La famiglia Paolina, 100 anni di impegno pastorale
Un apostolato ancora fecondo al servizio del Vangelo. Compie un secolo la famiglia paolina, e con essa l’intuizione del beato Giacomo Alberione, pioniere dell’utilizzo pastorale dei mezzi di comunicazione. Cento anni di attività, di cammino fra la gente e nel territorio, nel perenne impegno della testimonianza cristiana.
Cinque Congregazioni religiose, un’Associazione di laici e quattro Istituti Secolari. Diverse le strade di santificazione all’interno della famiglia paolina. “Vi è una stretta parentela, perché tutti siamo nati dal Tabernacolo. Vi è un unico spirito: vivere Gesù Cristo e servire la Chiesa”. Così diceva Alberione.
Le cinque Congregazioni, anzitutto: la Società San Paolo (nata nel 1914) – Paolini – dedita alla diffusione del messaggio cristiano, nel mondo e nella cultura della comunicazione, utilizzando i mezzi che la tecnologia mette a disposizione; le Figlie di San Paolo (venute alla luce nel 1915) – Paoline – sono una Congregazione di donne consacrate a Dio, impegnate nell’evangelizzazione con i mezzi della comunicazione sociale; le Pie Discepole del Divino Maestro (nate nel 1924) costituiscono il ramo contemplativo della famiglia, comunicando Gesù Maestro tramite l’apostolato eucaristico-liturgico-sacerdotale; le Suore di Gesù Buon Pastore (1938), note come Pastorelle, nella Chiesa si prendono cura di accompagnare la crescita della vita cristiana del popolo di Dio, in cooperazione con i sacerdoti; infine, l’Istituto Regina degli Apostoli per le vocazioni (1959) – Apostoline – che svolge nella Chiesa la missione di suscitare e mantenere viva l’attenzione alla chiamata di Dio. L’Associazione dei laici, invece, è quella dei Cooperatori Paolini (venute alla luce nel 1917), che raggruppa uomini e donne, giovani e adulti, che, rimanendo nel proprio stato, sono uniti in spirito e in opere a tutta la famiglia paolina.
Accanto a queste, ci sono gli Istituti Secolari aggregati alla Società San Paolo (1960), che riuniscono persone che professano i voti di povertà, castità e obbedienza pur rimanendo nel proprio ambiente di vita, di lavoro e di impegno apostolico.
Cento anni dei Paolini e delle Paoline e cinquanta anni dell’Inter Mirifica, il documento conciliare sugli strumenti di informazione, “le cose meravigliose” che il tempo presente ha a disposizione per consentire una più efficace trasmissione della buona novella.
Nel bollettino di San Paolo, nel 1963, Giacomo Alberione, entusiasta dell’Inter Mirifica, scriveva: “l’attività paolina è dichiarata apostolato, accanto alla predicazione orale, dichiarata d’alta stima dinanzi alla Chiesa e al mondo”. Un impegno pastorale, che il beato, appellato da Paolo VI il 28 giugno 1969 come “caro e venerato”, sentì quasi giustificato dalla stessa Chiesa conciliare.
Da cento a cinquanta anni fa, fino ad oggi, all’epoca della globalizzazione e della comunicazione multilivello, ai social network, a Internet, agli smartphone, così che quell’antica missione di don Alberione, dapprima legata alla diffusione della Scrittura, ai messalini e alle riviste, oggi si concretizza in una maniera diversa, arricchita da tanti nuovi strumenti.
Quando iniziò la sua avventura, don Alberione, dinanzi al tabernacolo, pregava dicendo: “Signore, che io possa fare qualcosa per gli uomini del nuovo secolo”.
In un momento successivo, poi, espresse per iscritto il suo desiderio di “una Chiesa che non si estranea al mondo, ma esprime il suo interessamento per il bene dell’umanità, favorendo studi, scoperte, e dando norme moralmente sicure per animare di spirito cristiano le mirabili invenzioni dell’ingegno umano”.
Oggi la Chiesa si trova immersa in queste invenzioni. È la Chiesa che testimonia Cristo sui tablet, sugli smartphone (www.alberione.org, per informazioni sugli eventi programmati). Così da raggiungere tutti, nel mondo globalizzato.
Pensare che il beato Alberione iniziò da due ragazzi e da settanta lire di debito. E dalla stampa del catechismo di San Pio X, il Papa che ci ha lasciato proprio cento anni fa.


























