14 settembre, festa dell’Esaltazione della Santa Croce

Esaltazione della Santa Croce
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 14 settembre 2026 – Vik van Brantegem] – Al cuore stesso dell’odierna festa liturgica dell’Esaltazione della Santa Croce sta il paradosso: come può uno strumento di morte diventare oggetto di esaltazione? La risposta si trova nel mistero di Cristo, nel quale la Croce, da segno di condanna, diventa albero della vita e manifestazione suprema dell’amore di Dio per l’uomo. Essa rivela, nello stesso tempo, la gravità del peccato e la sovrabbondanza di un amore che non condanna, ma cerca, perdona e salva.

«Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16): sono le parole rivolte da Gesù a Nicodemo: Come il serpente innalzato da Mosè nel deserto divenne per gli Israeliti occasione di salvezza attraverso un atto di fiducia, così il Figlio dell’uomo innalzato sulla Croce chiama ogni persona ad affidarsi all’amore gratuito di Dio.

Guardare alla Croce significa allora abbandonare la paura di un Dio che giudica per accogliere la luce di Colui che conosce le povertà dell’uomo e desidera risanarle. Anche la sofferenza, le ferite e i limiti dell’esistenza, illuminati dal mistero pasquale, possono diventare luogo d’incontro con Dio. È la sapienza della Croce, vissuta pienamente da Maria ai piedi del Figlio: ciò che agli occhi del mondo appare scandalo e follia diventa, nel sangue di Cristo, grido d’amore, sorgente di vita e seme di gloria.

Il Martirologio Romano ricorda il 14 settembre la «Festa della esaltazione della Santa Croce, che, il giorno dopo la dedicazione della basilica della Risurrezione eretta sul sepolcro di Cristo, viene esaltata e onorata come trofeo della sua vittoria pasquale e segno che apparirà in cielo ad annunciare a tutti la seconda venuta del Signore».

«Non ci sia per noi altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo. Egli è nostra salvezza, vita e risurrezione; per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati» (Cfr. Gal 6,14).

Al centro dell’evangelizzazione apostolica vi è Cristo crocifisso. Accogliere questo annuncio significa, per il Cristiano, seguire il Signore e portare quotidianamente la propria croce. La sofferenza, vissuta nell’unione con Cristo e non ricercata per se stessa, può essere trasfigurata dalla speranza cristiana e diventare partecipazione al mistero della sua morte e Risurrezione.

Accostarsi alla Santa Croce significa, dunque, trovare conforto, pace e nuova forza per la vita quotidiana. Attraverso la follia della Croce, lo scandalo della sofferenza può diventare sapienza, e la ferita provocata dal peccato e dall’ingratitudine dell’uomo può divenire, nel sacrificio redentore di Cristo, sorgente di una sovrabbondanza d’amore e principio di una nuova creazione nella gloria.

La preghiera alla Santa Croce
che ha accolto Dio

La Croce del Signore nostro Gesù Cristo sia l’unico vanto del Cristiano (Cfr. Gal 6,14).

In Cristo, la Croce è divenuta strumento di vittoria. Il vero Signore della nostra terra è Cristo. Egli ci esorta a pregare sempre, senza stancarci (Cfr. Lc 18,1). L’Apostolo ammonisce: «Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono le stesse sofferenze di voi» (1Pt 5,8-9).

Seguendo l’esempio del Salmo, nel quale è scritto «Sette volte al giorno io ti lodo, per i tuoi giusti giudizi» (Sal 119 [118],164), ci raccogliamo in preghiera.

Benedetto sia il Signore nostro Gesù Cristo.

Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di noi peccatori.

Dio, santo e potente, santo e immortale, che sei stato crocifisso per noi, abbi pietà di noi.

Gloriosa e benedetta, sempre beata Vergine Maria, Madre di Dio, presenta le nostre suppliche al Figlio tuo e nostro Dio, affinché ci liberi dalla tentazione e da ogni nostro pericolo.

Per mezzo della Santa Croce supplichiamo il Signore, affinché mediante essa ci liberi dai peccati e ci doni la vita con la grazia della sua misericordia. Signore Dio nostro onnipotente, donaci la vita e abbi pietà di noi.

Confidando nella Santa Croce, supplichiamo il Signore affinché ci liberi dai peccati e, con la sua misericordia, ci doni la vita e ci faccia vivere. Signore Dio nostro onnipotente, donaci la vita e abbi pietà di noi.

La tua Croce sia per noi rifugio, Signore Gesù. Quando apparirai nella gloria del Padre, tra nubi luminose, noi che speriamo in te non saremo confusi, ma, per la tua grande potenza, gioiremo alla tua destra, come figli della luce e figli del giorno.

Preghiera alla Santa Croce che ha accolto Dio

Mediatrice della nostra salvezza, pegno della speranza del mondo intero, luce radiosa dell’universo, sole dell’amore, rifugio della speranza, santo e tremendo segno della benevolenza di Dio verso di noi, spada pervasa dalla potenza divina che abbatte il nostro avversario, sigillo dei nostri sensi, saldo rifugio della nostra speranza: la tua potenza divina, che mantiene salde le fondamenta del mondo, tenga le nostre anime e i nostro corpi lontani dall’ira, dalla concupiscenza, dall’odio e da tutte le prove e tentazioni spirituali e corporali, e ci custodisca con la tua tremenda potenza nei secoli dei secoli. Amen.

Foto di copertina: Lázaro Pardo Lagos o sua bottega, Esaltazione della Croce, 1640–1660, olio su tela con applicazioni di foglia d’oro, 191,10×148,10 cm, Fundación Pedro y Angélica de Osma, Museo Pedro de Osma, Lima, Perù.
L’opera non raffigura uno specifico episodio storico legato al ritrovamento o alla restituzione della Vera Croce, ma propone una complessa rappresentazione allegorica della Croce come strumento universale della Redenzione.
Il sacro legno, scuro e circondato da raggi dorati, domina la composizione e congiunge simbolicamente la terra al cielo. In alto appare la Santissima Trinità, mentre gli angeli mostrano diversi strumenti della Passione di Cristo. Sopra la Croce, il pellicano che si ferisce il petto per nutrire i piccoli con il proprio sangue richiama il sacrificio del Salvatore e il mistero dell’Eucaristia. Ai piedi del legno, il teschio e le ossa alludono ad Adamo e alla tradizione secondo la quale il Calvario sarebbe sorto nel luogo della sua sepoltura: Cristo, nuovo Adamo, redime con il proprio sangue il peccato dell’umanità. Le corone e gli altri segni del potere deposti a terra esprimono la sottomissione di ogni autorità alla signoria salvifica della Croce.
Tra le figure raccolte in adorazione si riconoscono anche esponenti della spiritualità francescana, probabilmente San Bonaventura e Sant’Antonio di Padova.
Nel trattamento allungato ed elegante delle figure permane il gusto manierista, mentre la ricchezza delle dorature annuncia uno dei caratteri più riconoscibili della pittura cusqueña dell’età vicereale.

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