Quinta domenica del tempo ordinario, Anno A

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Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.

Gesù afferma che l’uomo è sale della terra e luce del mondo due caratteristiche che ciascuno di noi possiede  nella misura in cui sa insaporirsi di Cristo e sa prendere da Lui un po’ di luce da donare a chi ci sta intorno. Noi da soli, infatti, non siamo un granché abbiamo bisogno del suo spirito e della sua parola.

Ma perchè Gesù parla di sale e di luce? Il sale serve a dare sapore ai cibi ed è, quindi, lo spirito di Gesù che ci viene donato e che noi possiamo accogliere per dare sapore alla vita; la luce, invece,  proviene direttamente dalla sua parola e ci consente poi, dopo averla ruminata, di poterla donare agli altri.

Quindi l’uomo che vive nello spirito di Gesù e che si alimenta della sua parola è tempio di Gesù, custode del Cristo, diventando capace di donare agli altri luce e gusto nella vita. Da queste due fonti deriva la gioia e la capacità di amare gli altri diventando testimoni credibili dell’amore di Dio.

Tutto questo abilita l’uomo che vive di Dio a compiere le azioni di Dio. Ed è così che l’uomo si fa concretamente strumento docile alla volontà del Padre affinché il mondo vedendo creda e ricevendo sappia trasformarsi. In questo modo si avvia una lunga catena di abbracci reciproci che trasmettono e diffondono l’amore. Gli abbracci sono fatti di vicinanza, di piccole e grandi attenzioni di opere buone. Tutte queste sono le opere della luce che rendono la terra un anticipo del Regno di Dio.

In questo tempo le opere buone per eccellenza sono quelle che hanno come destinatari i poveri sia dal punto di vista materiale che da quello spirituale. Papa Francesco ha invitato a più riprese ad andare verso le periferie dell’esistenza per tramutare le nostre parole in fatti di vita e offrire una concreta testimonianza della nostra fede. In questi luoghi troviamo poveri, senzatetto, malati cronici, anziani soli, donne fatte oggetto di violenza, bambini abbandonati e tante altre categorie di uomini e donne che soffrono e che attendono chi sappia donare loro un po’ di gusto per la vita e soprattutto un po’ di luce che illumini la loro notte.

Si tratta di fare tutto ciò partendo dalle proprie case, dai rapporti con il proprio sposo e la propria sposa, con i figli, i genitori, i fratelli e i parenti. Stessa cosa siamo chiamati a fare negli ambienti di vita nei quali viviamo la nostra quotidianità: nel lavoro, tra gli amici e tra quanti altri, per varie ragioni incontriamo nella nostra giornata.

 

 

 

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