I Cristiani e il bene comune, sussidiarietà e solidarietà unite per lo sviluppo
La Fondazione Centesimus Annus – Pro Pontifice, nel corso della sua ormai più che ventennale attività di riflessione ed elaborazione politico-istituzionale ed economico-sociale, svolta con l’ausilio di un autorevole Comitato scientifico internazionale, ha costantemente perseguito l’obiettivo di diffondere e valorizzare il messaggio della dottrina sociale cattolica in riferimento alle tematiche di grande rilevanza nel passaggio dal XX al XXI secolo quali la globalizzazione, la governance e la cooperazione globale, le relazioni tra istituzioni, società, economia e mercati, l’occupazione e la disoccupazione, l’impresa e il lavoro. Uno scenario socio-economico mondiale, come quello dell’epoca che viviamo – che deriva anche dal cambiamento intervenuto nel corso degli ultimi decenni nelle relazioni tra i Paesi a diversi gradi di sviluppo al quale negli ultimi sei anni si è aggiunta una crisi grave soprattutto nei Paesi sviluppati – costituisce per i Cristiani la conferma che a loro si chiede un rinnovato impegno per il bene comune. La conferma muove dalla visione della dottrina sociale cattolica che ha messo sull’avviso, proprio a partire dall’Enciclica sociale Centesimus Annus, come i problemi socio-economici mondiali non erano risolti dalla prospettiva della globalizzazione e che i divari nei gradi di sviluppo e la scarsa consapevolezza di un’etica cristiana, umana e civile dello sviluppo prefigurava nuovi rischi.
Per questo nel Comitato Scientifico abbiamo sempre cercato di tenere saldi i principi e alla loro luce di leggere gli eventi e per dare suggerimenti di azione. Per quanto attiene ai principi, abbiamo sempre ritenuto che il bene comune non coincida con il benessere e con l’opulenza materializzati in quanto lo stesso unisce la valorizzazione delle persone e delle comunità, della libertà e della responsabilità, della equità e dell’efficienza. Il bene comune cerca l’armonia costruttiva tra le parti perseguita con gradualità ma anche con continuità. Su questo terreno i Cristiani si trovano in concordanza d’intenti con molte altre persone di buona volontà consapevoli che tutti dobbiamo essere impegnati per il bene dell’Umanità.
Su questo terreno alle conferenze e a convegni della Fondazione Centesimus Annus – Pro Pontifice hanno partecipato anche tante persone di buona volontà non appartenenti alla comunità cristiana ma attenti ai valori etico-civili del Cristianesimo. La dottrina sociale cattolica offre questi principi per costruire una società migliore e che nella Fondazione Centesimus Annus – Pro Pontifice, è stato sempre sempre incentrato su tre: sussidiarietà, solidarietà e sviluppo. La sussidiarietà è un grande principio di libertà e responsabilità che in verticale distribuisce il potere istituzionale “sovrano” tra i diversi livelli di Governo e in orizzontale distribuisce la funzione nella “produzione dei beni” tra Istituzioni, Società ed Economia. In termini più specifici ma con una precisa valenza di concretezza operativa, la sussidiarietà si colloca in un disegno che si propone di riuscire a risvegliare e a mettere in moto la creatività delle persone, stimolando la partecipazione dei corpi sociali intermedi, coinvolgendo le comunità nella produzione di beni e servizi e riuscendo a costruire e ad aggregare nella solidarietà.
La solidarietà è il perseguimento del bene comune ma, nella concezione qui proposta, ciò deve avvenire sempre più in forma dinamica e creativa, non in forma meramente o prevalentemente redistributiva, che spesso declina nell’assistenzialismo. L’intrapresa e l’impresa sono fondamenti irrinunciabili delle solidarietà. Ciò è quanto chiede anche la solidarietà intergenerazionale troppo spesso sottovalutata. Lo sviluppo, che è ben più importante della crescita, combina sussidiarietà e solidarietà, per la promozione delle persone e delle comunità e portare ad un vero incivilimento ed oltre, a livelli più alti, verso un umanesimo integrale. La crisi che oggi viviamo impone un profondo ripensamento dei rapporti economici internazionali e la riscoperta della solidarietà dinamica che, oltre alla distribuzione delle risorse esistenti, si preoccupa anche della produzione e riguarda i rapporti Nord-Sud e Est-Ovest.
Questa solidarietà si esplica attraverso le varie componenti dello sviluppo: lo sviluppo economico promosso dalle istituzioni, dalla società e dalle imprese, costituite da imprenditori e lavoratori; lo sviluppo intergenerazionale, che si basa su sistemi previdenziali sostenibili e che porta alla valorizzazione della famiglia: e lo sviluppo sociale, che promuove la coesione della società e dei territorio. A sua volta, poi, lo sviluppo è funzionale alla solidarietà concreta. Ogni processo di sviluppo che voglia coniugare sussidiarietà e sostenibilità, innovazione e solidarietà, deve avere come necessario ed essenziale punto di partenza la ricchezza e la varietà delle risorse umane e sociali disponibili, ossia, competenze e conoscenze ma anche relazioni e legami fiduciari. Da tempo, ormai sono questi gli elementi chiave per garantire una crescita equa, bilanciata e sostenibile, e generare così un processo di vero sviluppo.
Con la solidarietà dinamica, che si basa sul principio di sussidiarietà e si colloca in una dimensione di sviluppo sociale ed economico, si delinea allora un modello di liberalismo cooperativo tra sfere di autonomia. Lo stesso si distingue nettamente sia dall’assistenzialismo e dallo statalismo sia dal liberismo individualista in quanto le libertà e le responsabilità individuali e le autonomie delle comunità via via maggiori si collocano in una visione organizzata e flessibile della società. In una società siffatta si possono davvero delineare quei profili di uno sviluppo realmente sostenibile per i territori e le comunità di riferimento che conducano simultaneamente al bene di ogni persona e al bene comune.
A cura di prof. Alberto Quadrio Curzio e prof. Giovanni Marseguerra


























