La nuova luce della Cappella Sistina

Condividi su...

Cappella Sistina, a 450 anni dalla morte del più grande artista legato al suo nome, Michelangelo, si riparla di luce. Il dibattito infinito sui colori, sulle luci, sulla visibilità e sulla conservazione non solo del Giudizio Universale, ma della Volta, e dei magnifici dipinti dei “quattocentisti”  dal Perugino al Ghirlandaio a Botticelli.

Venti anni fa si concludeva il restauro dell’ opera di Michelangelo, nel 1999 si sono conclusi i lavori sui quattrocentisti e ora la svolta per la conservazione della Cappella: nuovo impianto di climatizzazione e di luci.

Gli sponsor sono quelli di 20 anni fa, Carrier e Osram, insieme a Nippon Television, ma la tecnologia ha fatto grandi passi. Così con la inaugurazione dei nuovi impianti i Musei  Vaticano diretti da Antonio Paolucci hanno anche organizzato un convengo di due giorni per raccontare questi anni di lavori e la “situazione” della Sistina.

Non solo una sguardo al passato ma anche delle prospettive per il futuro. Una bella passerella per coloro che hanno lavorato per diversi anni a questo progetto, una occasione anche per parlare del risparmio energetico che le nuove tecnologie permettono. La luce a led per esempio permette di risparmiare il 70% di energia. E i nuovi impianti di ricambio d’aria risparmiano gli affreschi dai danni della eccessiva presenza dell’uomo. La Cappella ha milioni di visitatori, un flusso continuo ed inarrrestabile per diverse ore al giorno che crea gravi danni per le eccessive emissioni di anidride carbonica. Da qui la esigenza di “cambiare aria” velocemente.

Poi la luce. Un bel dilemma per i progettisti della Osram che hanno deciso di cambiare stile. Non più la luce che arrivava dalle finestre, ma fasci di luce modulabile che puntano non sul Giudizio universale ma sulla Volta. I colori sembrano a dire il vero “sparati”, un po’ finti, mentre la magnificenza del Giudizio è in gran parte senza luce. In compenso le pareti laterali sono illuminate nella parte alta, piuttosto buie in basso. Si perdono le decorazioni e scompare la transenna marmorea che divide lo spazio, è un ombra l’altare. Insomma scompare la cappella e rimane solo il museo.

E il pavimento cosmatesco. L’effetto compelssivo è di una luce fredda, utile per lo studio degli affreschi, ma decisamente lontana dalla luce che gli artisti avevano immaginato. Una luce da sala operatoria insomma. Anche la grande illuminazione “di Gala” sembra “troppo” e fa perdere la suggestione complessiva dell’ambiente.

Ma alla fine la cosa importante è che la Sistina sia conservata nel modo migliore per le generazioni successive e questo le luci di ultima generazione lo permettono. Come è stato ricordato al convegno che ha riunito studiosi e appassionati, ma anche sponsor e uomini di affari, probabilmente tra altri 20 anni tutti cambierà di nuovo. Ma Michelangelo, Ghirlandaio, Perugino e gli altri ci saranno ancora, per fortuna.

151.11.48.50