Giovanni Maria Vian racconta il Vaticano dal di dentro: da Benedetto XVI a Leone XIV, passando per lo «sgoverno» di Francesco e il caso Becciu
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 9 settembre 2026 – Vik van Brantegem] – In una lunga intervista concessa a Stefano Lorenzetto per il Nord Est pubblicato l’8 settembre 2026, il Prof. Giovanni Maria Vian ripercorre la storia della propria famiglia, il legame con il Veneto e il Friuli, la formazione di filologo e storico del Cristianesimo e gli undici anni trascorsi alla direzione de L’Osservatore Romano. Ma il racconto autobiografico diventa soprattutto una testimonianza sul funzionamento della Santa Sede negli ultimi pontificati.
Chiamato da Benedetto XVI a rinnovare il quotidiano della Santa Sede e sostituito senza preavviso nel dicembre 2018, Vian esprime un giudizio severo sulla seconda parte del pontificato di Francesco, difende con nettezza il Cardinale Angelo Becciu e guarda con fiducia ai primi passi di Papa Leone XIV.
Molti dei temi affrontati nell’intervista – dalla crisi della comunicazione della Santa Sede alle modalità delle rimozioni decise da Papa Francesco, fino alle anomalie giuridiche del processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato – incrociano direttamente questioni seguite per anni dal Blog dell’Editore di Korazym.org. Ne emerge il ritratto di un uomo che conosce il Vaticano non soltanto come oggetto di studio o ambiente professionale, ma come una casa frequentata fin dall’infanzia, osservata dall’interno senza che tale familiarità gli impedisca di esprimere valutazioni molto critiche.
Una famiglia tra Friuli, Venezia e Vaticano
Il lungo colloquio prende le mosse dalle radici familiari dell’ex Direttore de L’Osservatore Romano. È una storia che attraversa il Friuli, Venezia e infine Roma, intrecciandosi con alcuni protagonisti della storia ecclesiastica e civile italiana.
Il più remoto antenato ricordato è Andrea Vian, tagliaboschi originario di Meduno, nato nel 1791 e arruolato come granatiere nella campagna napoleonica di Russia. Sopravvissuto alla tragedia della Beresina, si stabilì a Venezia, dove diede inizio a una storia familiare segnata da una costante vicinanza alla Chiesa.
Il nonno Agostino Vian, avvocato veneziano e amico di Giuseppe Sarto, fu unito in matrimonio dal futuro San Pio X poche settimane prima del Conclave del 1903. Il padre Nello, scrittore e studioso, lavorò a lungo nella Biblioteca Apostolica Vaticana e fu amico di Giovanni Battista Montini, che ne fu anche direttore spirituale. Il legame con San Paolo VI rimase centrale nella famiglia: fu lo stesso Montini, quando era Sostituto della Segreteria di Stato, a battezzare Giovanni Maria Vian nella Basilica di San Pietro.
Nato a Roma nel 1952, allievo del grande studioso del Cristianesimo antico Manlio Simonetti, Vian ha insegnato per trent’anni Filologia patristica all’Università La Sapienza. Storico della tradizione Cristiana e del papato contemporaneo, ha lavorato inoltre come redattore e consulente scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. Nel 2003, il Cardinale Joseph Ratzinger e l’Arcivescovo Tarcisio Bertone gli affidarono la revisione linguistica italiana del Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica.
La sua non è dunque soltanto la testimonianza di un giornalista che ha osservato la Santa Sede: è lo sguardo di uno studioso cresciuto a pochi metri dalle mura vaticane, in un ambiente familiare legato a San Pio X e a San Paolo VI, alla Biblioteca Apostolica Vaticana e ad alcuni dei protagonisti della vita della Chiesa nel Novecento.
Stefano Lorenzetto, una vita dedicata alle interviste
Stefano Lorenzetto, giornalista e scrittore veronese, ha iniziato la professione nel 1975 a L’Arena. Nel corso di una carriera ultracinquantennale ha scritto per numerose testate, tra cui L’Europeo, La Domenica del Corriere, Il Giornale, Oggi e Il Corriere della Sera. Chiamato nel 1995 da Vittorio Feltri a Il Giornale, ne è stato Vicedirettore vicario e vi ha pubblicato, dal 1999 al 2015, le 769 interviste della rubrica Tipi italiani, una delle più lunghe e riconoscibili serie di colloqui giornalistici apparse sulla stampa italiana. Nel 2016 ha partecipato, come Direttore editoriale, alla fondazione de La Verità. Autore di numerosi libri, è Consigliere dell’editore per Marsilio e collabora con il vocabolario Zingarelli per la segnalazione di nuove parole e accezioni. Nel 2002 ha ricevuto il Premio Saint-Vincent per il giornalismo e nel 2011 il Premio Biagio Agnes alla carriera.
Il suo nome è già comparso nella copertura di questo Blog dell’Editore. Fu richiamato nell’articolo del 23 agosto 2022 Terminata la “crocifissione cautelare” del Cardinal Becciu, dedicato alla revoca delle misure cautelari nei confronti di Cecilia Marogna e alla vicenda giudiziaria che coinvolgeva il porporato. Lorenzetto è stato menzionato da Renato Farina anche nell’articolo del 24 giugno 2023 Gli 80 anni di un giornalista geniale. Una vita di sfide dalle stalle alle stelle, dedicato a Vittorio Feltri. Farina osservava che le interviste realizzate da Stefano Lorenzetto e da Aldo Cazzullo avevano restituito con particolare forza la personalità e il percorso umano e professionale del fondatore di Libero.
Le sue interviste si distinguono infatti per l’accurata preparazione documentaria, il ritmo serrato delle domande e la capacità di far emergere, attraverso ricordi familiari, episodi biografici e dettagli apparentemente marginali, il carattere e il pensiero dell’interlocutore. Caratteristiche pienamente riconoscibili anche nel lungo colloquio con Giovanni Maria Vian.
L’intervista pubblicata da il Nord Est
il Nord Est è la testata digitale di informazione e approfondimento pubblicata da Nord Est Multimedia, gruppo editoriale nato nel 2023 e proprietario di sei storici quotidiani del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia: Messaggero Veneto, Il Piccolo, il mattino di Padova, la tribuna di Treviso, la Nuova di Venezia e Mestre e Corriere delle Alpi. Il portale propone notizie, analisi e contenuti comuni alle diverse realtà territoriali del gruppo.
L’intervista a Giovanni Maria Vian è stata pubblicata l’8 settembre 2026 all’interno del dossier Gente del Nordest, spazio dedicato a personalità legate per origine, storia familiare o attività professionale all’Italia nordorientale. Nel caso di Vian, nato e vissuto a Roma, il legame passa soprattutto attraverso le radici friulane e veneziane della famiglia, che costituiscono infatti il punto di partenza scelto da Lorenzetto per il lungo colloquio.
Il mandato di Benedetto XVI a L’Osservatore Romano
Vian fu chiamato alla direzione de L’Osservatore Romano nel 2007 per volontà di Papa Benedetto XVI e d’intesa con il Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone. Il mandato ricevuto, racconta, era duplice: rendere il giornale realmente internazionale e aprirlo maggiormente alla presenza e alla riflessione femminile.
A quest’ultimo obiettivo contribuì in modo particolare la storica Lucetta Scaraffia, che nel 2012 diede vita al supplemento mensile Donne Chiesa Mondo. Negli anni di Vian il giornale della Santa Sede cercò inoltre di ampliare il confronto culturale, ospitando anche opinioni non necessariamente coincidenti con le posizioni ufficiali della Santa Sede.
Questo Blog dell’Editore seguì quella stagione già mentre era in corso. Nel dicembre 2011, presentando il documentario Rai nell’articolo L’Osservatore Romano, il giornale del Papa, ricordavamo proprio l’intenzione di Benedetto XVI di aprire sulle pagine del quotidiano della Santa Sede «un dibattito moderato con tutti, anche con i non credenti», facendo del giornale uno spazio di confronto sui grandi temi della contemporaneità.
Il rapporto di Vian con Benedetto XVI era tuttavia più antico della nomina. La sua formazione patristica, il lavoro sul Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica e la comune attenzione alla storia dei testi Cristiani spiegano la sintonia culturale con il Papa teologo. Anche il suo ultimo libro, Le vie delle Bibbie, si inserisce in questa ricerca sulla trasmissione e sull’interpretazione delle Scritture. Attualmente Vian sta lavorando a una storia della comunicazione papale, dall’apostolo Pietro ai nostri giorni.
La sostituzione comunicata alla vigilia
Particolarmente significativo è il racconto della conclusione del suo mandato. Nel dicembre 2018, Paolo Ruffini, da pochi mesi Prefetto del Dicastero per la Comunicazione, si recò per la prima volta nella sede del giornale. Vian pensava che l’incontro servisse a discutere il rilancio de L’Osservatore Romano. Soltanto al termine della conversazione Ruffini gli comunicò che il giorno successivo sarebbe stato nominato un nuovo Direttore. Fu Vian stesso, racconta, a dover chiedere il nome del successore, Andrea Monda.
Il motivo dell’avvicendamento non gli è mai stato spiegato. Il Segretario di Stato, il Cardinale Pietro Parolin, e l’allora Sostituto della Segreteria di Stato, l’Arcivescovo Angelo Becciu, gli dissero successivamente di non essere stati informati della decisione.
È un passaggio che conferma quanto questo Blog dell’Editore aveva già ricostruito il 18 gennaio 2021 nell’articolo Il Mediagate Vaticano. Il Papa richiama all’ordine i suoi “addetti stampa”. Ruffini e Tornielli non dormono sereni. Scrivemmo allora che Vian era stato sostituito con un «fulmine a ciel sereno» e che, fino alla sera precedente l’annuncio, non sapeva assolutamente nulla della decisione. A distanza di oltre cinque anni, la testimonianza diretta dell’interessato conferma quella ricostruzione.
Il giudizio sul pontificato di Francesco
Interrogato da Lorenzetto, Vian definisce «in chiaroscuro» il pontificato di Francesco. A suo giudizio, la fase positiva sarebbe durata fino al 2018; successivamente, e in particolare dopo la morte di Benedetto XVI, Bergoglio si sarebbe progressivamente chiuso in sé stesso.
È importante sottolineare che si tratta della valutazione personale di Vian, espressa in termini molto severi. Secondo l’ex Direttore del giornale della Santa Sede, Francesco non avrebbe governato adeguatamente la Curia, non si sarebbe fidato stabilmente dei collaboratori e avrebbe fatto ricorso a figure esterne o informali, avvicinate e poi allontanate. Il risultato viene riassunto da Vian con una parola inequivocabile: «sgoverno».
Nella sua lettura, anche la scelta di vivere a Casa Santa Marta avrebbe contribuito a indebolire quei filtri istituzionali che per secoli avevano regolato l’accesso al Pontefice e il funzionamento della macchina curiale. La volontà dichiarata di superare la corte pontificia avrebbe così finito per creare un ambiente più informale, ma non necessariamente più trasparente o ordinato.
Sono questioni sulle quali questo Blog dell’Editore ha insistito ripetutamente: il prevalere dei rapporti personali sulle procedure istituzionali; le nomine e le rimozioni improvvise; il cortocircuito fra comunicazione, governo e amministrazione della giustizia; la tendenza a presentare decisioni personali come parti di una riforma organica che, alla prova dei fatti, mostrava non poche contraddizioni.
Chaouqui e i circuiti informali attorno a Santa Marta
Nell’intervista viene ricordata anche Francesca Immacolata Chaouqui, componente della Commissione referente sull’organizzazione della struttura economico-amministrativa della Santa Sede (COSEA), poi coinvolta e condannata nel processo Vatileaks 2.
Vian racconta di averla incontrata nella sede de L’Osservatore Romano, su richiesta di una persona influente. Chaouqui sosteneva di voler raggiungere Francesco perché lo riteneva in pericolo. Vian le rispose che, a suo parere, il Papa non correva alcun pericolo ed era perfettamente capace di difendersi da solo.
L’episodio assume un rilievo particolare nel contesto della riflessione sui canali informali creatisi attorno a Santa Marta. Non dimostra di per sé responsabilità o collegamenti ulteriori, ma offre uno spaccato di quell’ambiente nel quale persone prive di un ruolo istituzionale chiaramente definito potevano cercare un accesso diretto al Pontefice, aggirando o mettendo in secondo piano gli organismi competenti della Curia.
«Becciu è sicuramente innocente»
Il passaggio più netto dell’intervista riguarda il Cardinale Angelo Becciu. Alla domanda sulla sua colpevolezza, Vian risponde senza esitazioni che lo ritiene «sicuramente innocente».
Secondo l’ex Direttore de L’Osservatore Romano, la rimozione del porporato nel settembre 2020 resta un enigma nel quale si intrecciano aspetti caratteriali, gelosie e la volontà di Francesco di ridimensionare la Segreteria di Stato. Vian ricorda anche la frase che lo stesso Pontefice avrebbe rivolto a Becciu dopo avergli revocato le prerogative cardinalizie: qualcuno gli voleva male.
È una lettura che converge, almeno per alcuni aspetti, con le numerose anomalie documentate da questo Blog dell’Editore nella lunga copertura del processo vaticano. Abbiamo seguito sin dall’inizio la rimozione senza previo contraddittorio del Cardinal Becciu, la costruzione mediatica dell’accusa, le modifiche apportate da Francesco alle regole processuali durante l’inchiesta giudiziaria e i molteplici problemi sollevati sul piano del diritto e delle garanzie della difesa.
Lo stesso Vian, scrivendo sul quotidiano Domani, è intervenuto più volte sul caso. Questo Blog dell’Editore ha richiamato le sue informazioni anche nell’articolo Something is rotten in the State of Vatican, pubblicato il 27 aprile 2025 durante le Congregazioni generali precedenti il Conclave del 2025, quando rimaneva aperta la questione della partecipazione del Cardinal Becciu all’elezione del successore di Francesco.
Nell’intervista Vian cita inoltre il Cardinale Julián Herranz, giurista ed ex Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, che nel libro Due papi ha espresso critiche giuridiche al procedimento. L’ex Direttore ritiene tuttavia difficile che in Vaticano si giunga a una decisione capace di sconfessare apertamente un Pontefice defunto. Lascia intendere, piuttosto, che l’esito potrebbe dipendere dai vizi formali accumulatisi lungo il procedimento.
La fiducia in Leone XIV
Molto diverso è il giudizio espresso su Papa Leone XIV. Vian lo considera il primo Pontefice non Italiano, dall’elezione di Giovanni Paolo II nel 1978, che abbia mostrato una reale capacità di governo della Curia. A suo avviso, Robert Francis Prevost avrebbe trovato un «campo minato» e starebbe procedendo con calma, prudenza e decisione nella sua opera di risanamento.
Vian aveva incontrato l’allora Vescovo di Chiclayo durante il viaggio apostolico di Francesco in Cile e Perù e lo aveva incrociato più volte nella biblioteca degli Agostiniani a Roma, quando Prevost era Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino.
L’ex Direttore interpreta alcune delle prime decisioni di Leone XIV come una rivalutazione della funzione istituzionale della Curia. In questo quadro colloca anche la nomina dell’Arcivescovo Paolo Rudelli a Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, definendolo un diplomatico solido e prudente.
Non si tratta, nell’analisi di Vian, di un semplice ritorno al passato, ma del recupero di un principio essenziale: i Pontefici si succedono, mentre la Curia deve garantire continuità, competenza e memoria istituzionale al governo universale della Chiesa.
Una Fede che resiste alla conoscenza del Vaticano
La parte conclusiva dell’intervista ritorna dalla politica ecclesiastica alla dimensione personale. Vian afferma che la maniera brusca nella quale fu allontanato da L’Osservatore Romano non ha incrinato la sua Fede. Conosce troppo bene quella che chiama «la casa» per confondere i limiti degli uomini e delle strutture ecclesiastiche con la sostanza del Cristianesimo.
Rievoca poi la moglie Margarita Rodríguez, Uruguaiana, morta dopo una lunga malattia. Alla domanda sulla possibilità di rivederla risponde richiamando la comunione dei santi: il legame indissolubile fra i vivi e i morti costituisce, per lui, uno dei punti di forza della Fede Cristiana.
Il filo che unisce la vicenda familiare, lo studio dei testi Cristiani, il servizio al giornale della Santa Sede e le amare esperienze vissute nei palazzi vaticani si ritrova infine nelle parole con cui Vian concluse il suo primo editoriale da Direttore: il male non avrà l’ultima parola.
È la convinzione espressa dal motto che L’Osservatore Romano reca nella testata, Non praevalebunt. Un’affermazione di Fede che, al di là dei retroscena, dei giudizi sui Pontefici e delle vicende di governo ecclesiastico, costituisce forse la chiave più autentica per comprendere l’intero racconto di Giovanni Maria Vian.
Foto di copertina: Giovanni Maria Vian (Foto di il Nord Est).





























