A Shushi le condotte fognarie attraversano il cimitero cancellato. Dopo le tombe, scompare anche il luogo della memoria

Sito cimitero distrutto
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 12 settembre 2026 – Vik van Brantegem] – Pochi giorni fa abbiamo documentato la distruzione dello storico cimitero armeno-russo di Shushi, nell’Artsakh occupato dall’Azerbaigian. Ora emerge un nuovo elemento che rende ancora più concreta la sorte riservata a quel luogo: sul terreno nel quale per secoli erano rimaste le tombe, e dove cinque khachkar medievali testimoniavano una presenza armena risalente almeno ai secoli XII-XIII, vengono posate condotte per lo smaltimento delle acque reflue. Le immagini diffuse da Azatutyun mostrano l’area ormai spianata e i lavori infrastrutturali in corso.

Non sono scomparse soltanto le 35 lapidi ottocentesche, insieme alle croci di pietra armene: viene trasformato materialmente anche lo spazio che ne custodiva la memoria. Il cimitero raccontava una Shushi più complessa di quella che la riscrittura contemporanea della città tende a rappresentare: vi riposavano Armeni, militari e funzionari dell’Impero russo ed Europei. Tra loro Sofia Regina Reander, nata a Mosca e figlia di un professore tedesco.

Caucasus Heritage Watch aveva documentato mediante immagini satellitari che la distruzione era avvenuta tra il 9 e il 14 maggio 2026. Monument Watch ha ora ricostruito anche il contesto archeologico del sito, mentre le nuove immagini mostrano ciò che viene costruito al suo posto.

A Shushi non vengono cancellate soltanto delle pietre: viene progressivamente modificato il paesaggio capace di testimoniare chi vi abbia vissuto prima dell’occupazione azera.

Dove c’erano tombe e khachkar passano le condotte fognarie

Il 6 settembre, nell’articolo Artsakh, cancellata la memoria a Shushi mentre a Baku i prigionieri Armeni restano nell’isolamento, avevamo riferito i risultati dell’indagine pubblicata il giorno precedente da Caucasus Heritage Watch. Le immagini satellitari ad alta risoluzione avevano consentito di circoscrivere la distruzione del vecchio cimitero armeno-russo sul lato orientale di Shushi al periodo compreso fra il 9 e il 14 maggio 2026 (A Cemetery Lost in the Rebuilding of Shusha).

La documentazione pubblicata il 10 settembre 2026 da Azatutyun, il servizio armeno di Radio Free Europe/Radio Liberty, aggiunge un particolare che merita di essere osservato separatamente. Il terreno è ormai stato livellato e le autorità azere vi stanno facendo passare condotte fognarie. Non siamo quindi più soltanto davanti alle immagini satellitari che permettono di confrontare il “prima” e il “dopo” della demolizione: possiamo vedere la successiva destinazione materiale di parte dell’area funeraria.

Monument Watch precisa che il passaggio della condotta per lo smaltimento delle acque reflue si inserisce nel più vasto complesso di lavori edilizi che stanno modificando l’aspetto urbano di Shushi. La piattaforma richiama anche un filmato proveniente dai social media azeri nel quale è visibile la distruzione del cimitero durante i lavori.

Un cimitero molto più antico delle tombe ottocentesche

La nuova documentazione permette anche di comprendere meglio che cosa sia andato perduto.

Caucasus Heritage Watch ha censito nel sito almeno 40 monumenti funerari: 35 lapidi datate tra il 1810 e il 1871 e cinque khachkar armeni risalenti ai secoli XII-XIII. Questi ultimi spostano indietro di molti secoli la testimonianza storica custodita nel terreno successivamente utilizzato come cimitero armeno-russo.

Non si trattava dunque soltanto, come avevamo già osservato, di un camposanto ottocentesco. Le croci di pietra costituivano una testimonianza materiale della presenza culturale armena nel luogo in epoca medievale.

Monument Watch aggiunge un elemento particolarmente utile. Nel luglio 2005, nell’ambito delle ricerche sui monumenti medievali di Shushi e dei suoi dintorni, una spedizione archeologica dell’Istituto di Archeologia ed Etnografia dell’Accademia Nazionale delle Scienze armena svolse indagini proprio in questo cimitero. Il sito, pertanto, non era un’area di cui fosse ignoto il valore storico: era stato oggetto di ricognizione e documentazione archeologica.

Le persone dietro le pietre cancellate

Le lapidi ottocentesche raccontavano inoltre la composizione sociale di Shushi e i rapporti fra la popolazione armena e le altre comunità presenti nella città.

Come avevamo già riferito, fra le sepolture documentate figurava quella di Vladimir Mikhailov, comandante del 42° Reggimento cacciatori dell’esercito imperiale russo, che partecipò alla difesa della città nel 1826. Un’altra lapide ricordava Sofia Regina Reander, nata a Mosca il 29 giugno 1807 e morta il 30 aprile 1839.

Azatutyun sottolinea proprio questo carattere plurale del cimitero: accanto agli Armeni vi erano sepolti esponenti dell’Impero russo ed Europei. È un particolare importante perché rende la distruzione qualcosa di più della perdita di un insieme di monumenti funerari armeni: scompare una fonte materiale per ricostruire la storia sociale della Shushi del XIX secolo.

Era, come abbiamo scritto pochi giorni fa, un archivio scolpito nella pietra. Ora anche il terreno sul quale quell’archivio si trovava viene incorporato nella nuova infrastruttura urbana.

La trasformazione di Shushi continua

Il nuovo sviluppo acquista ulteriore significato se osservato insieme a ciò che sta accadendo nel resto della città.

Soltanto il 7 settembre abbiamo documentato un altro intervento: la costruzione di due edifici residenziali di cinque piani nell’area adiacente alla Cattedrale del Santo Salvatore Ghazanchetsots, con una conseguente alterazione della visibilità del monumento e del paesaggio urbano che storicamente lo circondava (Ghazanchetsots scompare dalla vista. A Shushi la cancellazione della memoria armena dell’Artsakh passa anche dall’urbanistica).

E non è il primo cimitero storico della città a scomparire. Nell’aprile 2024 Monument Watch aveva documentato la distruzione del vecchio cimitero di Ghazanchetsots, iniziata già nell’ottobre precedente e successivamente confermata attraverso il monitoraggio satellitare di Caucasus Heritage Watch.

È proprio la successione degli interventi a rendere insufficiente considerarli come episodi separati: cimiteri cancellati, edifici religiosi alterati o demoliti, monumenti rimossi, attribuzioni storiche modificate e ora trasformazioni urbanistiche che incidono anche sul rapporto visivo fra i monumenti superstiti e la città.

Prima cancellare, poi costruire sopra

Nel caso del cimitero armeno-russo la sequenza è ormai materialmente documentabile.

Per secoli vi erano rimasti khachkar e sepolture. Nel maggio 2026 i mezzi pesanti hanno cancellato l’area funeraria. A settembre vediamo le condotte attraversare il terreno nel quale si trovavano le tombe.

Non occorre attribuire intenzioni che le immagini satellitari non possono dimostrare. I fatti documentati sono già sufficientemente eloquenti: un sito storico contenente testimonianze medievali e ottocentesche è stato distrutto durante lavori infrastrutturali senza che quelle testimonianze fossero preservate in situ; successivamente l’area è stata interessata dalla posa delle infrastrutture per le acque reflue.

Caucasus Heritage Watch, al termine della propria indagine, ha rivolto all’Azerbaigian un appello affinché interrompa quello che definisce un ciclo di distruzione e protegga i siti ancora esistenti.

La questione riguarda ormai qualcosa che va oltre ciascun singolo monumento. Quando viene eliminato un cimitero non scompaiono soltanto tombe e lapidi. Scompaiono nomi, date, lingue, iscrizioni e relazioni fra persone e comunità; scompare la possibilità stessa di leggere nel paesaggio le diverse epoche che hanno formato una città.

A Shushi, nell’Artsakh svuotato della sua popolazione armena nel settembre 2023, dopo aver cancellato le pietre si interviene sul terreno che ne conservava la memoria. E dove per secoli erano rimasti i segni dei morti, oggi passano le condotte della città che viene ridisegnata anche al loro posto.

Foto di copertina: l’area dello storico cimitero armeno-russo orientale di Shushi, nell’Artsakh occupato, dopo la distruzione delle tombe e dei khachkar. Nel terreno spianato sono in corso i lavori per la posa delle condotte per lo smaltimento delle acque reflue (Foto di Azatutyun/RFE-RL).

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