Seconda domenica di Quaresima, anno A

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Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.

Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Sarebbe stato bello essere anche noi con Pietro, Giacomo e Giovanni e godere di questa visione di luce che ha mostrato la predilezione del Padre per Gesù. Tutto avviene, “in disparte, su un alto monte”. Tanti episodi della narrazione biblica avvengono sopra un monte e quando i presenti sono in pochi. Anche in questo caso è così. Gesù è mostrato ai discepoli più vicini a lui in tutto il suo ineguagliabile splendore, in tutta la sua luce, in tutta la sua bellezza. Il volto di Gesù “brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”.

Immaginiamo i volti di Pietro, Giacomo e Giovanni. Di sicuro scopriremo in loro lo stupore di quella visione. Si saranno, a dir poco, meravigliati di quello che stavano contemplando. Vedevano che con Gesù c’erano Mosé ed Elia, la Legge e il Profeta, perfetta sintesi tra l’antico e il nuovo, tra il passato e il presente che guarda al futuro, tra l’annuncio e la realizzazione. I tre discepoli, in quel momento, non avranno colto l’essenza del messaggio ma avranno goduto, questo certamente, di una visione destinata a sconvolgere in manira profonda le corde delle loro emozioni. Il cuore avrà battuto d’improvviso fortemente e tutto il loro essere di persone gustava la bellezza straordinaria di un momento così unico e particolare che mai più si sarebbe ripetuto nel corso della storia.

All’improvviso la visione terminò. Ed ecco “una nube luminosa” coprì tutto con la “sua ombra”. Ed è a questo punto che i presenti hanno avvertito una voce che parlava al loro cuore in un modo unico ed irripetibile annunciando che Gesù è il Figlio del Padre che tutti devono ascoltare. Tra visione e parole i sensi dei tre discepoli restano sconvolti, cadono con “la faccia a terra e furono presi da grande timore”. Quando anche noi accogliamo la voce di Dio che ci annuncia una simile verità restiamo sconvolti e il timore ci pervade ed è in quel momento che percepiamo nel nostro intimo la calda e rassicurante voce di Gesù che ci invita ad alzarci e a non temere. Lui, se lo accogliamo per davvero ci è vicino come nessun altro uomo potrebbe fare; ci tocca, ci accarezza, ci parla con voce suadente e ci rassicura. “Non abbiate paura, io ho vinto il mondo”, ripete ai nostri sensi e continua a camminarci accanto precedendoci lungo la via perché i nostri passi non cadano in nessuna delle trappole o negli inganni che il male continua a tenderci.

Questa esperienza che ci rafforza nella fede resta la nostra, unicamente la nostra e non siamo tenuti a condividerla con nessuno se non con il Padre che tutto sa e che vuole guidarci su strade sicure verso la terra promessa.

Se ci pensiamo bene un’esperienza analoga ci potrà essere capitata o ci potrà capitare nei momenti di forte contemplazione, quando immagini e visioni si addensano davanti alle nostre menti. Favorevoli occasioni le abbiamo anche quando viviamo nell’armonia con la Trinità, il momento del dormiveglia della sera o dell’alba, e i nostri sensi si trovano in una dimensione più favorevole a viaggiare in altre dimesione che non sono meno reali di altre. Tutto questo non è per niente strano ma rientra nell’esperienza comune di tanti uomini e di tante donne che ne hanno fatto, a volte, anche testimonianza. Nulla di strano, anzi, una grande opportunità per chi, senza preconcetti, si avvicina al Signore e lo vive per offrirli lode ed onore.

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