi, visto che in più “esistono i presupposti economici e finanziari per un suo autofinanziamento, ha precisato il presidente del Lapet Roberto Falcone, un Paese potrà continuare a definirsi civile solo quando la nascita di un figlio non costituirà un elemento di impoverimento per la sua famiglia, bensì di ricchezza per l’intera comunità”.

Infatti proprio Roberto Falcone, presentando questa seconda parte della ricerca, ha dimostrato che l’applicazione del FattoreFamiglia rappresenta, per il bilancio dello Stato, un investimento piuttosto che un costo: “Nella prima parte della nostra ricerca (presentata ad aprile) avevamo dimostrato che sostenendo le famiglie con una tassazione che tiene conto del costo del mantenimento dei figli si realizza il principio di equità fiscale sancito dall’art. 53 della Costituzione, senza gravare sui conti dello Stato. La seconda parte della ricerca dimostra, in modo inequivocabile, che l’applicazione del fattoreFamiglia rappresenta per il bilancio dello Stato un investimento piuttosto che un costo.

Il futuro del nostro Paese ha un forte legame con la famiglia e, solo attraverso essa, si potranno raggiungere obiettivi di coesione sociale e ricchezza economica. Un paese si può definire civile solo se la nascita di un figlio non genera più povertà per la famiglia che lo accoglie ma ricchezza per il paese stesso”.

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