Washington continua ad aprire la porta degli aiuti all’Azerbaigian. L’ANCA rilancia la legge per rendere effettiva la disposizione che dal 1992 limita l’assistenza statunitense al governo di Baku

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 2 settembre 2026 – Vik van Brantegem] – «Defund Azerbaijan. Enforce Section 907»: niente fondi all’Azerbaigian e piena applicazione della disposizione che dal 1992 limita l’assistenza statunitense al governo di Baku. È l’appello rilanciato dall’Armenian National Committee of America (ANCA), la principale organizzazione di base che sostiene i diritti dei cittadini di armeno-americani, al servizio della causa della libertà armena sin dagli anni 1890, che invita i cittadini degli Stati Uniti a chiedere ai propri rappresentanti di sostenere l’ARMENIA Security Partnership Act, depositato alla Camera come H.R. 6840.

Dietro lo slogan si trova una questione politica rimasta aperta per quasi un quarto di secolo. La Section 907 del FREEDOM Support Act stabilisce che gli Stati Uniti non possano fornire assistenza al governo dell’Azerbaigian finché il Presidente non riferisca al Congresso che Baku sta compiendo passi concreti per cessare i blocchi e ogni altro uso offensivo della forza contro l’Armenia e l’Artsakh/Nagorno-Karabakh. Dal 2002, tuttavia, il Presidente può sospenderne annualmente l’applicazione per ragioni legate alla lotta al terrorismo, alla prontezza operativa delle forze statunitensi o alla sicurezza delle frontiere azere, certificando anche che gli aiuti non saranno impiegati contro l’Armenia.

Quella che doveva essere un’eccezione temporanea è così diventata una prassi ripetuta da amministrazioni sia democratiche che repubblicane. Dopo una fase di interruzione, Donald Trump ha ripristinato la deroga l’8 agosto 2025, nel giorno dell’incontro alla Casa Bianca con il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan e il Presidente azero Ilham Aliyev. Nel luglio-agosto 2026 il Dipartimento di Stato ha nuovamente notificato al Congresso la sua estensione.

È precisamente contro la trasformazione della deroga in una porta permanentemente aperta che si concentra la nuova campagna dell’ANCA.

Non è la prima volta che su questo Blog dell’Editore richiamiamo la Section 907, la disposizione statunitense che limita gli aiuti all’Azerbaigian, e la deroga che, dal 2002, ha consentito ai Presidenti statunitensi di sospenderne annualmente gli effetti. Ne avevamo parlato il 17 novembre 2023, quando il Senato degli Stati Uniti approvò all’unanimità l’Armenian Protection Act, presentato dal democratico Gary Peters insieme al repubblicano Marco Rubio dopo il blocco del Corridoio di Berdzor/Lachin, l’offensiva azera contro la Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh del settembre 2023 e lo sfollamento forzato della popolazione armena. Quel disegno di legge, S. 3000, avrebbe impedito di utilizzare la deroga alla Section 907 per gli anni fiscali 2024 e 2025, ma non completò l’iter alla Camera e decadde con la conclusione del 118° Congresso. H.R. 6840 riprende ora la medesima questione con un meccanismo più articolato: non stabilisce soltanto una sospensione temporanea, ma lega la possibilità della deroga a cinque condizioni verificabili, comprendenti la liberazione dei prigionieri armeni, il ritiro delle forze azere dal territorio sovrano dell’Armenia e il riconoscimento del diritto al ritorno degli Armeni dell’Artsakh. Il nuovo tentativo si collega anche a quanto abbiamo osservato il 23 agosto scorso, scrivendo che Trump ha una leva su Aliyev: H.R. 6840 prova a trasformare quella leva diplomatica e finanziaria in un vincolo stabilito dal Congresso.

Che cosa prevede realmente H.R. 6840

L’ARMENIA Security Partnership Act, acronimo di “Advancing Readiness, Military Exchange, and National Integration with Armenia Security Partnership Act”, è stato presentato il 18 dicembre 2025 dai deputati Gus Bilirakis, repubblicano della Florida, e Frank Pallone, democratico del New Jersey, con un gruppo iniziale bipartisan di sostenitori. Successivamente le adesioni sono aumentate, ma il provvedimento rimane assegnato alla Commissione Affari Esteri della Camera e non è ancora arrivato al voto.

Il testo non dispone l’immediata e indiscriminata cancellazione di ogni finanziamento destinato all’Azerbaigian. Costruisce invece un meccanismo di condizionalità. Entro 180 giorni dall’eventuale entrata in vigore della legge, e successivamente almeno una volta all’anno, il Segretario alla Difesa dovrebbe certificare al Congresso che il governo azero ha compiuto passi significativi in cinque direzioni:

  1. rispettare gli impegni assunti nella Dichiarazione congiunta;
  2. ritirare completamente le proprie forze militari dal territorio sovrano dell’Armenia;
  3. liberare senza condizioni tutti i prigionieri armeni;
  4. cessare le ostilità contro l’Armenia;
  5. riconoscere agli Armeni etnici il diritto di tornare nelle proprie case nell’Artsakh/Nagorno-Karabakh e impegnarsi a preservare i siti culturali e religiosi armeni della regione.

La formulazione non lascia l’accertamento a una generica valutazione politica della Casa Bianca, ma affida al Segretario alla Difesa una certificazione periodica su condizioni individuate dal Congresso.

Se la certificazione non fosse possibile, scatterebbero due conseguenze. Il Dipartimento della Difesa dovrebbe anzitutto avviare una revisione immediata dell’assistenza di sicurezza all’Armenia, valutandone le capacità di deterrenza e autodifesa, le minacce esistenti, le carenze militari e le possibili forme di maggiore cooperazione con Washington. In secondo luogo, trascorsi quattordici giorni, il Presidente non potrebbe più esercitare la deroga alla Section 907.

Lo slogan dell’ANCA e la precisione necessaria

L’affermazione dell’ANCA secondo cui H.R. 6840 “pone fine” alla consuetudine degli aiuti a Baku deve dunque essere letta nel suo contesto di mobilitazione politica. La proposta non introduce un divieto assoluto e immediato, ma rende l’eventuale prosecuzione della deroga dipendente da comportamenti verificabili dell’Azerbaigian. Soltanto in assenza della certificazione richiesta verrebbe esclusa la facoltà presidenziale di neutralizzare la Section 907.

Rimane però intatta la sostanza politica dell’iniziativa: sottrarre la deroga alla logica dell’automatismo annuale e collegare l’assistenza statunitense alla liberazione dei detenuti armeni, al ritiro delle truppe dal territorio sovrano dell’Armenia, alla cessazione delle minacce e alla tutela dei diritti degli Armeni dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh.

L’ANCA collega la richiesta anche al blocco del Corridoio di Berdzor (Lachin), che era l’unica via di collegamento che univa l’Armenia alla Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh, protrattosi dal dicembre 2022 al settembre 2023, all’offensiva azera del 19 e 20 settembre 2023 e al conseguente esodo forzato della popolazione armena dell’Artsakh. Richiama inoltre la perdurante detenzione a Baku degli ex dirigenti politici e militari della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh e degli altri prigionieri Armeni, insieme alla distruzione o alterazione del patrimonio religioso e culturale armeno nei territori passati sotto il controllo azero.

Il blocco e lo sfollamento forzato della popolazione, la permanenza dei detenuti e i rischi documentati per il patrimonio culturale dell’Artsakh costituiscono il contesto sul quale il Congresso è chiamato a pronunciarsi.

Una legge ancora lontana dall’approvazione

La mobilitazione dell’ANCA non annuncia dunque l’approvazione di una nuova legge. H.R. 6840 è ancora una proposta nella fase iniziale del procedimento legislativo. Per diventare legge dovrebbe essere esaminata e approvata dalla Camera, ricevere l’approvazione del Senato in un testo identico ed essere infine promulgata dal Presidente, oppure superare un eventuale veto presidenziale con le maggioranze previste dalla Costituzione.

L’azione promossa dall’ANCA serve proprio ad aumentare il numero dei cofirmatari e la pressione politica affinché il provvedimento esca dalla Commissione e venga portato al voto. Il portale March to Justice permette agli elettori statunitensi di inviare al proprio rappresentante una richiesta di adesione.

La battaglia sulla Section 907 torna così a porre una domanda essenziale: quale valore può avere una condizione stabilita dal Congresso, se la sua sospensione diventa la regola, anche dopo il blocco e l’occupazione dell’Artsakh, lo sfollamento forzato della sua popolazione armena, la detenzione a Baku dei suoi dirigenti e l’occupazione di porzioni di territorio riconosciuto internazionalmente come armeno?

H.R. 6840 non offre da sola una risposta definitiva e il suo percorso parlamentare rimane incerto. Cerca però di trasformare un principio ripetutamente proclamato – nessun sostegno senza progressi concreti verso la pace – in una condizione finalmente verificabile.

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