La Sagrada Familia, una foresta che cresce: presentata la Torre di Gesù al Meeting di Rimini
Nel centenario della morte dell’architetto Antoni Gaudi i protagonisti della costruzione della Torre di Gesù Cristo, la torre più alta (172,5 metri) della Sagrada Família hanno raccontato al Meeting di Rimini la fase di ideazione e di progettazione di questa torre benedetta da papa Leone XIV durante il viaggio apostolico in Spagna, attraverso una rete di relazioni personali (era il metodo dell’architetto catalano), in cui architetti, artigiani, artisti e scienziati hanno disegnato e costruito, nelle forme della torre, una sintesi della storia della salvezza insieme alla storia del cosmo, alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche.
L’incontro ‘La Sagrada Familia: pietra viva nel tempo’ ha riunito Marco Bersanelli, docente di Fisica e Astrofisica all’Università degli Studi di Milano; Chiara Curti, architetto esperto della Sagrada Família e docente alla facoltà ‘Antoni Gaudí’ di Barcellona; Andrea Mastrovito, autore dell’Agnus Dei per la Torre di Gesù Cristo e Jordi Faulí, architetto capo della basilica catalana, che ha illustrato la genesi del progetto della torre di Gesù Cristo, inquadrandola nella struttura della Basilica. presentando la torre collocata al centro della chiesa, sopra il transetto, circondata dalle quattro torri degli evangelisti e inserita nel sistema delle diciotto torri progettate per la basilica:
“La Torre di Gesù Cristo è al centro perché desideriamo, come Gaudí, che Gesù sia il centro delle nostre vite. Il tutto ci invita a guardare in alto, ci solleva il cuore”. La struttura raggiunge 172 metri e mezzo di altezza e nasce dalla trasformazione parametrica della cupola della Sacrestia lasciata da Gaudí come modello. Dodici paraboloidi convergono verso il vertice; sulle loro superfici si aprono 396 finestre triangolari con bordi in porfido rosso, richiamo della Passione di Cristo.
Per attribuire alla pietra una funzione strutturale senza gravare eccessivamente sulle fondazioni, architetti e ingegneri hanno sviluppato pannelli di pietra precompressi mediante barre d’acciaio, integrati con cemento armato negli angoli. Questa soluzione consente alla torre di resistere al vento e al sisma e lascia all’interno un unico spazio verticale di circa sessanta metri. Il corpo principale, il terminale e la croce compongono un percorso ascendente nel quale geometria e simbolo coincidono: alla sommità risuonano le lodi ‘Tu solus Sanctus, Tu solus Dominus, Tu solus Altissimus’, mentre la croce a quattro braccia estende verso la città l’abbraccio di Cristo dalla croce.
Nella parte più alta dello spazio interno, l’incontro delle dodici sezioni paraboliche rappresenta la prima luce attraverso il bianco, il rosso e il viola; scendendo verso il basso della torre, ovvero verso il presente della creazione, compaiono tonalità di blu sempre più intense e i colori delle galassie. L’orientamento cromatico dialoga con l’intero edificio: il verde guarda verso la facciata della Natività, le tonalità luminose verso la Gloria, quelle rossastre verso la Passione, mentre una stella d’oro è rivolta alla torre della Vergine Maria. Macchie dorate disposte secondo un movimento elicoidale testimoniano la presenza dello Spirito Santo nel mondo.
Mentre Marco Bersanelli, dopo una breve introduzione sui risultati della ‘Missione Planck’ (satellite dell’Agenzia spaziale europea lanciato nel 2009, dedicato a studiare la luce primordiale rilasciata 13.800.000.000 anni fa, quando l’universo era nella sua prima infanzia), ha raccontato il suo contributo nell’identificare la forma del paraboloide come rappresentativa delle più recenti acquisizioni scientifiche sull’espansione dell’universo: proprio questa forma geometria è alla base del disegno della torre:
“La Sagrada Familia nasce dalla genialità di Gaudí e rappresenta contemporaneamente tradizione e modernità. E’ un incrocio unico e preziosissimo: da una parte, la memoria del passato, concepita nella sua profondità; dall’altra, un linguaggio architettonico, simbolico e artistico che appartiene a una visione moderna. Questa fusione mi ha sempre affascinato”.
Ma cosa c’entra l’astrofisica con la costruzione di una cattedrale?
“La tradizione chiede che la cattedrale sia un segno del senso di tutto. Per questo ha una dimensione cosmica per sua natura. Fin dall’inizio l’architettura ha desiderato esprimere la relazione con la totalità che è l’universo. La simbologia cosmica è quindi un elemento profondo della tradizione: molte chiese medievali rappresentano in maniera esplicita la creazione. La cupola o la volta che sovrasta molti edifici sacri (basti pensare al cielo stellato di Galla Placidia od al Duomo di Siena) raffigura il cosmo secondo il modello greco-medievale, quando l’universo era concepito come geocentrico: la Terra immobile al centro e la sfera stellata del firmamento che le ruota intorno. Nella Sagrada Família si vuole mantenere questa tradizione: la cattedrale rappresenta la creazione. Ma la geometria dell’edificio non ha cupole: ha torri slanciate”.
La simbologia cosmica era presente nell’idea originaria di Gaudí?
“Certo. La facciata della Natività, per esempio, è accompagnata da un cielo stellato che riproduce le costellazioni nel momento della nascita di Gesù, mentre una grande cometa ne indica il luogo. Gaudí voleva esprimere che tutta la creazione partecipa al mistero di Cristo, concepiva la realtà come unitaria”.
Chiara Curti ha posto al centro il tempo ed il divenire della Sagrada Família, richiamando le parole pronunciate da papa Leone XIV a Barcellona, perché la basilica è “un unico edificio composto di molte pietre, una casa che cresce con costanza negli anni secondo un identico progetto”. L’incompiutezza non deriva soltanto dalla morte accidentale di Gaudí, ma dalla scelta consapevole di affidare l’opera a molte generazioni:
“Contrariamente all’immagine dell’artista isolato, Gaudí visse dentro una rete di amici, poeti e collaboratori. Si presentava come ‘un collaboratore del Creatore’, riconoscendo che la propria genialità non era un possesso, ma un dono da mettere al servizio. La frase ‘essere originali significa tornare all’origine’ riassume il suo metodo: osservare la natura, cercare la sorgente delle forme e partecipare liberamente a una storia iniziata prima di lui”.
Quindi per la docente, Gaudí sarebbe contento della nuova torre proprio perché custodiva un progetto che sapeva ispirato e non temeva che altri lo portassero avanti: “La sua originalità non coincide con l’eccentricità, ma con la capacità di generare un’opera che continua a vivere e lascia liberi coloro che vengono dopo. La Sagrada Família resta così un cantiere del presente, nel quale il tempo non divide l’idea dalla realizzazione, ma permette alla storia di farsi”.
Infine lo scultore Andrea Mastrovito ha mostrato le fasi della realizzazione della sua originale opera, ‘Agnus Dei’, in cui artisti ed artigiani hanno sviluppato una ceramica smaltata simile all’acquarello, applicando con spugne e acqua i colori su grandi superfici paraboliche composte da tessere triangolari. Nel parte terminale della torre, una scala trasparente in acciaio e vetro conduce alla croce. La croce, costruita secondo la doppia rotazione elicoidale già impiegata da Gaudí nelle colonne, durante il giorno riflette il sole e di notte proietta luce sulla città.
Al centro della croce si trova l’Agnus Dei di Andrea Mastrovito, che evoca elementi dell’Estasi di Santa Teresa del Bernini, il triangolo dorato dedicato a Dio Padre nella basilica stessa, il baldacchino dell’altare e condensa alcune suggestioni provenienti dalla cultura popolare. I maestri vetrai e doratori dello studio Reduzzi hanno trasformato il disegno in un agnello rivestito di migliaia di frammenti di vetro di Murano, plasmati a mano: “Io cerco sempre di partire dall’umano per arrivare al sacro. I numerosi frammenti di vetro che costituiscono l’opera rappresentano così plasticamente il dolore di Cristo nella Passione ed, insieme, la frammentazione della vita dell’uomo moderno”.
Quindi cosa rappresenta ‘Agnus Dei’?
“L’Agnello di Dio rappresenta l’unione tra Dio e l’uomo. In questa costruzione di Gaudì possiamo trovare tanti riferimenti della cultura cristiana e della cultura mondana. La cosa più importante riguarda la formazione originaria, che va dall’alto al basso della chiesa, che è concepita dall’alto, cioè dall’elevazione di Gesù sulla croce, l’Agnello di Dio, realizzato con migliaia di pezzi di vetro splendenti,che rappresentano le ferite dell’umanità (tutti i mali del mondo) che Cristo su se stesso attraverso la croce. Con l’assunzione su sé di tutti i peccati Gesù salva tutti”.
Quale è stata la sensazione nel prendere parte a quest’opera di Gaudì?
“Io sono una piccola parte di questa monumentale opera sempre in crescita, che è la Sagrada Familia, che è una foresta che cresce e da ristoro. Io sono solo un piccolo ‘pezzo’di questa monumentale opera del genio cristiano”.
(Tratto da Aci Stampa)





























