Armenia, la Cassazione rimanda ad Armavir il processo a Karekin II. Kocharyan impugna la custodia cautelare
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 9 settembre 2026 – Vik van Brantegem] – Proseguono in Armenia i due delicati procedimenti giudiziari che nelle ultime settimane hanno investito, su piani distinti, il vertice della Chiesa Apostolica Armena e uno dei principali esponenti dell’opposizione politica. La Corte di Cassazione ha stabilito definitivamente che il procedimento penale contro Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di Tutti gli Armeni, e sei membri del Consiglio Spirituale Supremo dovrà essere esaminato dal Tribunale di primo grado della regione di Armavir, riportando così il fascicolo davanti al giudice Serzh Rushanyan. Nel frattempo, la difesa dell’ex Presidente Robert Kocharyan, in custodia cautelare dal 27 agosto nell’ambito della nuova inchiesta per corruzione, ha impugnato i provvedimenti adottati nei suoi confronti e annuncia che, dopo avere percorso le vie giudiziarie interne, potrebbe rivolgersi anche alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e agli organismi delle Nazioni Unite.
Sono due procedimenti giuridicamente indipendenti e tali devono rimanere nell’analisi. Ma entrambi continuano ad alimentare in Armenia il dibattito sull’indipendenza della magistratura e sul rapporto tra giustizia e scontro politico, mentre nel caso del Catholicos assume un peso sempre maggiore anche la questione dell’autonomia della Chiesa rispetto al potere statale.
La Cassazione: il processo a Karekin II deve restare ad Armavir
La Corte di Cassazione armena ha risolto il conflitto sulla competenza territoriale che per settimane aveva impedito al procedimento contro Karekin II e i sei membri del Consiglio Spirituale Supremo di arrivare all’esame preliminare delle accuse. Il fascicolo dovrà essere esaminato dal Tribunale di primo grado della regione di Armavir.
Si chiude così una singolare sequenza processuale iniziata il 7 agosto, quando il primo giudice incaricato del caso, Hakob Manukyan, si era ricusato osservando che la propria precedente attività professionale di avvocato avrebbe potuto suscitare dubbi sulla sua imparzialità.
Il procedimento era stato quindi assegnato al giudice Serzh Rushanyan. Il 28 agosto quest’ultimo aveva rilevato che nell’imputazione formulata nei confronti del Catholicos – diversamente da quelle riguardanti gli altri imputati – non era specificato il luogo nel quale sarebbe stato commesso il presunto reato. Poiché da tale elemento dipende la competenza territoriale, Rushanyan aveva trasmesso il fascicolo al Tribunale penale di primo grado di Yerevan.
A Yerevan il procedimento era stato assegnato al giudice Vahagn Melikyan, che a sua volta non aveva condiviso la determinazione della competenza e, prima di fissare l’udienza preliminare, aveva investito la Corte di Cassazione affinché decidesse definitivamente quale tribunale dovesse occuparsi del caso. Ora la risposta è arrivata: Armavir.
Una critica alla decisione che aveva trasferito il fascicolo
Secondo quanto riportato dai media armeni sulla decisione della Cassazione, la pronuncia non si limita a indicare il tribunale competente. La Corte avrebbe espresso una valutazione critica sulla decisione con cui Rushanyan aveva trasferito il procedimento a Yerevan, rilevando un approccio «esclusivamente soggettivo e formalistico» e osservando che l’apertura del conflitto di competenza senza presupposti oggettivi avrebbe prodotto un «inutile percorso processuale». La Cassazione avrebbe inoltre richiamato il rischio che una simile dilatazione procedurale possa incidere sul diritto degli imputati a vedere esaminato il procedimento entro un termine ragionevole.
La decisione non entra però nel merito delle accuse formulate contro il Catholicos e i sei ecclesiastici, e non affronta la questione fondamentale sollevata dalla Chiesa Apostolica Armena: fino a che punto un tribunale dello Stato possa intervenire in decisioni che riguardano lo status canonico e il governo interno di una Chiesa.
Il procedimento torna al giudice Rushanyan
Con la determinazione definitiva della competenza territoriale, il fascicolo torna dunque ad Armavir e al giudice Serzh Rushanyan. È un passaggio particolarmente interessante perché sarà lo stesso magistrato che aveva rilevato l’omessa indicazione del luogo del presunto reato nell’imputazione del Catholicos a dover ora proseguire il procedimento dopo che la Cassazione ha stabilito che quella circostanza non giustificava il trasferimento del fascicolo a Yerevan.
Restano immutate le accuse. Karekin II e i sei membri del Consiglio Spirituale Supremo sono accusati di avere deliberatamente ostacolato, attraverso l’esercizio delle proprie funzioni, l’esecuzione di una decisione giudiziaria riguardante il Vescovo Gevorg Saroyan, già Primate della Diocesi di Masyatsotn e successivamente ridotto allo stato laicale. La Santa Sede di Etchmiadzin continua a sostenere che la nomina, la rimozione e lo status canonico dei Vescovi appartengano alla propria autonomia interna e siano regolati dal diritto canonico.
Si dimette il procuratore che aveva formulato l’accusa
Alla complessa vicenda processuale si è aggiunto nel frattempo un altro elemento: Khachatur Galstyan, il procuratore che aveva formulato l’accusa e trasmesso il fascicolo al tribunale, ha lasciato la Procura Generale su propria richiesta. La Procura ha confermato le dimissioni, negando tuttavia che siano collegate al procedimento contro il Catholicos e i sei ecclesiastici.
Alcuni media armeni hanno diffuso una ricostruzione differente, attribuita a fonti anonime interne alla Procura, secondo la quale Galstyan non avrebbe voluto sostenere in aula un’accusa che avrebbe considerato giuridicamente problematica. Quest’ultima versione non dispone al momento di una conferma ufficiale e deve pertanto rimanere distinta dal fatto accertato delle dimissioni. La coincidenza temporale, tuttavia, contribuisce inevitabilmente ad aumentare l’attenzione intorno a un procedimento già senza precedenti nella storia contemporanea dell’Armenia.
Da Mosca un nuovo sostegno alla Chiesa Apostolica Armena
Anche sul piano internazionale il confronto tra il governo e la Chiesa Apostolica Armena continua a produrre reazioni.
Il 4 settembre Karekin II ha ricevuto a Etchmiadzin il Metropolita Antonij di Volokolamsk, Presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca. Antonij ha portato al Catholicos i saluti di Sua Santità Kirill, Patriarca di Mosca e di Tutta la Russia, e ha riaffermato il sostegno della Chiesa Ortodossa Russa alla Chiesa Apostolica Armena. Soprattutto, secondo il comunicato ufficiale della Santa Sede di Etchmiadzin, ha affermato che qualsiasi interferenza delle autorità secolari nella vita interna della Chiesa è inaccettabile.
Non si tratta di una decisione politica del governo russo, e sarebbe improprio presentarla come tale. È però una presa di posizione ecclesiale internazionale esplicita sulla questione che si trova al centro dello scontro tra Etchmiadzin e le autorità armene: il confine tra giurisdizione dello Stato e autonomia della Chiesa.
Kocharyan: impugnata la custodia cautelare
Parallelamente prosegue il procedimento contro Robert Kocharyan, Presidente dell’Armenia dal 1998 al 2008 e oggi una delle principali figure dell’opposizione.
L’ex Capo dello Stato è in custodia cautelare dal 27 agosto, quando il Tribunale anticorruzione ha accolto la richiesta degli investigatori disponendo due mesi di detenzione.
Kocharyan è accusato di abuso dei poteri d’ufficio, accettazione di tangenti di particolare entità e riciclaggio di denaro su larga scala in relazione a operazioni che, secondo gli investigatori, avrebbero consentito durante la sua presidenza il trasferimento di beni pubblici a condizioni considerevolmente inferiori al loro valore. La difesa respinge le accuse e continua a sostenere che il procedimento abbia finalità politiche.
L’8 settembre l’avvocato Hovhannes Khudoyan ha confermato che sono state impugnate le decisioni adottate nei confronti dell’ex Presidente e che la strategia difensiva intende per il momento concentrarsi sui rimedi disponibili nell’ordinamento armeno.
La difesa non esclude Strasburgo e le Nazioni Unite
Khudoyan ha spiegato che il ricorso agli organismi internazionali costituisce comunque una delle possibilità prese in considerazione. La difesa potrebbe rivolgersi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e valutare anche gli strumenti disponibili nell’ambito delle Nazioni Unite, ma intende prima cercare di ottenere un risultato davanti ai tribunali armeni. Secondo il legale, un ricorso internazionale assumerebbe particolare significato qualora si potesse dimostrare l’inefficacia dei rimedi interni oppure emergessero situazioni urgenti, per esempio relative alle condizioni di salute dell’ex Presidente. Si tratta dunque, allo stato attuale, di una prospettiva annunciata dalla difesa e non di un ricorso già presentato.
La Procura Generale ha inoltre respinto l’obiezione secondo cui sarebbe intervenuta la prescrizione dei reati contestati a Kocharyan, affermando che i termini per procedere penalmente non sono scaduti.
Due procedimenti, una questione che rimane aperta
I casi Karekin II e Robert Kocharyan non devono essere sovrapposti.
Nel primo è in discussione un presunto ostacolo all’esecuzione di una decisione giudiziaria, sullo sfondo di un conflitto molto più ampio tra giurisdizione statale e autonomia canonica della Chiesa Apostolica Armena.
Nel secondo si tratta di gravissime accuse di corruzione riferite agli anni della presidenza Kocharyan, che dovranno essere accertate nel contraddittorio processuale.
Ma entrambi i procedimenti si sviluppano mentre lo scontro tra il governo di Nikol Pashinyan, la leadership della Chiesa Apostolica Armena e una parte consistente dell’opposizione politica ha raggiunto livelli senza precedenti. Per questo la questione centrale rimane quella che abbiamo evidenziato seguendo fin dall’inizio queste vicende: non anticipare né l’innocenza né la colpevolezza delle persone coinvolte, ma verificare se proprio nei casi politicamente e istituzionalmente più sensibili l’Armenia saprà garantire indipendenza della magistratura, diritto alla difesa, ragionevole durata dei procedimenti e, nel caso della Chiesa, quella sfera di autonomia religiosa che costituisce parte integrante della libertà di culto. La decisione della Cassazione chiude una questione procedurale. Non chiude, anzi riporta in primo piano, tutte le altre.
Foto di copertina: Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di Tutti gli Armeni, presso il Tribunale di primo grado della regione di Armavir a Vagharshapat, il 7 agosto 2026, in occasione della prima udienza del procedimento che coinvolge anche sei membri del Consiglio Spirituale Supremo (Foto di Narek Aleksanyan/Hetq).





























