Ricordiamo i Martiri missionari con le Beatitudini

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Il 24 marzo 1980, mentre celebrava l’Eucaristia, fu ucciso nel Salvador monsignor Oscar Arnulfo Romero, vescovo della capitale San Salvador. Da quell’evento prende ispirazione l’annuale Giornata di preghiera e digiuno in ricordo dei missionari martiri, in programma oggi sul tema ‘Martyria’ sia per fare memoria di quanti lungo i secoli hanno immolato la propria vita proclamando il primato di Cristo e annunciando il Vangelo fino alle estreme conseguenze, sia per ricordare il valore supremo della vita che è dono per tutti.

Fare memoria dei martiri è acquisire una capacità interiore di interpretare la storia oltre la semplice conoscenza. Una Giornata di preghiera e digiuno nel cuore del tempo quaresimale, per fare memoria, col cuore e con la mente, di quei vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici stroncati nel compimento della loro missione. Ricordiamo questa giornata con l’intervista a Gerolamo Fazzini, caporedattore del settimanale ‘Credere’ e editorialista di Avvenire, che ha scritto il libro ‘Scritte con il sangue. Vite e parole di testimoni della fede del XX e XXI secolo’: una galleria che contiene molti nomi noti e altri pressoché sconosciuti.

La scelta va nella direzione che Papa Francesco ha indicato quando ha fatto riferimento alla ‘classe media della santità’, ossia a quel popolo, tanto numeroso quanto poco raccontato, di miti, di misericordiosi, di puri di cuore, di affamati e assetati di giustizia, di perseguitati per causa della fede, che ogni giorno, alle più diverse latitudini, mettono in pratica, con opere e parole, nient’altro che le Beatitudini, da Charles De Foucauld a Dietrich Bonhoeffer , da Massimiliano Kolbe a Pavel Florenskij, da Jerzy Popieluszko a Pino Puglisi, oltre cento testimoni che hanno dato la vita per la fede o ‘secondo quel che la fede chiede’, riletti attraverso le loro pagine più belle.

Nella prefazione il priore di Bose, Enzo Bianchi, ha scritto: “Queste pagine ne sono una testimonianza efficace: persone note universalmente e ‘oscuri testimoni della speranza’, cristiani di tutti i giorni sono raccolti attorno a quella chiamata universale alla santità che sono le Beatitudini, la buona notizia offerta in dono all’umanità amata da Dio. In quest’ottica credo valga la pena evidenziare un aspetto del martirio contemporaneo cui l’autore accenna nell’introduzione e che poi è presente attraverso alcune figure del ‘popolo delle Beatitudini’: la dimensione ecumenica della testimonianza fino al sangue resa da tanti discepoli di Cristo, quell’ ‘ecumenismo del sangue’ evocato recentemente con forza da Papa Francesco”.

Perché scrivere oggi un libro che si occupa di martiri?
“Potrei rispondere, per cominciare, che sbaglia chi pensa che i martiri siano un relitto del passato. In realtà anche la cronaca di oggi spesso ci consegna figure di martiri. Quindi c’è anche un’attualità forte del tema, che come giornalista non posso non cogliere. Ma sotto il profilo spirituale, che mi interessa ancora di più, i martiri sono la prova più evidente di una fede che si dona totalmente, senza riserve. Dunque i martiri sono maestri di amore a Cristo, non dalla cattedra ma in quanto testimoni.

Questo non è il primo libro che scrivo sui martiri. Ho iniziato con ‘Lo scandalo del martirio’, poi ho pubblicato ‘Il libro rosso dei martiri cinesi’ e, infine, insieme al biblista Bruno Maggioni, una ‘Via Crucis dei martiri’. Non lo dico per fare auto-pubblicità, ma perché vorrei sottolineare che seguo questo filone da lunghi anni. Eppure, ogni volta, nelle storie e nelle parole dei martiri trovo sempre spunti di notevole attualità dal punto di vista spirituale”.

In che cosa questo libro si differenzia dai precedenti?
“Come recita il sottotitolo del volume, ho voluto proporre “vite e parole” di testimoni della fede. Mi interessava, cioè, dare visibilità alle storie (spesso nascoste) i martiri poco noti, ma anche proporre testi ch solo in parte sono patrimonio comune della Chiesa italiana. C’è una tale ricchezza di fede vissuta all’estremo, nel mondo, che, in un certo senso, non è stata un’impresa difficile trovare il materiale”.

Quale è stato il criterio scelto per questi testimoni?
“Mi sono focalizzato sui martiri del nostro tempo, intendendo quelli del secolo XX e quelli del secolo da poco iniziato, il XXI. La storia terribile del ‘secolo breve’ (il ‘900) e le tensioni che ancora si registrano in molti paesi del mondo in questo inizio di terzo millennio ci consegnano una moltitudine di figure più o meno famose. Ed è su alcune di quelle che ho concentrato la mia attenzione. Ovviamente si parla di martiri italiani, europei ed extraeuropei, senza distinzione tra laici e consacrati. Da questo punto di vista faccio mia la categoria della ‘classe media della santità’ di cui ha parlato papa Francesco”.

Quali sono le caratteristiche del missionario martire oggi?
“Oggi il missionario raramente muore martire ‘in odium fidei’, ovvero per un’esplicita opposizione alla fede. Molto più spesso è ucciso in circostanze all’apparenza banali (tentativi di rapine, di rapimento…), ma che documentano contesti di violenza e pericolo nei quali il missionario accetta di vivere solo per amore di Gesù Cristo, non certo per ‘fare l’eroe’”.

In cosa consiste lo scandalo del martirio?
“Nel fatto che ad occhi umani il martirio rappresenta il più colossale dei fallimenti, mentre in una logica di fede è l’atto supremo di amore. Il martire non cerca la morte in quanto tale (il cristiano ama la vita e il Dio della vita), e tuttavia è disposto a metterla in gioco quando questo rende più credibile la sua testimonianza, più gratuito il suo amore, più totale la sua dedizione”.

Ad ogni martire lei, nel nuovo libro, assegna una beatitudine: perché?
“Avrei potuto organizzare il libro con criteri storici (i martiri del comunismo, del nazismo, dell’intolleranza religiosa, ecc). Oppure con una schema geografico, per continenti. Ho preferito una suddivisione in chiave spirituale perché mi pareva più confacente all’oggetto del libro. I martiri esprimono, per così dire, l’eccellenza del cristianesimo, in quanto hanno attuato, in forma più luminosa di altri, le Beatitudini, che per i cristiani dovrebbero essere la bussola della vita.

Naturalmente ogni uomo e donna martire ha espresso in modo particolare una forma specifica di adesione a Cristo. Anche questo mi pare assai interessante: i martiri, come i santi, del resto, non sono una massa omogenea, grigia, dove le individualità sono cancellate. Al contrario, sono un popolo di persone molto diverse tra loro, per storia, cultura, spiritualità, contesto geografico. Accomunate, però, da un unico filo rosso: l’aver accettato di pagare a caro prezzo la fede che hanno abbracciato”.

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