Papa Francesco, giornata tranquilla verso la pubblicazione dell’enciclica
Papa Francesco non ci è andato in occasione della sua visita a Parlamento Europeo e Consiglio d’Europa, e non ci passerà quest’anno. Ma la cattedrale di Strasburgo compie mille anni, lì nel cuore dell’Europa, e ci vuole un inviato speciale del Papa. Papa Francesco ha scelto di inviare lì il Cardinal Paul Poupard, già presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, e già rettore dell’Università Cattolica di Parigi nei turbolenti tempi post-Sessantotto. Ma soprattutto, l’uomo che, con il suo impegno culturale andò oltre la Cortina di Ferro, e destrutturò il comunismo con le parole, mentre Giovanni Paolo II lo faceva con la forza dei gesti e la diplomazia dei popoli, piuttosto che la diplomazia degli Stati.
La scelta del Cardinal Poupard è particolarmente significativa alla vigilia della pubblicazione dell’enciclica “Laudato si.” Il testo dell’enciclica è stato reso noto da un settimanale laico molto conosciuto, ma i temi in fondo non sono sorprendenti. C’è molto di Papa Francesco e soprattutto della situazione sudamericana, quando si parla di proprietà privata e della sua funzione sociale, quando si punta il dito sui sistemi economici che sopravanzano i sistemi politici, quando si mette in luce lo strapotere delle banche.
Ma in fondo, tutto è nella Dottrina Sociale della Chiesa, ed era stato lo stesso Papa Giovanni Paolo II a portare avanti il percorso su questi temi iniziato da Giovanni XXIII e Paolo VI, con l’aiuto appunto del Cardinal Poupard oltre che di altre personalità come il Cardinal Roger Etchegaray.
Basta scorrere i documenti del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace dagli anni Ottanta ad oggi per scoprire le profezie sullo strapotere del sistema economico, sulla necessità morale di una destinazione morale dei beni. Senza andare troppo oltre, si dovrebbe andare a rileggere la posizione della Santa Sede sull’acqua alla Conferenza di Marsiglia, e le raccolte “Terra e Cibo” ed “Energia, Giustizia e Pace” per notare come la Santa Sede, in molti casi, è stata più avanti di tutti su questi temi. Ma lo era nel silenzio generale.
Come naviga nel silenzio generale il grande lavoro diplomatico che viene fatto dalla Santa Sede. Anche su temi caldi – specialmente in questi giorni in Italia – come quello dell’immigrazione. Il 15 giugno, l’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, Osservatore Permanente della Santa Sede, è intervenuto al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite per parlare di migrazioni. Ha strigliato la diplomazia multilaterale, che dovrebbe fare di più. Ha chiesto di prendere coscienza che le migrazioni sono una attualità, e che perché si fermino si deve cambiare il sistema. A partire dal sistema economico, dato che la povertà, e poi le discriminazioni, sono tra i primi fattori di emigrazione. La Santa Sede ha poi proposto un programma in tre punti: intensificare la ricerca e il recupero degli immigrati; stabilire quote di accoglienza, distribuirli sul territorio; e poi creare canali sicuri per le migrazioni. È il principio dell’accoglienza e del riconoscimento del fenomeno. Con la necessità primaria di una conversione di cuori che porti anche ad una conversione del modello di vita.
Anche questo è un tema che è presente nel magistero sociale di Papa Francesco, ma soprattutto nei suoi discorsi a braccio, che sono forse la vera cifra di questo pontificato. In diplomazia, però, Papa Francesco porta avanti l’arte della prudenza. Così non c’è l’Ucraina tra i temi dell’incontro che ha avuto il 15 giugno con il responsabile delle relazioni esterne del Patriarcato Ortodosso di Mosca Hilarion, mentre figurano tra i temi dell’incontro le collaborazioni su difesa della famiglia e aiuto ai cristiani perseguitati in Medio Oriente e Nord Africa.
Per gli aiuti, però, la Chiesa conta su una rete invisibile, fatta dalle strutture cattoliche (in Africa reggono il 70 per cento del welfare sanitario) e da associazioni e ordini religiosi. Non va sottovalutato il lavoro che fanno i vari presidi all’estero dell’Ospedale Bambino Gesù, sotto il controllo della Segreteria di Stato. Ma non va sottovalutato nemmeno il lavoro del Sovrano Ordine Militare di Malta.
Oggi il Papa ha ricevuto il Cardinale Raymond Leo Burke, Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta e Fra’ Matthew Festing, Principe e Gran Maestro, e questa è stata l’occasione per ricordare l’impegno dello SMOM soprattutto per i rifugiati in previsione della giornata del 20 giugno dedicata dalle Nazioni unite a questo dramma umanitario, cui aderisce anche lo SMOM.
Presente in 120 paesi, con una rete di oltre 80mila volontari, con i suoi 33 Corpi di Soccorso, la sua Agenzia di Soccorso Internazionale, il Malteser International, i suoi 59 Priorati e Associazioni nazionali e la sua rete diplomatica estesa in oltre 100 paesi, il Sovrano Ordine di Malta è in prima linea nel prestare soccorso ai rifugiati e agli sfollati sia nei paesi attraversati dai conflitti sia nelle destinazioni finali dei richiedenti asilo.



























