La nuova diplomazia
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 31.08.2026 – Andrea Gagliarducci] – Il viaggio dell’Arcivescovo Paul Richard Gallagher a Mosca ha segnato un definitivo cambio di paradigma nella diplomazia della Santa Sede riguardo alla situazione in Ucraina. Non possiamo sapere cosa sia stato detto a porte chiuse durante l’incontro bilaterale con il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov.
Le dichiarazioni introduttive sia della Santa Sede che della delegazione russa prima dell’incontro, e nella conferenza stampa successiva, sono state trasmesse in video dal Ministero degli Esteri russo, e da esse si possono trarre molte informazioni.
L’Arcivescovo Gallagher è il Segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, una posizione paragonabile a quella di un Ministro degli Esteri all’interno della Santa Sede. Aveva già visitato Mosca nel 2021, ma questo secondo viaggio, cinque anni dopo, ha un impatto maggiore.
Innanzitutto, perché avviene nel contesto dell’aggressione su larga scala della Russia contro l’Ucraina, iniziata nel 2022, e tuttora in corso. In secondo luogo, perché le relazioni russo-Santa Sede erano eccellenti sotto Papa Francesco, che dava grande credito alle opinioni di Mosca, ma al tempo stesso erano tese a causa del modo in cui lo stesso Papa Francesco aveva reso noto di essersi rivolto al Patriarca Kirill di Mosca, esortandolo a non comportarsi da “ecclesiastico di Stato”. Infine, perché sono arrivati con un nuovo pontificato.
Leone XIV non ha cambiato la linea diplomatica della Santa Sede. Quest’ultima è rimasta costante: la Santa Sede promuove la pace, la Santa Sede promuove il dialogo e la Santa Sede non interrompe mai le relazioni diplomatiche, nemmeno in situazioni difficili. Tuttavia, Leone XIV ha portato un approccio diverso, più “diplomatico”, se così si può definire.
Papa Francesco si è affidato molto alle sue impressioni personali e al suo carisma. Leone XIV, al contrario, ha adottato un approccio più convenzionale e istituzionale, con grande attenzione ai dettagli e la convinzione che la pace non possa essere raggiunta senza chiarezza. Fin dal suo primo discorso al Corpo Diplomatico, il 16 maggio 2025, Leone XIV ha sottolineato che la Chiesa deve dire la verità, anche quando questa è incomprensibile al mondo. Durante la veglia del Rosario e la preghiera per la pace dell’11 aprile 2026, Leone XIV si è spinto oltre, evidenziando che la Chiesa rischia spesso di essere disprezzata. Questo approccio rappresenta la lente attraverso cui interpretare la missione di Gallagher a Mosca.
Gallagher non si è recato a Mosca solo con il mandato di impegnarsi nel dialogo a tutti i costi. Gallagher si è recato a Mosca con il mandato di chiarire la posizione della Santa Sede, di instaurare un dialogo per quanto possibile e, in ogni caso, di non tenere nulla nascosto, arrivando persino a mettere in luce alcune delle difficili situazioni che la Chiesa Cattolica si trova ad affrontare in Russia. Pertanto, il viaggio di Gallagher in Russia rappresenta un vero e proprio cambio di paradigma.
Gallagher ha chiarito fin da subito, nel suo discorso inaugurale, di essere in Russia perché invitato dalla Federazione Russa, stabilendo così un quadro di dialogo e un equilibrio di potere. Tuttavia, ha anche sottolineato che esistono relazioni in corso tra la Russia e la Santa Sede, e un canale di informazione che è stato mantenuto attivo. Gallagher lo ha ricordato in un’intervista a Vatican News al termine del viaggio.
La frase che ha fatto più notizia – giustamente – è stata l’insistente affermazione di Gallagher: “Questa guerra deve finire”. Solo che Gallagher non si è limitato a dire che la guerra deve finire. Ha chiesto negoziati chiari e trasparenti. Ha sottolineato le “persistenti divergenze” tra la Federazione Russa e la Santa Sede nella valutazione di determinate situazioni, chiarendo che la Santa Sede non cede alla propaganda russa. Le parole di Gallagher, tuttavia, non hanno avuto un impatto così grande sui media occidentali come avrebbero potuto, probabilmente per due ragioni.
La prima è pratica: il “Ministro degli esteri” della Santa Sede ha parlato in inglese, ma le sue parole sono state sovrastate dai video diffusi con la traduzione in russo. Mentre il Ministero degli Esteri russo si è affrettato a trascrivere e diffondere il contenuto esatto delle parole di Lavrov, né la Segreteria di Stato né i media della Santa Sede lo hanno fatto, nonostante avessero inviato un giornalista ad accompagnare Gallagher.
Il secondo motivo è che la chiarezza di Gallagher non lascia spazio a manipolazioni. Non si tratta di parole che possono essere usate al tavolo delle trattative di pace e di guerra con pregiudizi politici, perché è stato chiaro e coraggioso nell’affrontare le questioni.
L’operato di Gallagher in Russia ha anche qualcosa di raffinato.
Da un lato, non ha mancato di sottolineare la responsabilità della Russia, con parole che devono aver avuto una forte risonanza a porte chiuse.
Il 26 agosto, l’Arcivescovo Gallagher ha incontrato Jurij Ušakov, Consigliere e Assistente del Presidente della Federazione Russa per le questioni inerenti alla politica estera, in un incontro particolarmente significativo. L’account X della Segreteria di Stato, @terzaloggia, ha riportato la notizia. Il portavoce del Presidente della Federazione Russa, Dmitrij Peskov, si è rifiutato di commentare l’incontro, dicendo che non avevano comunicato nulla al riguardo.
D’altro canto, Gallagher è riuscito a instaurare un dialogo costante. Finora ha funzionato a livello di ambasciata – un approccio elogiato dal “Ministro degli esteri” della Santa Sede – e ora ci sarà un contatto continuo a livello del Viceministro degli esteri e, in particolare, del Ministro degli Esteri.
La Santa Sede riconosce che la Russia è un attore globale che non può essere escluso dalle discussioni e tende la mano a una Mosca che si sente sempre più isolata.
In questo contatto continuo, la Santa Sede manterrà il suo impegno per la pace in Ucraina e per la prosecuzione della sua missione umanitaria. Aprirà inoltre canali di dialogo con la Russia su molte altre questioni, dalla situazione in Medio Oriente all’Intelligenza Artificiale.
Quanto realizzato da Gallagher potrebbe essere definito “classica” diplomazia della Santa Sede. Non sarebbe stato possibile, tuttavia, senza l’approccio diverso delineato da Leone XIV, caratterizzato da una discontinuità personale, che si è comunque tradotta in azioni concrete.
Resta da vedere se la situazione in Ucraina sia un caso isolato o se la diplomazia papale seguirà questo approccio in altri scenari.
Tra un anno e mezzo, ad esempio, l’accordo tra la Santa Sede e Pechino per la nomina dei vescovi affronterà il suo prossimo ciclo di (ri)negoziazione: Leone XIV preferirà l’approccio della diplomazia della verità, puntando a rendere l’accordo chiaro e pubblico? Oppure adotterà un approccio più pragmatico, accettando alcune pressioni cinesi per mantenere la presenza del Paese?
Inoltre, ci sono altre questioni di grande impatto che sono ancora aperte.
Dalla situazione della Chiesa Cattolica in Venezuela a quella in Nicaragua, dove il Nunzio Apostolico e i diplomatici della Santa Sede sono stati espulsi, l’America Latina è una vera e propria polveriera. Il Papa sperimenterà in prima persona il fermento europeo durante il suo prossimo Viaggio Apostolico in Francia. Il Nord America è nel mezzo di una guerra commerciale e gli Stati Uniti, paese natale del Pontefice, si trovano ad affrontare cruciali elezioni di metà mandato in autunno. Ci sono guerre in Africa e instabilità in tutta la Terra Santa, dove la Santa Sede continua a sostenere la soluzione dei due popoli e due Stati.
Il viaggio di Gallagher ha segnato una svolta, ma resta da vedere dove porterà questa svolta per la Santa Sede.
Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato dall’autore in inglese oggi sul suo blog Monday Vatican.
Fotografie di Vatican Media.





























