Brescia indice un anno montiniano

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In occasione della beatificazione di papa Paolo VI, domenica 19 ottobre, la diocesi di Brescia indice un ‘anno montiniano’, come ha scritto ai fedeli il vescovo, mons. Luciano Monari: “La beatificazione di Papa Paolo VI il prossimo 19 ottobre è motivo di gioia grande per la Chiesa bresciana; ma deve diventare anche l’occasione per riscoprire la figura di questo grande Papa e accogliere l’insegnamento che attraverso di lui il Signore vuole donarci…

Ho pensato, perciò, di valorizzare il tempo che seguirà la beatificazione e di indire un ‘Anno Montiniano’, che andrà dal 19 ottobre 2014 (data della beatificazione) all’8 dicembre 2015 (cinquantesimo di chiusura del Concilio) e che permetterà alla nostra diocesi di riflettere sulla figura del beato, sul suo insegnamento, sui valori che hanno illuminato la sua esistenza e possono illuminare la nostra. Paolo VI è il Papa del Concilio. Se il Concilio è riuscito a giungere a termine assorbendo tensioni, creando ponti tra posizioni diverse, giungendo a conclusioni praticamente unanimi, lo si deve alla pazienza, alla lucidità, alla capacità di ascolto e di mediazione di questo grande Papa.

Lo si deve, più in profondità, al suo amore senza riserve e senza condizioni nei confronti della Chiesa. Montini è cresciuto in un tempo nel quale la Chiesa ‘rinasceva nel cuore degli uomini’ e si prendeva coscienza sempre più chiaramente che essa, prima di essere istituzione, è mistero della presenza di Cristo nella storia; nella coscienza di fede di Montini la chiesa era davvero presente con un’immagine luminosa, positiva, senza ombre. Nello stesso tempo Paolo VI è stato un ascoltatore attento del mondo, della cultura contemporanea nelle sue molteplici e complesse manifestazioni.

Basta leggere la sua prima enciclica, ‘Ecclesiam Suam’, per intuire il suo modo di accostare le persone, i problemi, le idee che si confrontano nell’arena del mondo d’oggi. La Missione popolare a Milano è stata un’altra espressione della sua volontà di far conoscere agli uomini il mistero di Dio con il massimo di chiarezza, convinto com’era che se Cristo fosse conosciuto, non potrebbe essere rifiutato”. Infatti come ha affermato il vescovo di Brescia, la Chiesa “ha camminato molto in una direzione che interessava a Paolo VI, cioè quell’atteggiamento positivo nei confronti della cultura contemporanea e nel riconoscimento che in tutto quel che l’uomo fa c’è un germe di apertura a Dio.

Però man mano che la Chiesa si apriva al mondo, sembrava che questo mondo si allontanasse dalla Chiesa e quindi andasse per strade lontane e credo che sia stata una esperienza deludente che Paolo VI ha conosciuto. Nonostante questo il cammino c’è e continua come cammino di attenzione davanti alla cultura delle cose belle che l’uomo sa creare. Il nostro compito è quello di mantenere questo cammino aperto alla Trascendenza, perché il mondo non si chiuda dentro al puro interesse mondano”.

E mons. Monari ci tiene a sottolineare l’amore del papa per la Chiesa: “Paolo VI è stato un uomo profondo di pensiero e di spirito cristiano; ha vissuto in modo profondo l’amore per Gesù Cristo e per la Chiesa, che l’ha conosciuta in tutte le sue dimensioni, e quindi aveva una percezione molto chiara del bello ed anche del limite dell’esperienza ecclesiale. Però ciò non gli ha impedito di volerle bene con un affetto filiale straordinario.

Aggiungere a questo l’amore per l’uomo, credo che sia incarnare l’amore di Dio, che Gesù Cristo ha fatto vedere con i suoi gesti e con le sue parole. Credo che Paolo VI abbia aperto una strada senza ritorno: l’idea del Concilio come aggiornamento della fede in modo che corrisponda alle sfide dell’esperienza dell’uomo di oggi, perché Dio ha sempre amato il mondo come sua creatura”. Quindi il vescovo invita a riscoprire la sua spiritualità:

“Forse, però, l’aspetto più interessante e meno noto della vita di Papa Montini è stata la sua spiritualità. A chi ripercorre i suoi discorsi e ricorda i gesti che hanno accompagnato il suo ministero, appare chiaramente la limpidezza del cuore di questo grande Papa; le motivazioni semplici e dirette dei suoi comportamenti; la ricerca appassionata della testimonianza a Gesù; il disinteresse personale.

In questo egli ha molto da insegnarci; possiamo diventare umilmente suoi alunni e cercare di apprendere da lui l’arte di amare Gesù Cristo e l’arte di amare con verità l’uomo; possiamo imparare lo zelo per l’annuncio del Vangelo e le vie per un dialogo sincero e fruttuoso”. Da tale spiritualità emergono due tra le più ‘discusse’ ed inseparabili encicliche, ‘Popolorum Progressio’ ed ‘Humanae Vitae’: mons. Monari spiega l’attualità dell’enciclica ‘Popolorum Progressio’:

“Con i messaggi della pace papa Paolo VI ha colto uno dei centri della cultura attuale e si tratta di viverlo. L’altra grande intuizione è stata la scelta della civiltà dell’amore, che è capace di illuminare il nostro cammino”.

Un altro tema caro a Paolo VI è stato quello della vita, inscindibile dal concetto di ‘progresso’: “Nell’Humanae Vitae Paolo VI era preoccupato di fare in modo che sessualità, amore e procreazione fossero collegate tra loro. Credo che uno dei drammi odierni è che queste realtà si sono separate, perché la sessualità è percepita come un’attività non legata con l’amore e ugualmente per la procreazione. Il messaggio dell’enciclica è straordinariamente moderno, solo che ha avuto una ‘brutta’ storia di accoglienza”.

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