2 settembre, giorno della proclamazione dell’indipendenza dell’Artsakh

Noi siamo le nostre montagne
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 1° settembre 2026 – Vik van Brantegem] – Mercoledì 2 settembre 2026 si terrà a Yerevan una serie di eventi per celebrare il 35° anniversario della proclamazione dell’indipendenza della Repubblica di Nagorno-Karabakh [*], poi denominata Repubblica di Artsakh, ha annunciato l’Artsakh InfoCenter.

Il programma commemorativo

Il programma inizierà alle ore 10.00 con una visita al Pantheon Militare di Yerablur, dove i partecipanti deporranno fiori al monumento La Chiamata dell’Artsakh.

Alle ore 16.00 si terrà presso l’Ufficio di Rappresentanza della Repubblica di Artsakh di via Nairi Zaryan 17/2 a Erevan una sessione cerimoniale per commemorare l’anniversario.

Alle ore 17.00 si svolgerà nel cortile dell’Ufficio un programma culturale con gruppi musicali dell’Artsakh.

Gli eventi hanno lo scopo di commemorare l’anniversario e di riaffermare il diritto di preservare e affermare l’identità dell’Artsakh.

La storia recente dell’Artsakh

L’Artsakh una regione che è stata oggetto di disputa territoriale tra l’Azerbaigian, che ne ha detenuto de iure la sovranità, e la Repubblica di Artsakh, Stato di popolazione armena autoproclamatosi indipendente nel 1991 dopo la fine della prima guerra del Nagorno Karabakh tra l’Azerbaigian e l’Armenia.

Dopo la Rivoluzione russa del 1917, il Nagorno-Karabakh fu inglobato nella Federazione Transcaucasica, che ben presto si divise tra Armenia, Azerbaigian e Georgia. Il territorio del Nagorno-Karabakh venne rivendicato sia dagli Armeni (che all’epoca costituivano il 98% della popolazione), sia dagli Azeri. Dopo la conquista bolscevica del 1920, il territorio (come pure quello del Nakhchivan) venne assegnato, per volere di Stalin, all’Azerbaigian e nel 1923 venne creata l’Oblast Autonoma del Nagorno-Karabakh, sebbene rivendicato e riconosciuto a livello internazionale come territorio azero, l’Oblast Autonoma del Nagorno-Karabakh era, sotto il sistema sovietico, un’enclave autonoma a maggioranza armena all’interno dell’Azerbaigian.

Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica tra la fine degli anni 1980 e l’inizio degli anni 1990, la questione del Nagorno-Karabakh riemerse. Lamentando l’azerificazione forzata della regione operata da Baku, la locale popolazione armena, con il supporto ideologico e materiale dell’Armenia stessa, cominciò a mobilitarsi per riunire la regione alla madrepatria.

Il 2 settembre 1991, a Stepanakert, una riunione dei delegati provenienti dai Consigli a tutti i livelli in seduta congiunta con i deputati del popolo dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh e i consigli regionali e del Distretto di Shahumian, sulla base della legge sovietica “Sulla procedura per la risoluzione delle questioni relative alla secessione di una repubblica dell’Unione dall’URSS”, adottata dal Soviet Supremo dell’Unione Sovietica il 3 aprile 1990. fu proclamata la Repubblica del Nagorno-Karabakh, poi denominata Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh. Secondo la legge sovietica del 3 aprile 1990, il 10 dicembre 1991, pochi giorni prima del crollo ufficiale dell’Unione Sovietica, si tenne il Referendum sul recesso dall’Unione Sovietica, durante il quale la stragrande maggioranza della popolazione, il 99,89%, votò a favore della piena indipendenza, in conformità con la legislazione e la procedura dell’Unione Sovietica. Le elezioni successive elessero il parlamento della Repubblica di Nagorno-Karabakh, che formò il primo governo.

Nel gennaio dell’anno seguente la reazione militare azera accese il conflitto e scoppiò una guerra di tre anni tra Armenia e Azerbaigian per il controllo del territorio. L’Armenia firmò un cessate il fuoco nel 1994, avendo ottenuto il controllo militare sia dell’ex Oblast Autonoma del Nagorno-Karabakh, che delle province a sud e a ovest. Da allora erano in corso negoziati di pace sotto l’egida del Gruppo di Minsk.

Le regioni consolidate erano governate dalla Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh. La Regione di Shahumian, a nord, che dichiarò l’indipendenza insieme all’Oblast Autonoma del Nagorno-Karabakh e che fu rivendicata dalla Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh, rimaneva sotto il controllo azero.

In marrone il territorio della Repubblica di Artsakh dopo il cessato il fuoco del 1994.

Il 27 settembre 2020, l’Azerbaigian riprese il conflitto con la seconda guerra del Nagorno-Karabakh, occupando la parte meridionale dell’Artsakh. La Russia è intervenuta dopo gli appelli dell’ONU e il 10 novembre 2020 ha annunciato un accordo di tregua tra Azerbaigian e Armenia e lo schieramento di una forza di pace russa lungo il confine. Buona parte del territorio dell’Artsakh è ritornato sotto controllo dell’Azerbaigian sia per le conquiste militari nel corso del conflitto sia per quanto stabilito dall’accordo di cessate il fuoco.

Il 19 settembre 2023 l’Azerbaigian riprese nuovamente il conflitto, lanciando un’offensiva militare su larga scala nella parte del Nagorno-Karabakh ancora sotto il controllo della Repubblica di Artsakh, ottenendo una schiacciante vittoria, il disarmo delle forze di difesa della Repubblica di Artsakh e la resa che fu siglata il 28 settembre, a seguito della quale l’Azerbaigian prese il controllo totale della regione, provocando l’esodo di massa degli abitanti verso l’Armenia.

[*] La Proclamazione della Repubblica di Nagorno-Karabakh

Con la partecipazione dei delegati provenienti dai Consigli a tutti i livelli in seduta congiunta con i deputati del popolo del Nagorno Karabakh (NK) e i consigli regionali e del Distretto di Shahumian, con l’espressione della volontà popolare supportata da un documentato referendum, e dalla decisione presa dalle autorità della Regione Autonoma NK e il Distretto di Shahumian tra 1988-1991 riguardanti la sua libertà, indipendenza, parità di diritti, e relazioni di vicinato;

Osservando in particolare la dichiarazione della Repubblica dell’Azerbaigian di ripristinare la sua indipendenza nazionale in base ai confini del 1918-20;

Riconoscendo che le politiche di apartheid e la discriminazione dell’Azerbaigian hanno creato un clima di odio e intolleranza nei confronti della popolazione armena della Repubblica, che ha portato a scontri armati, vittime, e alla deportazione di civili armeni da pacifici villaggi;

Affermandosi sulla base della vigente Costituzione e delle leggi dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), che, dopo la secessione di una Repubblica federata dall’URSS, consentono ai popoli di formazioni autonome e coesistenti gruppi etnici il diritto di auto-determinazione del loro status giuridico nazionale;

Constatando che il territorio del distretto Shahumian è stato forzatamente staccato dal Nagorno Karabakh, e riconoscendo le intenzioni della popolazione armena di riunificare quanto commisurato alle norme del diritto naturale e internazionale;

Intendendo che i rapporti di vicinato tra i popoli di Armenia e Azerbaigian saranno ripristinati in base al rispetto reciproco per diritti umani;

Prendendo in considerazione sia la complessità e la natura controversa della situazione nel paese, il futuro della Unione [Sovietica], e il futuro incerto delle strutture di autorità e governo dell’Unione [Sovietica];

Nel rispetto della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, dei principi del Patto internazionale sui diritti civili e politici, e confidando nella comprensione e il sostegno della comunità internazionale;

Dichiara

La Repubblica del Nagorno-Karabakh entro gli attuali confini della Regione Autonoma NK e il Distretto adiacente Shahumian.

La Repubblica del Nagorno Karabakh, basandosi sull’autorità data alle repubbliche dalla Costituzione e la legislazione dell’Unione Sovietica, si riserva il diritto di decidere autonomamente il proprio status giuridico come stato sulla base di consultazioni politiche e negoziati con la classe dirigente di altri paesi e repubbliche.

Prima della accettazione della costituzione e le leggi della NKR, la costituzione e la legislazione dell’Unione Sovietica, così come altre leggi esistenti saranno in vigore in vigore sul territorio del NKR a meno che non contraddicono i fini e i principi di questa dichiarazione e la specifica natura della repubblica.

La Rappresentanza della Repubblica di Artsakh a Erevan

Il 3 gennaio 2024 abbiamo scritto: La Repubblica di Artsakh continua ad esistere e le sue strutture statali ad operare in esilio

Poi, nell’articolo Armenia tra memoria e futuro del 29 maggio 2026 abbiamo segnalato il caso della sede della Rappresentanza della Repubblica di Artsakh a Erevan: «Particolare impressione ha suscitato la recente decisione del Tribunale amministrativo armeno, che ha dichiarato invalida la registrazione della proprietà dell’edificio che ospita la rappresentanza ufficiale della Repubblica di Artsakh a Erevan. Per molti osservatori non si tratta di una semplice controversia immobiliare. L’edificio rappresenta, infatti, l’ultimo simbolo istituzionale della Repubblica di Artsakh sul territorio armeno. L’avvocato Roman Yeritsyan ha definito la sentenza una «vergogna storica», denunciando inoltre il mancato riconoscimento della stessa Repubblica di Artsakh come parte del procedimento giudiziario. Se confermata nei successivi gradi di giudizio, la decisione segnerebbe la cancellazione dell’ultima presenza ufficiale delle istituzioni dell’Artsakh in Armenia, alimentando ulteriormente il dibattito sul rapporto tra Erevan e l’eredità politica del Nagorno-Karabakh armeno, occupato con la forza dall’Azerbaigian».

Da allora, la vicenda ha avuto sviluppi significativi, ma non è ancora conclusa. L’avvocato Roman Yeritsyan ha presentato ricorso contro la sentenza di primo grado del 26 maggio 2026, che aveva annullato la registrazione del diritto di proprietà della Repubblica di Artsakh sull’edificio. La Corte amministrativa d’appello ha disposto l’esame del ricorso con procedura scritta e ha previsto la pubblicazione della propria decisione nel novembre 2026. Il 14 agosto Yeritsyan ha riferito che la Procura generale armena aveva chiesto formalmente alla Corte di accelerare ulteriormente la trattazione. Secondo il legale, il procedimento era già stato calendarizzato in tempi particolarmente rapidi.

La controversia nasce dal trasferimento dell’edificio deliberato dal governo armeno nel 1997. La Procura sostiene che la successiva registrazione immobiliare sarebbe illegittima perché non sarebbe mai stato stipulato un formale contratto di donazione; Yeritsyan replica che, secondo il Codice civile allora vigente, la decisione governativa del 1997 era già sufficiente a trasferire la proprietà. Un precedente ricorso riguardante il mancato riconoscimento della Repubblica di Artsakh come parte del procedimento era stato respinto nel novembre 2025.

Tuttavia, la minaccia giuridica è diventata più concreta, perché il ricorso è già in trattazione e una decisione è attesa nel novembre 2026.

Comunque, non risulta, allo stato attuale, che sia stato emesso o eseguito un ordine di sgombero. Già il 29 maggio la Rappresentanza della Repubblica di Artsakh aveva dichiarato di non aver ricevuto alcun provvedimento di espulsione dall’immobile. L’edificio continua concretamente a essere utilizzato come sede della Rappresentanza. Una conferma particolarmente significativa viene proprio dal programma gli eventi annunciati per il 2 settembre 2026.

Il destino dell’ultima sede istituzionale della Repubblica di Artsakh in Armenia rimane dunque sospeso al giudizio d’appello.

Foto di copertina: il celebre monumento “Noi siamo le nostre montagne” (Մենք ենք մեր սարերը), situato vicino a Stepanakert e considerato il simbolo storico e culturale della regione e del popolo armeno dell’Artsakh.