Il Cortile di Francesco ad Assisi all’insegna della ‘bella notizia’

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Nell’anno dell’ottavo centenario della morte di san Francesco, torna ad Assisi dal 10 al 13 e dal 17 al 20 settembre il ‘Cortile di Francesco’, l’evento culturale dei frati del Sacro Convento, arrivato alla XII edizione, che ha avrà come titolo ‘Una bella notizia’: tema centrale sarà infatti quello della vita, intesa in senso olistico come integrazione tra felicità, relazioni, benessere, cultura e spiritualità, di cui san Francesco, proprio nell’ottocentesimo anniversario della sua morte, è testimone indiscusso.

Nato come versione ‘francescana’ del Cortile dei Gentili, promosso dall’allora Pontificio Consiglio della cultura come dialogo tra credenti e non credenti, il ‘Cortile di Francesco’ si è configurato negli anni sempre più come uno spazio di accoglienza reciproca di intellettuali e persone comuni, esperti e artisti, persone di successo e amici ‘sconosciuti’. Caratteristica peculiare del Cortile di Francesco è proprio l’interdisciplinarietà: l’obiettivo è quello di affrontare le tematiche da diverse prospettive e diversi approcci, nel tentativo di raggiungere il più possibile un approccio organico e completo, che è fonte di vera sapienza, come ha dichiarato fra Giulio Cesareo, direttore dell’Ufficio della comunicazione del Sacro Convento:

“Nel panorama culturale contemporaneo caratterizzato per la specializzazione e l’analisi, un approccio plurale e sintetico come quello che si sperimenta al Cortile di Francesco, può essere un contributo significativo nella ricerca di strade e cammini condivisi per affrontare con creatività e in un’ottica di giustizia, le molteplici sfide del nostro tempo, le quali (benché complesse e globali nei loro esiti) non cessano tuttavia di avere radici e implicazioni molto concrete nell’esistenza di ciascuno.

In questo senso il Cortile di Francesco non affronta le tematiche in astratto, ma è un esercizio comune, corale, fraterno, a partire dalle competenze individuali – che siano scientifiche, critiche, estetiche, istituzionali, volitive o religiose (a servizio della vita, che è sempre estremamente concreta) delle persone. La qualità dell’esistenza, per come ci è testimoniato da Francesco d’Assisi, si misura essenzialmente dalle relazioni che ci edificano e che plasmano l’orientamento del nostro vivere comune”.

Allora quale è la ‘bella notizia’ di questa edizione del Cortile di Francesco?

“La bella notizia è la vita di san Francesco. In lui vediamo che è possibile e bella per tutti noi un’esistenza fondata non sul sospetto, sulla diffidenza, sulla competizione, ma sulla collaborazione, sulla stima reciproca, sulla fraternità. E questa è più che mai una bella notizia… e per questo è anche una necessità. Per questo il Cortile di Francesco, qui ad Assisi, sceglie di mettere al centro la vita intesa in senso olistico. Una sintesi armonica tra felicità, relazioni, benessere, cultura, spiritualità e nuove tecnologie. Sembra un programma ambizioso, lo so. Ma in realtà è qualcosa di molto concreto. Perché la vita non si vive per compartimenti stagni. La spiritualità non è separata dal benessere, le relazioni non sono separate dalla cultura.

Tutto sta insieme o cade miseramente insieme. E san Francesco ne è un testimone straordinario. La parola biblica che ci guida è Shalom, comunemente tradotta con pace, ma che in realtà significa molto di più. Include integrità, completezza, armonia. E’ questa la bella notizia: che una vita così è possibile. Che san Francesco ce lo ha mostrato. E che ottocento anni dopo, la sua intuizione è ancora una parola significativa, autentica, fresca, capace di interrogarci e ispirarci, al di là delle nostre divergenze di fede o ideologiche”.

Ad inizio agosto si è svolto ‘Go! Franciscan Youth Meeting’, che ha coinvolto molti giovani: per quale motivo san Francesco ancora affascina i giovani?

“Credo che Francesco affascini i ragazzi perché non ha abbandonato i sogni che ha coltivato da giovane (come ogni giovane) e ha continuato a inseguirli. I ragazzi trovano in lui l’ispirazione per crescere senza dover rinunciare agli ideali che sentono autentici, senza cedere a quella disillusione o a quel cinismo con cui noi adulti spesso qualifichiamo le aspirazioni giovanili: la vita è bella non perché si hanno più cose o si ricoprono ruoli più importanti, ma perché si è più uniti agli altri, si vivono relazioni significative, si ha cura di chi e di ciò che è accanto a noi. Francesco si è spogliato,  letteralmente, di tutto ciò che non era essenziale. Ed in quella nudità ha trovato una libertà che pochi osano anche solo immaginare.

I giovani lo sentono. Non hanno bisogno che glielo spieghiamo noi. Basta portarli ad Assisi, basta raccontare la sua storia senza addolcirla, e qualcosa scatta. Perché Francesco è stato giovane molto moderno. Figlio di un mercante, cercava di affermare se stesso a tutti i costi.  Poi qualcosa cambiò attraverso degli incontri significativi. E quella trasformazione, quella conversione radicale, parla ancora oggi con una forza disarmante. In Francesco i ragazzi intuiscono la possibilità concreta di un’esistenza realizzata non nel segno del possesso, ma delle relazioni”.

In quale modo è possibile riconoscere la bellezza di san Francesco?

“Diceva Pavel Florenskij che ‘l’amore realizzato è la bellezza’. La bellezza di Francesco è allora proprio la sua vita completamente donata (a Dio ed agli uomini), tutta spesa per costruire legami di unità e di fraternità nella misericordia, nel perdono, nella pace. Ed è una bellezza che dopo 800 anni non è ancora svanita: continua ad affascinare, anzi a suscitare discepoli e amici, certamente all’interno della famiglia francescana ‘ufficiale’, ma anche al di fuori di essa.

Coloro che si lasciano ispirare da san Francesco d’Assisi sono uomini, donne, religiosi, sacerdoti e laici, cattolici e non, persone semplici o di grande cultura, che nei cinque continenti da otto secoli sono la presenza del suo spirito nel mondo. San Francesco non ha e non è un’eredità da museo: è una presenza viva, operante. In questi suoi discepoli, in questa sua famiglia, è tuttora presente come radice, come forza e come criterio di discernimento evangelico.

Ma la bellezza di Francesco si riconosce anche in qualcosa di più immediato: nella semplicità con cui sapeva guardare ogni cosa. Il sole, la luna, il fratello lebbroso, il lupo di Gubbio, l’avversario. San Francesco non divide il mondo tra sacro e profano, tra degno e indegno. Questa è bellezza. E’ capacità di vedere la realtà intorno a sé. E’ un’arte rara, che si può imparare, se ci si mette in ascolto della sua testimonianza, che riconosce in ogni cosa un dono prezioso di Dio e del prossimo”.

Quindi san Francesco è stato un uomo libero: in quale modo comunicare ai giovani questa libertà?

“Francesco è libero, profondamente, radicalmente libero.  La libertà che il mondo ci propone ogni giorno è una libertà dai legami, dagli impegni, da tutto ciò che vincola. Questo tipo di pensiero ci fa credere che gli ostacoli alla nostra libertà vengano da fuori, dagli altri, dalla storia, dalla natura. Francesco al contrario sperimenta la libertà come libertà da sé per amare senza limiti, e questo fa della sua vita e della sua storia qualcosa di straordinariamente affascinante e attraente.

In questo senso il ‘Cortile di Francesco’ (anche nelle proposte rivolte ai giovani) offre esperienze grazie alle quali può emergere come la qualità della vita personale, nelle sue varie dimensioni, non dipenda dall’accrescimento dell’io e dal moltiplicarsi di beni ed esperienze individuali, quanto piuttosto dall’arricchimento reciproco in un’ottica di mutuo dono di sé.

Questo è proprio il cuore dell’esperienza del ‘Cortile di Francesco’: egli ci ha lasciato una grande eredità, la fraternità, ed essa non è semplicemente un atteggiamento emotivo o un’attitudine morale. E’ un vero e proprio contenuto culturale, che rivela come la vita umana cresce qualitativamente , si arricchisce davvero, solo quando il contributo di ciascuno è valorizzato per il bene comune in un’ottica di servizio, di rispetto e di disponibilità ad apprendere dalla visione e dall’esperienza altrui. Anche i giovani possono così gustare questa libertà non attraverso un manuale, ma condividendo esperienze con persone che, come loro, cercano di essere libere da sé per accogliere e lasciarsi arricchire autenticamente dagli altri”.

Pace e perdono: in quale modo riattualizzare queste due parole francescane?

“Diversi panel ed esperienze tornano sul tema della pace e del perdono, della resilienza e della rinascita, ma in particolare vorrei sottolineare quello di venerdì 11 settembre, una data che di per sé porta già il peso di una ferita aperta nel mondo. Si tratta di una tavola rotonda sulla pace con fra Marco Moroni, mons. Felice Accrocca, Marco Tarquinio e Alessandro Piccinini, a partire da una duplice ispirazione: quella di san Francesco appunto e quella di un profeta di pace del nostro tempo, mons. Tonino Bello, vescovo di Molfetta e presidente di Pax Christi dal 1985 fino alla morte. Parlare di pace il giorno in cui il mondo ricorda una delle sue ferite più brucianti significa ribadire che l’umanità non è destinata a considerare la pace come una tregua nel ritmo incessante della guerra, ma come una strada veramente possibile, e per questo doverosa, anzitutto per ciascuno di noi.

Riattualizzare la pace francescana significa capire che essa non è qualcosa da trovare fuori, ma è un cammino in cui ognuno ha realmente la sua parte, perché comincia da sé e dalle relazioni che viviamo. La pace è appunto shalom, quella pienezza di vita che tiene insieme tutto. Ed il perdono è la porta attraverso cui questa pace diventa possibile. Senza perdono, la pace è solo una tregua. Con il perdono, fondato sulla verità e la giustizia, la pace diventa un vero avanzamento (un salto di qualità) nella vita umana su questo pianeta”.

Ad 800 anni dalla morte, come declinare san Francesco oggi?

“Ottocento anni. Eppure Francesco è qui. Non come un fossile da museo, non come un semplice personaggio del passato. Francesco è qui perché il suo spirito continua a essere all’opera nel mondo.

Ricordare la morte di Francesco significa celebrarne la vita, ciò che egli è stato, che è per noi, e che è in mezzo a noi. Sabato 19 settembre, con il prof. Marco Guida, docente alla Pontificia Università Antonianum di Roma, ed con il rettore dell’Università degli Studi di Perugia, prof. Massimiliano Marianelli, parleremo proprio di questo: dell’eredità del Santo. Accoglierla significa sviluppare uno stile di vita, una postura interiore, uno sguardo sul mondo fatto di fiducia e di rispetto.

Giovedì 17 settembre ci sarà una riflessione sulla povertà francescana, con fra Pietro Maranesi e Massimo Mercati, presidente ed amministratore delegato di Aboca. Perché la povertà di san Francesco non è miseria; è libertà per la condivisione, per la giustizia, per la fraternità. E’ dire: se possedere cose o ruoli può diventare un ostacolo nelle relazioni, con Dio e con il prossimo, preferisco custodire un cuore e una mente capaci di vivere senza la preoccupazione di dover difendere qualcosa e senza la paura che gli altri mi possano privare di qualcosa. 

E poi c’è un gesto bellissimo che chiude le giornate: tra il 18 e il 20 settembre, gli infioratori di Spello realizzeranno un grande tappeto floreale nella piazza inferiore della basilica. La bellezza al servizio della memoria. Il fiore che sboccia proprio lì dove riposano i resti mortali di Francesco. Quindi declinare san Francesco oggi significa tutto questo e molto altro. Significa portare la sua intuizione (la fraternità è possibile; la vita intera può essere bella notizia) dentro le domande del presente. Significa non lasciarlo nel passato, ma lasciarlo parlare. Ed ascoltarlo davvero”.

Il programma completo della kermesse è consultabile sul sito www.cortiledifrancesco.it. 

(Tratto da Aci Stampa)

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