Il Cardinale Ouellet diffamato. La sentenza ristabilisce i fatti, ma non restituisce quattro anni di reputazione perduta
Korazym.org/Blog dell’Editore, 01.09.2026 – Ivo Pincara] – La sentenza è netta, ma arriva quattro anni dopo che l’accusa aveva già percorso il mondo. La Corte superiore del Québec ha accolto la causa civile per diffamazione intentata dal Cardinale Marc Ouellet contro Paméla Groleau, l’ex agente pastorale che lo aveva accusato di comportamenti sessualmente inappropriati riferiti a quattro incontri avvenuti tra il 2008 e il 2010. Il giudice Martin Castonguay ha stabilito che le allegazioni erano false e ha condannato la donna a versare al porporato 100.000 dollari canadesi.

È opportuno precisare la natura della decisione. Non si tratta dell’assoluzione in un processo penale – Ouellet non era mai stato incriminato – ma dell’esito di una causa civile promossa dal Cardinale per ottenere il riconoscimento della natura diffamatoria delle accuse e del danno arrecato alla sua reputazione. La conclusione giudiziaria, tuttavia, va ben oltre la constatazione di una semplice insufficienza probatoria: il tribunale ha ritenuto infondata la ricostruzione di Groleau e ha ravvisato nella sua condotta una temerarietà tanto grave da equivalere alla malizia.
La vicenda era esplosa pubblicamente nell’agosto 2022, quando il nome dell’allora Prefetto del Dicastero per i Vescovi era comparso in un’azione collettiva contro l’Arcidiocesi di Québec riguardante presunti abusi commessi, nell’arco di diversi decenni, da sacerdoti e operatori ecclesiastici. La collocazione del caso Ouellet all’interno di quel procedimento aveva prodotto un effetto particolarmente distruttivo: agli occhi dell’opinione pubblica, il Cardinale era stato associato a vicende di violenza sessuale, anche su minori, di natura incomparabilmente più grave rispetto ai gesti concretamente descritti dalla donna.
Il tribunale ha osservato che i quattro incontri indicati da Groleau erano avvenuti in pubblico, alla presenza di gruppi composti, secondo le circostanze, da decine o centinaia di persone. Tra gli episodi contestati figuravano un massaggio alle spalle, una stretta di mano ritenuta troppo prolungata, l’avvicinamento del Cardinale durante un incontro e una mano fatta scorrere lungo la schiena. Nel corso del controinterrogatorio, la donna ha modificato o ridimensionato alcuni aspetti della propria versione, riconoscendo infine che soltanto uno degli episodi poteva essere da lei qualificato come aggressione sessuale.
Secondo il giudice Castonguay, proprio il ridimensionamento dei primi tre episodi davanti agli elementi emersi nel processo ha compromesso la credibilità complessiva della ricostruzione. La sentenza rileva inoltre incongruenze sui luoghi, sulla durata dei contatti e sulla natura dei comportamenti attribuiti al Cardinale. «Il tribunale constata che le allegazioni che descrivono i quattro eventi citati dalla signora Groleau nel contesto dell’azione collettiva sono false», si legge nella decisione, come riportato dalla stampa canadese.
Un elemento particolarmente rilevante riguarda la lettera che Groleau aveva inviato a Papa Francesco nel gennaio 2021, su suggerimento dell’Arcivescovo di Québec, il Cardinale Gérald Cyprien Lacroix. In quella comunicazione la donna avrebbe parlato di gesti caratterizzati da un’eccessiva familiarità da parte di un superiore, senza qualificarli come aggressioni o condotte sessuali. Dopo l’esame preliminare affidato al gesuita Padre Jacques Servais, il 18 agosto 2022 la Santa Sede aveva comunicato che non vi erano elementi sufficienti per aprire un’indagine canonica per aggressione sessuale nei confronti di Ouellet.
Il giudice ha concluso che Groleau, insoddisfatta del trattamento ricevuto dalla propria segnalazione, aveva modificato la versione dei fatti per richiamare l’attenzione pubblica, agendo con una «grandissima temerarietà equivalente a malizia». Ha inoltre giudicato le accuse rivolte al Cardinale inutili e non pertinenti rispetto all’azione collettiva contro l’Arcidiocesi, incentrata prevalentemente su abusi sessuali commessi da esponenti del clero, soprattutto ai danni di minori.
Nel processo erano state ascoltate anche altre due donne, che avevano riferito episodi distinti e non compresi nelle accuse di Groleau. Il giudice non li ha sottoposti a una valutazione di veridicità, ma li ha esclusi dalla decisione perché privi di una relazione sufficientemente pertinente con la controversia specifica. È una distinzione necessaria per non attribuire alla sentenza una portata diversa da quella che effettivamente possiede.

Ouellet: false accuse contro di me, nego fermamente gesti inappropriati
Il porporato canadese reagisce con forza alle accuse di aggressione sessuale rivoltegli da una donna: se una inchiesta civile dovesse essere aperta, intendo parteciparvi attivamente – afferma – affinché la mia innocenza sia riconosciuta.
Vatican News, 19 agosto 2022
Il Cardinale Marc Ouellet, Prefetto del Dicastero per i Vescovi, nega fermamente, in una dichiarazione, le accuse di aggressione sessuale rivoltegli da una donna che si riferiscono a oltre dieci anni fa, quando era Arcivescovo di Québec, e rese note in questi giorni. Questo il testo della sua dichiarazione tradotto dall’originale francese: «Avendo preso conoscenza delle false accuse mosse contro di me dalla denunciante (F.), nego con fermezza di avere compiuto gesti inappropriati sulla sua persona e considero diffamatorie l’interpretazione e la diffusione di queste accuse in quanto aggressioni sessuali. Se una inchiesta civile dovesse essere aperta, intendo parteciparvi attivamente affinché la verità sia stabilita e la mia innocenza sia riconosciuta».
Ieri il direttore della Sala Stampa della Santa Sede Matteo Bruni aveva dichiarato che, in seguito all’esito dell’indagine preliminare affidata al Padre gesuita Jacques Servais, Papa Francesco aveva deciso di non aprire “un’indagine canonica per aggressione sessuale da parte del Cardinale Ouellet nei confronti della persona F” non essendoci “elementi sufficienti”.
Padre Servais, consultato dal Papa, aveva affermato: «Non c’è alcun motivo fondato per aprire un’indagine per aggressione sessuale contro la persona F. da parte del card. M. Ouellet. Né nel suo rapporto scritto e inviato al Santo Padre, né nella testimonianza via Zoom che ho raccolto successivamente in presenza di un membro del Comitato diocesano ad hoc, questa persona ha portato una accusa che potesse fornire materia per una tale indagine».
Il Cardinale Ouellet aveva sempre respinto le accuse. Nel 2022 si era dichiarato «costernato», assicurando la propria collaborazione e annunciando l’intenzione di difendere la verità, la propria reputazione e il proprio onore. Il processo, celebrato a Montréal dal 2 al 10 marzo 2026, ha permesso di verificare in contraddittorio le circostanze che, quattro anni prima, erano state diffuse globalmente con la velocità e la forza di una condanna già pronunciata.
Il tribunale di Montréal ha riconosciuto che l’integrità e l’autorità morale del porporato sono state gravemente danneggiate. Il clamore mediatico lo avrebbe turbato nell’esercizio delle sue responsabilità ecclesiali e avrebbe inciso anche sulla sua salute. Un pregiudizio difficilmente quantificabile, soprattutto perché maturato nella parte conclusiva di una lunga carriera al servizio della Chiesa. La somma di 100.000 dollari canadesi corrisponde all’intero risarcimento richiesto.
Ouellet ha annunciato che devolverà il denaro a organizzazioni impegnate contro gli abusi sessuali subiti dalle popolazioni indigene del Canada. La scelta impedisce che la sua riabilitazione personale venga trasformata in una negazione o in una relativizzazione della piaga degli abusi. Difendere le vittime autentiche e difendere chi è falsamente accusato non sono esigenze contrapposte: appartengono entrambe alla ricerca della verità e della giustizia.
Rimane però una domanda che nessun risarcimento può cancellare. Le accuse contro il Cardinale Ouellet conquistarono immediatamente titoli, commenti e giudizi internazionali; la sentenza che le dichiara false riuscirà a ottenere la stessa attenzione?
La giustizia ha ristabilito i fatti sul piano civile. Non può, tuttavia, restituire automaticamente il tempo perduto, cancellare l’associazione pubblica con crimini mai contestati penalmente o ricomporre per intero una reputazione segnata prima ancora che le accuse fossero sottoposte alla verifica di un giudice.
È anche questa la lezione del caso Ouellet: ascoltare chi denuncia è un dovere, indagare seriamente è indispensabile, ma trasformare un’accusa in una condanna anticipata non tutela le vittime e non serve la giustizia. La presunzione di innocenza non è un espediente per proteggere i potenti. È una garanzia posta a tutela di ogni persona, proprio quando l’emozione pubblica rischia di rendere superflui i fatti.
Fonti: Vatican News, Présence (resoconto dettagliato della sentenza), The Canadian Press/CityNews.
Foto di copertina: il Palazzo di giustizia di Montréal, dove si è svolto il processo civile promosso dal Cardinale Marc Ouellet (Foto Jean Gagnon/Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0).





























