La Roma di Pasolini

Condividi su...

Il progetto “Pasolini Roma” – al Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale fino al 20 luglio 2014 – è, al di là delle apparenze, molto innovativo. A quasi 40 anni dalla morte, la figura poliedrica di Pier Paolo Pasolini (1922-1975) – l’intellettuale italiano del XX secolo probabilmente più complesso e controverso – viene efficacemente e suggestivamente evocata da Gianni Borgna (venuto a mancare nel febbraio di quest’anno) che è stato curatore,  insieme a Jordi Balló e Alain Bergala, dell’esposizione.Pier Paolo Pasolini giunse a Roma il 28 gennaio 1950, dopo aver lasciato Casarsa (Pordenone) in un periodo di grave povertà economica. Era già talentuoso disegnatore, pittore, poeta. Vivendo in periferia, Pasolini si innamorò di Roma trovando nel sottoproletariato che viveva nelle borgate una violenta vitalità, ma anche una suggestiva sottocultura e linguaggi e comportamenti assai diversi da quelli cui era abituato. La commistione fra cultura a alta e cultura bassa, linguaggi popolari e cultura borghese, è stata una delle costanti di Pasolini pittore, letterato, giornalista, regista, polemista. La mostra consente al visitatore la riscoperta delle tante e diverse facce di Pasolini attraverso altrettanti luoghi di Roma: luoghi della cultura, dell’arte, della politica, della trasgressione, del conflitto, della violenza. Non va dimenticato che, per 20 anni, i mass media lo additarono come il capro espiatorio del malcostume sociale, l’uomo da demolire a causa della sua diversità, l’intellettuale provocatorio e inaccettabile. Al Palazzo delle Esposizioni, ordinate secondo una attenta cronologia, vi sono le opere, le testimonianze filmate, le foto, i testi, i manifesti, le cose, i ritagli di giornale di un’esistenza artistica e politica, critica e paradossale al tempo stesso.

La vita culturale ed artistica romana fu la salvezza di Pasolini. Roma è Capitale politica, ma soprattutto culturale: Pasolini, dopo aver preso a frequentare gli scrittori Giuseppe Ungaretti, Carlo Emilio Gadda, Giorgio Caproni, Giorgio Bassani, con la pubblicazione di “Ragazzi di vita”, nel 1955, irrompe nel cerchio della vita intellettuale e artistica. Entra in relazione con coloro che diventeranno i suoi amici più cari: Alberto Moravia e Elsa Morante. Conosce una giovane cantante e attrice, Laura Betti, che lo accompagnerà per tutta la vita. A Monteverde andrà ad abitare nel 1954, in via Fonteiana e poi in via Carini, in un edificio dove vive anche il poeta Attilio Bertolucci.

Con “Accattone” (1961) l’uomo di lettere Pasolini entrò nel mondo del cinema come regista. La pluralità dei linguaggi cui sapeva far ricorso era prodigiosa, come prodigioso era il fiume in piena delle sue idee, dei suoi testi, delle sue interpretazioni. Pasolini fu un analista inimitabile della realtà sociale italiana. Univa un grande entusiasmo per l’umanità ad una innata capacità di osservare controluce il mutamento sociale. La sua estetica si allontanava sia dal contenutismo neorealista che dai formalismi della Nouvelle Vague. La trilogia romana – Accattone, Mamma Roma, La ricotta – nasceva dalla sua comunanza con i sottoproletari descritti nei primi romanzi. I quartieri di Testaccio, del Pigneto, del Tuscolano e del Parco degli Acquedotti fanno il loro ingresso poetico nel cinema italiano.

All’inizio del 1963 Pasolini acquistò un appartamento al numero 9 di via Eufrate all’EUR. Da Roma si spostò nel Sud Italia e poi andò fino in India e in Africa. Al volante della sua auto – una 1100 Fiat, esposta in mostra – percorse l’Italia in lungo e in largo, microfono alla mano, per intervistare gli italiani sulle loro idee sull’amore e la sessualità. Da Milano a Palermo passando per Modena, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Catanzaro Pasolini divenne intellettuale nazionale dando conto delle mentalità delle diverse regioni e strati sociali. Dopo un sopralluogo in Palestina, Pasolini trovò le ambientazioni per Il “Vangelo secondo Matteo” in Italia meridionale. Il film era dedicato al papa Giovanni XXIII, ma provocò polemiche al Festival di Venezia, dove pure vinse il Premio speciale della Giuria (1964).

Gli anni intorno al ’68 e i primi anni ’70 furono contrassegnati da una difficoltosa analisi del mutamento della società italiana: un mutamento torbido e apparente. Cambiamento ci fu, ma in una direzione diversa da quella verso cui i movimenti di contestazione credevano di aver indirizzato il Paese. Nell’incompiuto romanzo “Petrolio” sarebbe emersa la sua concezione dello svuotamento del potere politico, sostituito da una casta di affaristi. Aspra sarà anche la sua polemica contro i mass media, la TV e i giornalisti accusati di aver omologato una intera nazione togliendole la varietà culturale. I suoi articoli su “il Corriere della sera” diventeranno fucina di scandalo e di riflessione.

Dopo che  – tra il 1970 e il ’74 – si era dedicato alla realizzazione dei film della “Trilogia della vita”, la mattina del 2 novembre 1975 il corpo martoriato di Pasolini, fu ritrovato in un campo all’Idroscalo di Ostia. Ciò che accadde quella notte non è stato ancora chiarito. Da quella morte è nata la vita postuma di Pasolini intellettuale italiano del XX secolo. La forza della mostra al Palaexpo è di illustrare come Pasolini sia stato inattuale – e quindi a noi contemporaneo – già in vita.

Nella foto: Pier Paolo Pasolini “Autoritratto con fiore in bocca” (1947).

151.11.48.50