Comunicare la Chiesa, promuovere un cambiamento culturale. Un bilancio del seminario alla Santa Croce

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La comunicazione spontanea di Papa Francesco. La Santità di Giovanni Paolo II. Ma anche le esperienze dei giornalisti, e il nuovo mondo digitale che ormai non può non essere considerato. Sono tutte esperienze da comprendere e sfide da cogliere per proporre strategie comunicative creative per promuovere un cambiamento culturale.

Era proprio questo l’obiettivo del IX Seminario Professionale sugli Uffici di Comunicazione della Chiesa organizzato dalla Facoltà di Comunicazione Sociale Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce che ha visto impegnati in tre giorni di intenso lavoro di studio e confronto più di 300 professionisti venuti da diverse parti del mondo sui temi della comunicazione della Chiesa e in particolare circa le ‘strategie creative per un cambiamento culturale’.

Gli organizzatori del seminario sono partiti proprio dall’esigenza messa in luce dal Messaggio per la 48° Giornata Mondiale della Comunicazioni Sociali, in cui il Papa sottolinea che “la rivoluzione dei mezzi di comunicazione e dell’informazione è una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un’immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio”. E come ha affermato il prof. Arasa, vicedecano della Facoltà, nella sua prolusione, “la possibilità che l’uomo possa stabilire un rapporto personale con Dio ha da sempre prodotto cambiamenti epocali nella cultura e nella vita sociale, indicando agli uomini di tutte le latitudini la strada che porta verso il vero, il bello e il buono. Una strada che oggi trova nei mezzi di comunicazione, elemento essenziale della vita di ciascuno, una via privilegiata.”

Il Seminario Professionale ha voluto offrire esperienze positive e criteri per comunicare in modo creativo la fede nella sfera pubblica. Il cardinal Dolan, Arcivescovo di New York, ha aperto i lavori puntando l’attenzione verso un reale senso di professionalità perché “il modo in cui si dice qualcosa è tanto importante quanto il suo contenuto! Ed inoltre non bisogna mai aver paura di dire la verità perché ci si aspetta trasparenza dalla Chiesa, e perché questa Verità che è Gesù da senso alla vita di ciascuno.”

Il Cardinale Philippe Barbarin, Arcivescovo di Lyon, ha invece parlato dell’esperienza vissuta in prima persona, di vera e propria lotta contro un fare della politica che apertamente si schiera contro qualunque idea di trascendenza. In questo la Chiesa di Lyon si è fatta promotrice su larga scala in Francia del coinvolgimento di migliaia di persone incluse associazioni e organizzazioni. Queste si sono unite per la raccolta di firme, e organizzare eventi che nonostante abbiano avuto una grande eco nella stampa hanno comunque fatto i conti con in un paese dove il processo di secolarizzazione ha portato a “considerare come diritti fondamentali della persona”, l’approvazione di leggi contro il matrimonio e la vita.” Ma per un credente “ci sono verità”, ha sottolineato Barbarin, “che non vengono scalfite dalla maggioranza in Parlamento. Se c’è un fondamento antropologico definitivo, esso dura per sempre”.
Da ciò si da che il Vangelo, quando è incarnato negli stili di vita, nelle idee e nella cultura, porta in sé una carica creativa capace di cambiare il mondo. La sfida per il comunicatore della Chiesa è, quindi, quella di far risplendere l’attrattiva di questa carica innovatrice nelle pieghe multiformi della società pluralista e secolarizzata.

Due le sessioni pratiche che si sono tenute durante il seminario. La prima, con i vaticanisti Valentina Alazraki (Televisa), Lucio Brunelli (Rai), Antoine-Marie Izoard (I-media) ed Elisabetta Piqué (La Nación), che hanno raccontato la loro esperienza ad un anno dall’elezione di Papa Francesco, cercando di tratteggiarne le qualità comunicative e le novità introdotte nel sistema dei media. Una seconda sessione, moderata da Mons. Domenico Pompili, Direttore di Comunicazione della Conferenza Episcopale Italiana, ha visto riuniti attorno allo stesso tavolo i responsabili di comunicazione della Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles, Margaret Doherty, dell’Arcidiocesi di Lyon, Natalia Trouiller, e dell’Arcidiocesi di New York, Joseph Zwilling, che hanno centrato particolarmente l’attenzione sul “rapporto fra la comunicazione offline e online”.

Sulla scia delle condivisioni e dell’arricchimento reciproco inerenti la professione dei comunicatori della Chiesa, sono stati presentati 60 papers, comunicazioni di vari professionisti di tutto il mondo che in modo ciclico sono hanno esplicitato vari argomenti. Dallo stile comunicativo di Papa Francesco a come comunicare la carità, dall’uso di Facebook da parte di una istituzione ecclesiale a come comunicare le proprie convinzioni in un contesto ostile. I 300 partecipanti si sono per questo distribuiti nelle varie aule dell’Università della Santa Croce per dibattere sulle singole comunicazioni offerte. È stata questa l’occasione della presentazione inoltre di esperienze, di strategie comunicative realizzate in occasione di grandi eventi ecclesiali, o i tanti progetti realizzati da Congregazioni e Associazioni di fedeli.

Dopo l’udienza generale, l’appuntamento con Padre Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha dato inizio all’ultima giornata del seminario. Lombardi ha riflettuto sulla spontaneità comunicativa di Francesco, “che rompe le barriere” e che rappresenta “un aspetto molto caratteristico” del suo pontificato, insieme allo stile “semplice e concreto”, fatto di parole “efficaci” ed “atteggiamenti e gesti molto espressivi”.

Analogamente l’appuntamento con la prof.ssa Helen Alvaré, docente di Diritto alla George Mason University, è stato un ulteriore sviluppo della sfida della comunicazione creativa a partire dallo studio del linguaggio che racconta l’identità umana non in maniera trionfalistica o con rabbia difronte alle ostilità mondane, ma cercando di attingere dalla “fede, dalla carità,
dalla ragione e dall’esperienza”.

Si è anche parlato di “emergenza educativa” e del ruolo della stampa “nel nuovo mondo digitale” con Matthew Bunson, dell’OurSunday Visitor (USA) e ChristophWimmer, direttore dell’UCS dell’Arcidiocesi di Monaco: numerose sfide della comunicazione nel campo digitale, virtuale e social. Anche se si tratta di tendenze fluttuanti quasi di moda, sarà sempre necessario non tralasciare la giusta prudenza.

La relazione conclusiva di questa IX edizione è toccata al prof. Joaquín Navarro-Valls, per ben 22 anni il portavoce di Giovanni Paolo II, di recente canonizzato Parlando di santità e comunicazione, ha raccontato la sua esperienza professionale, umana e spirituale vissuta accanto Giovanni Paolo II del quale ha declinato la preghiera, il lavoro e il sorriso come punti di congiunzione di una vita di santità che si comunica.

La prossima edizione del Seminario Professionale si svolgerà nel 2016. Nel frattempo,
dall’8 al 14 settembre 2014, la Facoltà di Comunicazione ospiterà una nuova edizione
del The Church Up Close, un corso professionale rivolto a giornalisti di lingua
inglese che si occupano di informare sulla Chiesa cattolica.

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