Gaza: pregare per la pace

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Dopo giorni di incessanti raid aerei e bombardamenti, Israele prosegue l’operazione militare ‘Protective Edge’ contro Hamas, che continua a lanciare razzi sulle città israeliane. 10.000 sono gli sfollati palestinesi. Allarmate dai volantini israeliani, intere famiglie si sono spostate verso Gaza City, dove la Scuola delle Nazioni Unite darà a tutti un rifugio.

L’Ansa e fonti locali hanno riferito che almeno 20.000 abitanti hanno abbandonato le loro abitazioni, nella speranza di non essere colpiti da Israele; dall’inizio del bombardamento si contano circa 170 palestinesi uccisi a Gaza (tra cui anche 23 bambini, secondo l’agenzia palestinese al-Ray) e oltre 1000 persone rimaste ferite.

E nell’Angelus di ieri papa Francesco ha invitato tutti a pregare per la pace: “Ho ancora nella memoria il vivo ricordo dell’incontro dell’8 giugno scorso con il Patriarca Bartolomeo, il Presidente Peres e il Presidente Abbas, insieme ai quali abbiamo invocato il dono della pace e ascoltato la chiamata a spezzare la spirale dell’odio e della violenza.

Qualcuno potrebbe pensare che tale incontro sia avvenuto invano. Invece no, perché la preghiera ci aiuta a non lasciarci vincere dal male né rassegnarci a che la violenza e l’odio prendano il sopravvento sul dialogo e la riconciliazione. Esorto le parti interessate e tutti quanti hanno responsabilità politiche a livello locale e internazionale a non risparmiare la preghiera e alcuno sforzo per far cessare ogni ostilità e conseguire la pace desiderata per il bene di tutti”.

Intanto una ferma condanna degli attacchi israeliani a Gaza e del lancio di razzi di militanti palestinesi contro Israele è stata espressa dal Consiglio Mondiale delle Chiese (WCC), attraverso il suo segretario generale, il rev. Olav Fykse Tveit:

“Condanniamo fermamente gli attacchi indiscriminati da parte dell’esercito israeliano contro la popolazione civile di Gaza, così come condanniamo assolutamente l’assurdo e immorale lancio di razzi da parte di militanti di Gaza in aree popolate di Israele”, esortando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a chiedere la fine immediata di ogni tipo di violenza da tutte le parti coinvolte nel conflitto.

Quindi il segretario generale del WCC ha invitato le chiese e i leader religiosi a “lavorare insieme per trasformare il proposito di odio e di vendetta che si sta diffondendo sempre di più in molti ambienti della società in quella che vede l’altro come prossimo e la parità di fratello e sorella nell’unico Signore”.

Prese di posizione a favore della pace sono state prese anche da organizzazioni italiane che lavorano con progetti nel Medio Oriente. Giovanni Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha affermato: “L’escalation di violenza nei territori occupati palestinesi e in Israele sta portando solo a delle morti inaccettabili. Questo dimostra la sconfitta totale della politica, appiattita e schiacciata su posizioni militari.

Come Comunità siamo presenti in Israele/Palestina da 12 anni, con Operazione Colomba, il corpo civile di pace che sostiene e dà voce alla resistenza nonviolenta dei Palestinesi e a percorsi di dialogo e riconciliazione tra Israeliani e Palestinesi”.

Ha anche lanciato un appello al Governo italiano affinché, “in forza anche del suo attuale ruolo internazionale, di impegnarsi seriamente per promuovere l’intervento di un corpo civile di pace internazionale nonviolento nei Territori Palestinesi. Oggi in Palestina e Israele i semi della pace ci sono, ma non ci sono invece le condizioni per nutrirli. E’ qui che va operato il cambiamento, attingendo a quelle esperienze di nonviolenza attiva che già hanno dimostrato la loro efficacia in vari conflitti”.

David Hassell, co-direttore di Save the Children nei Territori Occupati in Palestina, ha chiesti uno stop immediato alla violenza per evitare altre vittime innocenti: “E’ necessario porre fine alla spirale di violenza che sta investendo Gaza e il sud di Israele, prima che i civili e soprattutto bambini innocenti perdano la vita…

Sono sempre i bambini, inevitabilmente, a subire le conseguenze peggiori dei conflitti armati. L’uso di armi esplosive in aree popolate da civili uccide i bambini e distrugge infrastrutture vitali. Il diritto internazionale parla chiaro e proibisce attacchi indiscriminati. I bambini israeliani e palestinesi hanno il diritto di essere liberati dalla paura di vivere costantemente sotto il fuoco”.

Mentre Pax Christi e Rete Italiana per il Disarmo chiedono all’Italia di sospendere l’invio di sistemi militari a Israele, facendosi promotrice di tale iniziativa anche presso l’Unione europea. Infatti l’Italia è il maggiore fornitore di sistemi militari dell’Unione Europea verso Israele e proprio nei giorni scorsi, durante i raid aerei israeliani su Gaza, Alenia Aermacchi del gruppo Finmeccanica, ha inviato a  primi due aerei addestratori M-346 alla Forza Aerea israeliana:

“Il governo italiano sospenda immediatamente l’invio di armi e sistemi militari a Israele e si faccia promotore di una simile misura presso l’Unione europea… Il nostro Governo, che in questo semestre ha l’incarico di presiedere il Consiglio dell’Unione europea, si faccia subito promotore di un’azione a livello comunitario per un embargo europeo di armi e sistemi militari verso tutte le parti in conflitto, per proteggere i civili inermi e riprendere il dialogo tra tutte le parti”.

Infine l’ong ‘Medici per i Diritti umani’ ha dichiarato che l’offensiva militare sta aggravando la crisi già in atto nel sistema sanitario di Gaza: “Secondo i funzionari della Striscia di Gaza, le attrezzature mediche stanno diventando insufficienti per garantire un adeguato funzionamento degli ospedali.

Dalle informazioni che Medici per i Diritti Umani Israele (Physicians for Human Rights  Israele – PHR Israele) ha  ricevuto dai funzionari incaricati di gestire gli approvvigionamenti a Gaza, 471 tipi di forniture mediche di consumo, tra cui le garze, iniziano a mancare; circa il 30% delle forniture di farmaci di base, 122 diversi tipi di prodotti farmaceutici, non sono più disponibili e tra questi anestetici e prodotti da infusione endovenosa…

I danni agli ospedali e ai centri medici e i pesanti bombardamenti aerei rappresentano una minaccia all’incolumità dei medici e dei pazienti, violano il principio di neutralità dell’assistenza medica e ignorano la speciale protezione accordata alle squadre di soccorso sulla base del loro status e del ruolo vitale che ricoprono in questa emergenza sanitaria. Qualora la situazione dovesse continuare ad aggravarsi, potrebbe essere messa in serie discussione la possibilità dei medici di continuare a prestare servizio per salvare vite umane”.

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