L’infinito in tre minuti: Giada e Papa Francesco

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Ci sono delle emozioni così intense e travolgenti che è necessario condividere perché così facendo si dona al prossimo una speranza, una luce, un sorriso, riuscendo parimenti a far sì che esse si rafforzino ancora di più nel nostro cuore. È da questa convinzione che è nato L’infinito…in tre minuti”, un breve racconto in cui Giada, aiutata dall’amica Damiana, descrive il suo incontro con Papa Francesco; lo si legge tutto d’un fiato, percependo fra le righe un senso d’ansia, di fervente attesa, come se anche nello scrivere la prima parte si volesse far presto per arrivare subito lì… a quei fatidici tre minuti.

Giada ha 27 anni, da 8 è totalmente paralizzata e ventilata a causa di un incidente stradale, ma la voglia di vedere Francesco è stata così forte da non farle considerare la sua situazione fisica un ostacolo.

Con la complicità della zia suor Anna Maria che si è attivata per farle ottenere il pass, il posto preferenziale e l’incontro personale, il 3 dicembre 2013 Giada parte dalla clinica della Sacra Famiglia a Inzago (Milano), dove è ricoverata, alla volta di Roma. La accompagnano 10 persone e il gruppetto è ospitato dalle Benedettine di Priscilla; la serata nella capitale è piacevole “che tramonto! E che aria frizzante…”, ma “nella testa di tutti un pensiero fisso: DOMANI”.

Il giorno dopo il gruppo arriva in piazza San Pietro alle 9,00 e subito si divide, la guardia svizzera sa che Giada deve essere accompagnata da due persone, il medico e l’infermiere; la zia viene assegnata, in via del tutto eccezionale, alla zona alta a sinistra, a fianco della sedia papale.

L’accoglienza riservata al trio dai cerimonieri è ineccepibile, ci si preoccupa che a Giada non manchi nulla, le si fa aspettare il Papa al caldo, le si procura una presa elettrica dove poter ricaricare il ventilatore, le si offre un tè.

Pochi minuti prima dell’arrivo del Papa i tre vengono accompagnati alla loro postazione “in un angolo al sole, tra poche persone speciali” dove inizia “l’attesa di qualcosa che non si sa, non si può immaginare. O meglio si immagina… ma non si immagina giusto”.

Finalmente arriva il Santo Padre. “Ciao!” esordisce con la sua semplicità che consente a chiunque di sentirsi a proprio agio. In quel momento il tempo per Giada e i suoi accompagnatori si ferma, “quattro grandi amici in un mondo fatto a bolla” dove spicca l’umanità di Francesco e il vivo interesse per quella ragazza così speciale. Il momento tanto sognato è arrivato ed è così spiazzante da rendere difficile ogni parola; svaniscono i discorsi immaginati, le domande preparate, l’unica espressione che riesce a trovare spazio è: “Sono Giada”.

Nel racconto Damiana descrive chiaramente ciò che queste due parole esprimono per la sua amica, in esse “c’è tutta Giada, il suo mondo i suoi pensieri, le sue emozioni. È la sua rivincita, il suo conclamare che c’è. Il suo riscatto, la sua storia, la sua fatica, la sua forza e la sua disperazione”.

Francesco le mette la mano destra sul viso, la accarezza, si interessa a lei, chiede se deve utilizzare sempre il ventilatore; accetta divertito i doni che gli hanno portato: un CD dei Todos Santos, la band formata da due dipendenti e da due disabili della clinica che ha anche musicato una canzone scritta dalla stessa Giada e in cui racconta la sua storia; una maglietta della squadra di calcio della clinica, formata da disabili, con sopra scritto il suo nome e l’anno dell’elezione; un libretto che racconta la storia dei ragazzi del calcio e delle bocce; la letterina di un’ospite della clinica.

L’incontro si conclude con la richiesta di Papa Francesco che tutti ben conosciamo: “Io prego per te e tu prega anche per me perché ne abbiamo bisogno”.

A fine udienza Giada viene interrogata pressantemente dal resto del gruppo che vuole sapere, vuole capire, con quella curiosità di chi a pochi passi ha potuto vedere ma non ascoltare.

Il racconto si chiude così, volutamente senza accenni al rientro, perché nonostante si sia tornati alla vita di sempre “restiamo lì pur essendo qui”.

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