Si apre il Sinodo con l’intervento del Papa e la Relazione di Erdő

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La preghiera, la omelia dell’ arcivescovo di Barcellona Sistach, le parole del Papa, e poi del Segretario del Sinodo, il saluto del presidente delegato e alla fine la relazione prima della discussione del relatore Péter Erdő. Il sinodo è iniziato. Terza assemblea straordinaria, dedicato alla famiglia in relazione alla evangelizzazione.

Il Papa ci tiene soprattutto a dire che ci si deve sentire liberi di parlare, e che la sinodalità è una grande responsabilità: “ portare la realtà e le problematiche delle Chiese per aiutarle a camminare sua quella via che è il Vangelo della famiglia.”

Parresia e sinodalità  e la presenza del Papa, dice Francesco, è “garanzia per tutti e custodia della fede”. Lluís Martínez Sistach, cardinale di Barcellona offre una meditazione tutta pastoralità  e richiama Paolo VI e San Giovanni Crisostomo, il cardinale Baldisseri spiega, come di prassi, il cammino che ha portato all’Assemblea, il cardinale di Parigi André Vingt-Trois cita invece Giovanni Paolo II e aggiunge che la situazione dell’umanità del XXI secolo è complicata.

Poi ecco il momento più atteso. La relazione del cardinale ungherese è fluida, in italiano perchè al Sinodo il latino è stato abolito non lo capisce più nessuno. Questa scarsezza culturale è uno dei problemi del mondo di oggi. Che ormai “molti dei nostri contemporanei provano difficoltà nel ragionare logicamente e nel leggere testi lunghi.”

Una “ignoranza” che crea isolamento anche nella famiglia, nella coppia, che ha difficoltà a mettersi in gioco e si aspetta invece interventi dal di fuori. “ Molti- dice Erdő- percepiscono la loro vita non come un progetto, ma come una serie di momenti nei quali il valore supremo è di sentirsi bene, di stare bene.”

Certo la fuga dalle istituzioni è dovuta anche alla complicatezza delle strutture, ed è qui che va annunciato il Vangelo della famiglia. Perché la verità del Vangelo è una “verità medicinale” che va proposta  “anche dall’angolazionedi coloro che “fanno fatica” a riconoscerla come tale e a viverla.”

Il Sinodo serve a trovare soluzioni comuni, senza “fai da te” pastorali.

Per prima cosa naturalmente c’è da formare i giovani al matrimonio. Non è scontato infatti che anche chi sembra conoscere il catechismo conosce di fatto la dottrina.

Sfida educativa quindi al primo posto. Per un sinodo non dottrinale ma pastorale. Perchè tante sono le strutture di peccato ostili alla famiglia nella società. E qunidi “una nuova cultura della famiglia può essere il punto di partenza per una rinnovata civiltà umana.”

La chiarezza dei percorsi formativi così è al primo posto, e lo sforzo pastorale della Chiesa deve “mostrare il valore e il fascino di un legame perenne.”

Insomma il matrimonio e la famiglia vanno per prima cosa difesi dalle pressioni esterne. Il cardinale le elenca e le spiega e conclude: “ la Chiesa avverte l’urgenza di evangelizzare la famiglia mediante l’annuncio della sobrietà e dell’essenzialità, incoraggiando il valore delle relazioni personali, la sensibilità verso i più poveri, la capacità di un uso responsabile dei mass media e delle nuove tecnologie, nel rispetto della dignità delle persone, specialmente le più deboli e indifese, che pagano il prezzo più alto della solitudine e dell’emarginazione.”

Le situazioni difficili poi sono un capitolo a parte nella relazione.  C’è da far comprendere che cosa è la dignità sacramentale del matrimonio tra battezzati, immagine del vincolo nuziale tra Cristo e la sua Chiesa. E c’è da ricordare che verità e misericordia camminano insieme, e che “solo la misericordia di Dio può realizzare il vero perdono dei peccati. Nell’assoluzione sacramentale Dio ci perdona mediante il ministero della Chiesa. Per noi rimane il compito di rendere testimonianza della misericordia di Dio e di esercitare gli atti classici, conosciuti già nell’Antico Testamento, della misericordia spirituale e corporale. Il luogo privilegiato di vivere questi atti di misericordia è proprio la famiglia.”

Il cardinale ha ricordato che il significato della misericordia per la Chiesa di oggi è stato messo in risalto a partire da Giovanni XXIII, poi da Giovanni Paolo II che scrisse anche una enciclica dedicata, e da Benedetto XVI  nella Deus Caritas Est . E conclude: “La misericordia non toglie quindi neppure gli impegni che nascono dalle esigenze del vincolo matrimoniale. Questi continuano a sussistere anche quando l’amore umano si è affievolito o è cessato. Ciò significa che, nel caso di un matrimonio sacramentale (consumato), dopo un divorzio, mentre il primo coniuge è ancora in vita, non è possibile un secondo matrimonio riconosciuto dalla Chiesa.”

La pastorale quindi deve andare al “caso per caso” e soprattutto nelle convivenze, sempre più diffuse, compito della Chiesa è accompagnare verso il sacramento del matrimonio.

Nel passaggio dedicato ai divorziati risposati il cardinale ungherese tiene a sottolineare che: “I divorziati risposati civilmente appartengono alla Chiesa. Hanno bisogno e hanno il diritto di essere accompagnati dai loro pastori (cfSacramentum caritatis n. 28). Essi sono invitati ad ascoltare la parola di Dio, a partecipare alla liturgia della Chiesa, alla preghiera e a compiere le opere buone della carità. La pastorale della Chiesa deve prendersi cura di loro in un modo tutto particolare, tenendo presente la situazione di ciascuno. Da qui la necessità di avere almeno in ogni chiesa particolare un sacerdote, debitamente preparato, che possa previamente e gratuitamente consigliare le parti sulla validità del loro matrimonio. Infatti, molti sposi non sono coscienti dei criteri di validità del matrimonio e tanto meno della possibilità dell’invalidità. Dopo il divorzio, questa verifica deve essere portata avanti, in un contesto di dialogo pastorale sulle cause del fallimento del matrimonio precedente, individuando eventuali capi di nullità. Allo stesso tempo, evitando ogni apparenza di un semplice espletamento burocratico ovvero di interessi economici. Se tutto questo si svolgerà nella serietà e nella ricerca della verità, la dichiarazione di nullità produrrà una liberazione delle coscienze delle parti.”

Passaggio che introduce alla questione delle cause di nullità il canonista Erdő entra nel tecnico e cita Benedetto XVI alla Rota Romana, ricordando che la diffusa mentalità divorzista rende nulli molti matrimoni.

Si arriva al Vangelo della vita, a quella Humanae vitae che tanto costò a Papa Paolo VI, ma prima ricorda che “l’accoglienza della vita, l’assunzione di responsabilità in ordine alla generazione della vita e alla cura che essa richiede, sono possibili solo se la famiglia non si concepisce come un frammento isolato, ma si avverte inserita in una trama di relazioni. Ci si educa ad accogliere veramente il figlio se si è dentro una realtà di relazioni parentali, amicali, istituzionali, sia civili che ecclesiali.”  Le famiglie quindi non devono essere lasciate sole.  Qui il richiamo è ad una pastorale familiare meglio gestita.

Responsabilità della Chiesa è poi la educazione “dell’affettività e della sessualità. Occorre infatti prima di tutto saperla apprezzare e annunciarne il valore.”

La conclusione è proprio dedicata alla Humanae vitae: “occorre rileggere l’Enciclica nella prospettiva che lo stesso Paolo VI indicava nell’udienza del 31 luglio 1968: «… non è soltanto la dichiarazione di una legge morale negativa, cioè l’esclusione di ogni azione, che si proponga di rendere impossibile la procreazione (n. 14), ma è soprattutto la presentazione positiva della moralità coniugale in ordine alla sua missione d’amore e di fecondità “nella visione integrale dell’uomo e della sua vocazione, non solo naturale e terrena, ma anche soprannaturale ed eterna”.

E la conclusione diventa il vero programma del Sinodo: “riuscire a proporre nuovamente al mondo di oggi, per certi versi così simile a quello dei primi tempi della Chiesa, il fascino del messaggio cristiano riguardo il matrimonio e la famiglia, sottolineando la gioia che danno, ma allo stesso tempo di dare delle risposte vere ed impregnate di carità (cf Ef 4,15) ai tanti problemi che specialmente oggi toccano l’esistenza della famiglia. Evidenziando che la vera libertà morale non consiste nel fare ciò che si sente, non vive solo di emozioni, ma si realizza solamente nell’acquisizione del vero bene.”

A fine mattinata prima conferenza stampa dedicata ai lavori del Sinodo con il Cardinale André Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi, Presidente Delegato; il Cardinale Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest, Relatore Generale; Mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto, Segretario Speciale; S.E. Mons. Carlos Aguiar Retes, Arcivescovo di Tlalnepantla in Messico e Presidente del Consiglio Episcopale Latinoamericano.

Particolarmente interessante nell’intervento del teologo Bruno Forte il riferimento per lo svolgimento dei lavori a quelli del Concilio Vaticano II. “C’è stata maturazione, il sinodo appariva a un certo punto troppo ingessato, e fu proprio Papa Benedetto che volle si inserisse la discussione libera, che è veramente un momento di discussione franca. C’è stata una maturazione nel cammino sinodale che certamente consente un passo avanti importante. Nel Vaticano II le cose più importanti sono maturate nelle intersessioni, perché là si ascolta il polso vivo della Chiesa. Io credo che facciamo un lavoro di status questionis, ma la maturazione più feconda sarà quella che ciascuno di noi potrà fare nelle sue chiese locali, coinvolgendo credenti e non credenti, e credo che questo sia principale metodo di comunità, che prevede due assemblee in cui coinvolgere la base della Chiesa, e coinvolgere tutti.” Un sinodo che si svolge fuori dal Sinodo?

Uno dei rischi apparenti dei questo sinodo è che sia un po’ troppo sbilanciato verso una preponderanza delle Chiese locali rispetto alla Curia, un rovesciamento di quello che accadde all’inizio del Vaticano II. Allora ci fu una ribaltamento. Vedremo se succederà anche al Sinodo.

In attesa di conoscere altro sugli interventi sappiamo che oggi hanno parlato, senza preavviso, il cardinale Marx e Maradiaga. Il Sinodo sembra saldamente guidato dal Papa e dai suoi collaboratori più stretti. Ma è davvero presto per poter capire da che parte andrà la discussione. Anche perchè dovremo abituarci ad una prassi informativa molto diversa dal solito.

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