Il Papa in parrocchia: Francesco vuoi battere il cinque con noi ?

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“Tú eres er mejo!” Uno striscione in spagnolo e romanesco con sopra le impronte colorate di tante mani accoglie Papa Francesco all’Infernetto, quartiere residenziale all’estrema periferia sud di Roma, il cui nome deriva dal fumo delle vecchie fabbriche di carbone che vi sorgevano. Il Pontefice arriva con la sua SCV 00919 poco prima delle 16.00 accolto dal cardinale vicario Agostino Vallini, dal vescovo di settore Paolo Schiavon, dal parroco don Antonio D’Errico e dai sacerdoti suoi collaboratori, insieme a migliaia di fedeli raccolti nella chiesa parrocchiale di San Tommaso Apostolo ( nel 50mo della fondazione) e nel grande prato circostante.
“A Roma – gli dice un bambino del catechismo durante i saluti iniziali – quando si è d’accordo con una persona si batte il cinque… Papa Francesco, vuoi battere un cinque con tutti noi?” Il Papa sorride e prima di un bagno di folla si rivolge ai fedeli: “Vi dirò un segreto per amare Gesù: per amare Gesù, bisogna lasciarsi amare da Lui, che ci ama per primo”. “E se ci lasciamo amare da lui, non sbaglieremo mai, saremo sempre nel suo amore” insegna il Papa come un catechista, chiedendo come sempre ai fedeli di pregare per lui. Quindi saluta  i bambini battezzati negli ultimi mesi con i loro genitori, gli anziani, gli ammalati e infine l’Associazione di famiglie con figli disabili. Si ritira per confessare alcuni penitenti e poi presiede la celebrazione eucaristica.
L’omelia è incentrata sulla domanda “cosa c’è nel mio cuore?” Non è facile rispondere, spiega il Papa, perché ognuno tende a coprire quello che non va.
C’è amore? C’è odio? “C’è nel mio cuore un atteggiamento di perdono per quelli che mi hanno offeso, o un atteggiamento di vendetta?” chiede Francesco. È una domanda fondamentale, “perché viene fuori e fa male, se c’è male, oppure viene fuori e fa bene, se c’è bene”.
“Dobbiamo dire la verità a noi stessi – insiste il Papa – e vergognarci quando ci troviamo in una situazione che non è come Dio la vuole, non è buona”.
Come già all’Angelus della mattina, Papa Francesco ricorda che chi insulta il fratello, chi lo odia, chi chiacchiera contro di lui “lo uccide nel suo cuore”. “Noi forse non ci accorgiamo di questo – osserva -, sparliamo di questo o di quello, ma questo è uccidere il fratello”.
Il Pontefice chiede pertanto due grazie: “conoscere cosa c’è nel mio cuore, per non ingannarci; fare il bene e non il male che è nel nostro cuore”. “Ricordatevi che le parole uccidono – ha precisato -. Anche i cattivi desideri contro l’altro”.
E ha poi concluso: “Quello che sporca la nostra vita è quanto di cattivo esce dal nostro cuore”.
Prima di rientrare in Vaticano, il Papa ha salutato infine i familiari dei sacerdoti e incontrato il Consiglio pastorale parrocchiale
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