A Tirana la pace è sempre possibile

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Fino a martedì 8 settembre a Tirana si svolge la 28^ edizione degli Incontri Internazionali di Preghiera per la Pace, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio con la partecipazione di 500 leader religiosi da oltre 50 paesi per vivere lo spirito di Assisi in un Paese che, come ricordato da Papa Francesco nella visita di un anno fa, è modello di convivenza tra le religioni.

Nei saluti inaugurali il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha sottolineato che nessuno può tirarsi indietro nell’aiuto ai migranti, perché i muri non fermeranno gli incendi: “Dobbiamo combattere e isolare i predicatori di odio, chi strumentalizza la fede religiosa, propria e di altri, per diffondere violenza e terrore. Dobbiamo contrastare con azioni concrete ed efficaci chi alimenta l’idea dell’ineluttabilità dello scontro di civiltà.

La sola civiltà che accettiamo, e per la quale lavoriamo alacremente, è quella della pace, dell’incontro, della collaborazione, dei diritti fondamentali dell’uomo, della riduzione delle diseguaglianze. Non è un cammino facile, ma è l’unica strada concessa se desideriamo raggiungere una pace autentica senza smarrire o, peggio, tradire i nostri valori”.

Anche papa Francesco nel suo messaggio ha sottolineato che la pace, perché ha il suo fondamento in Dio è sempre possibile: “Ma è violenza anche alzare muri e barriere per bloccare chi cerca un luogo di pace. E’ violenza respingere indietro chi fugge da condizioni disumane nella speranza di un futuro migliore. E’ violenza scartare bambini e anziani dalla società e dalla stessa vita!

E’ violenza allargare il fossato tra chi spreca il superfluo e chi manca del necessario!In questo nostro mondo,la fede in Dio ci fa credere e ci fa gridare a voce alta che la pace è possibile. E’ la fede che ci spinge a confidare in Dio e non rassegnarci all’opera del male. Come credenti siamo chiamati a riscoprire quella vocazione universale alla pace deposta nel cuore delle nostre diverse tradizioni religiose, e a riproporla con coraggio agli uomini e alle donne del nostro tempo”.

Dopo i saluti di accoglienza del primo ministro albanese, Edi Rama, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, ha sottolineato che l’Albania è la terra del vivere insieme: “Possiamo accettare di rassegnarci di fronte alla guerra? Magari, ritirandoci nei nostri piccoli mondi di pace, in un angolo preservato, in un paese. Ma la guerra, la cultura della guerra, ci assedia, non fosse che con i rifugiati.

Come quelli che giungono in Europa, sofferenti, senza sapere dove andare e senza poter più vivere nei loro paesi. I siriani, per fare un esempio concreto, giungono in Europa. Solo una riconquistata pace in Siria e in Iraq potrà farli restare nella loro terra. I siriani, come altri rifugiati per la guerra o per i disastri ambientali, lasciano le loro terre. Chi ha diritto di fermarli? Una pace per noi soli, senza cercarla per l’altro, non solo non è giusta ma non è più possibile”.

Il Patriarca di Babilonia dei Caldei, mons. Louis Raphael I^ Sako, la violenza che sta scuotendo il Medio Oriente, proponendo alcune soluzioni: “Per mettere fine a questa ideologia jihadista con tutta la sua brutalità, bisogna realizzare una riconciliazione politica in Irak e in Siria e nei paesi del Medio Oriente, basata sulla cittadinanza.

La pace implica una riforma della Costituzione per includere tutte le componenti della Società civile, senza logiche tribali o settarie. Per questo occorre che tutti i cittadini siano uguali e che le discriminazioni comunitarie, specialmente in seno alle amministrazioni, debbono essere vietate. Soltanto la competenza personale di ognuno dovrebbe entrare in gioco. E’ a queste condizioni che i nostri paesi potranno restare uniti!

Questa cittadinanza concreta implica la separazione tra la religione e lo Stato, come qui in Albania e in Indonesia, dove c’è una maggioranza musulmana. Per vivere insieme è anche necessario che si faccia giustizia… Cristiani e musulmani insieme debbono impegnarsi a preparare un futuro migliore per tutti. Noi non dobbiamo più ridurci ad una appartenenza etnica o religiosa”.

Portando il suo contributo Anastasios, arcivescovo di Tirana e primate della Chiesa ortodossa autocefala di Albania, ha ribadito che la violenza è compiuta da chi usa impropriamente il termine ‘pace’: “Riguardo alla questione del terrorismo, che ha recentemente dominato le cronache, noi riteniamo che le società occidentali che detengono il potere economico, scientifico e militare, debbano procedere ad una fruttuosa autocritica.

Dovrebbero guardare alle proprie responsabilità e al proprio debito verso le nuove dimensioni globali in modo più chiaro. Pace e sicurezza, delle quali tutti noi stiamo parlando, saranno assicurate nel momento in cui si avrà cura della giustizia sociale e nel momento in cui si assicurerà lo sviluppo delle società più povere del pianeta. Sarebbe tragico, sia spiritualmente che politicamente, lasciare, a causa dell’indifferenza e dell’arroganza, che un nuovo e multiforme proletariato generi una rivolta violenta attraverso l’abuso di una ‘energia atomica’ spirituale propria di una specifica tradizione religiosa”.

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