L’arcidiocesi di Milano invita a raccontare l’inizio

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“Chiesero al profeta: ‘profeta, parlaci dell’inizio’. Il profeta disse: L’inizio è contestazione, l’inizio è denuncia, l’inizio è la voce antipatica che contesta e pretende la conversione. Non se ne può più di questo mondo di guerre, di quest’oppressione dei poveri, di questa sfacciata ricchezza e insensato sperpero di ricchi. L’inizio è la critica alla stanca ripetizione, al conformismo comodo e vile. L’inizio è coraggio, audacia. E’ l’audacia di contestare l’individualismo per convocare alla fraternità, l’audacia di contestare l’autoreferenzialità che difende l’arbitrio come libertà, che resiste allo stile sinodale come a un pericolo e a una complicazione inutile. E’ l’audacia di annunciare il vangelo fuori dal tempio, nell’occasione quotidiana, perché il mondo non muoia di tristezza e di noia. E’ l’audacia di farsi avanti per dichiarare pubblicamente la propria intenzione di servire la missione nel ministero ordinato, come dichiarano questi nostri fratelli”.

Nella festa della Natività della Vergine Maria, patrona del Duomo ambrosiano, si è concelebrato il pontificale, che ha aperto l’anno pastorale della diocesi e l’arcivescovo ha costruito l’omelia sul tema dell’ ‘inizio’, in una serie di dialoghi con personaggi immaginari quali un profeta, una madre, un nonno, un prete, un vescovo.

Nel dialogo successivo la madre ha raccontato la nascita: “Chiesero alla madre: ‘madre, parlaci dell’inizio’. E la madre disse: ‘L’inizio è stupore ed esultanza, la presenza che sconvolge la vita e le dà nuovo significato. L’inizio è imparare ad ascoltare il pianto e il sorriso, è tenerezza che si commuove e incertezza che chiede aiuto. Il figlio che nasce compie l’attesa e domanda futuro.

In questa casa di vecchi infelici, in questa cultura che preferisce procurare morte invece che aiutare la vita, il bambino che nasce è la rivelazione dell’alternativa al declino. E’ il dono di Dio che insegna che la vita è dono, vocazione, povertà e responsabilità. E’ il dono di Dio: rende così lieti e grati che è giusto suonare le campane a festa, perché lo scampanio festoso si diffonda ed offrire spiragli di speranza nelle notti della disperazione”.

Poi ha dato la parola ad uno sconosciuto: “Chiesero ad Azòr: ‘Azòr, parlaci dell’inizio’. Ed Azòr disse: Io sono Azor, lo sconosciuto, quello che non ha fatto niente di importante, se non generare Sadoc. Agli occhi dei sapienti e dei potenti forse io sono l’uomo insignificante. Ma nella storia di Dio io sono chiamato per nome e faccio parte di quella genealogia che ha generato Giuseppe, lo sposo di Maria dalla quale nacque Gesù, chiamato Cristo. Per noi, ‘uomini qualsiasi’, l’inizio è ogni giorno, è la responsabilità di vivere e di dare vita. L’inizio è la fierezza di essere chiamati con una vocazione santa, l’inizio è non tirarsi indietro, l’inizio è farsi avanti, è osare d’essere là dove si deve stare, di portare il peso della giornata e della vita e di essere fieri: anch’io faccio parte della storia sacra!”.

 Ed anche ad un sapiente: “Chiesero al sapiente: ‘parlaci dell’inizio’. Ed il sapiente disse: L’inizio è l’ascolto, l’inizio è il timor di Dio: la storia umana e il tempo presente sono così abitati dallo Spirito e tribolati dal male, la vita di ogni uomo e di ogni donna è un mistero così insondabile, ogni vicenda di persone vive è così imprevedibile e sconcertante. L’inizio è l’ascolto. Chi può dire una parola, se non sa di che cosa parla? Nella società delle chiacchiere, delle etichette, delle storie ridotte a titoli e a clamore quale pensiero può nascere? Quale libertà? Il timor di Dio è l’inizio perché la superficialità, la fretta, l’ideologia non siano ingiuste nei giudizi, non manchi la benevolenza e la delicatezza. L’inizio è l’ascolto, il silenzio, la pazienza, l’intelligenza”.

Poi anche i nonni hanno raccontato l’inizio: “Chiesero al nonno: ‘Nonno, parlaci dell’inizio’. Ed il nonno disse: L’inizio è guardare avanti. L’inizio è ricevere la visita della speranza che promette: ‘la vita non è destinazione alla morte, ma preparazione alla vita piena’. L’inizio è il disagio per i funerali celebrati come disperati congedi. Basta con la tristezza angosciante come se fossimo di quelli che non hanno speranza. L’inizio è preparare il mio funerale come una Pasqua. L’inizio è dire alle comunità e ai preti stanchi per i troppi funerali: ricordate a tutti le ragioni della vostra speranza, con dolcezza e rispetto. Carico d’anni non ho a noia la vita, ma l’inizio è la rivelazione della pazienza di Dio che non tarda nell’adempimento delle sue promesse, ma ci lascia tempo per la conversione”.

Nel dialogo è coinvolto anche un sacerdote: “Chiesero al prete: ‘Prete, parlaci dell’inizio’. Ed il prete disse: L’inizio è la gioia che vuole diffondersi, è il seme che cerca il terreno in cui germogliare, è l’ardore per il vangelo che cerca ardore di condivisione, di corresponsabilità. L’inizio è la missione che nessuno può compiere da solo, se non ci sono confratelli che si sentono appartenenti allo stesso presbiterio, se non ci sono fratelli e sorelle che si fanno avanti per condividere la responsabilità per il vangelo e la carità fraterna.

L’inizio è la disciplina per dare ordine alla vita, perché la gioia non sia soffocata dalla frenesia, perché la fraternità non sia ridotta a correttezza e buona educazione, perché sia sincera la stima degli altri e l’aspettativa della creatività, generosità, sapienza cristiana di tanti fratelli e sorelle”.

Infine la parola al vescovo: “Chiesero al vescovo: ‘Parlaci dell’inizio’. Ed il vescovo disse: L’inizio è la gratitudine e l’ammirazione per una Chiesa sempre capace di nuovi inizi. L’inizio è il calendario che non sia solo organizzazione, ma sollecitudine per raggiungere tutti, per quanto possibile. L’inizio è il proposito di accogliere e promuovere i doni di Dio, di accompagnare come servo il popolo cristiano che con questi tratti inizia il nuovo anno.

L’audacia della profezia, l’esultanza della maternità, la responsabilità di uomini e donne qualsiasi ad essere iscritti per nome nella storia di Dio, la sapienza dell’ascolto, la cura per i nonni e per la loro speranza, lo stile della fraternità dei preti. Parlaci dell’inizio è la domanda con cui ciascuno può essere interpellato. Parlate dell’inizio come lo Spirito Santo suggerisce a ciascuno”.

Durante la celebrazione si è svolto il Rito di ammissione di cinque seminaristi della diocesi al percorso verso il diaconato e l’ordinazione sacerdotale e di un laico che inizia il cammino per diventare diacono. Inoltre con il nuovo anno pastorale prende il via il percorso delineato dall’arcivescovo nella Proposta pastorale pubblicata lo scorso giugno. Al centro del cammino 2026-2027 c’è la sinodalità, scelta come chiave per vivere e tradurre concretamente la missione della Chiesa: ‘Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro?’ è il titolo della Proposta, accompagnato da un sottotitolo che ne sintetizza l’obiettivo: ‘Lo stile sinodale per la missione di irradiare la gioia cristiana’.

Al centro della Proposta vi sono la missione e l’annuncio del Vangelo, vissuti attraverso relazioni autentiche, con ampio spazio alla partecipazione alla vita delle comunità, al ruolo degli organismi pastorali e alla formazione di sacerdoti, consacrati e laici, con particolare attenzione alla preparazione dei ‘facilitatori’, figure capaci di favorire lo stile sinodale.

Lo stile sinodale diventa, secondo l’arcivescovo, anche occasione di conversione per i cristiani, di fronte alla frammentazione della vita sociale e all’individualismo crescente, che rischia di portare a costruirsi un ‘Dio secondo me’.

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