Papa Leone XIV ad Albano: l’odio porta alla morte

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Ieri pomeriggio ad Albano, a conclusione della celebrazione eucaristica, papa Leone XIV ha presieduto la processione dell’immagine della Madonna del Lago, iniziata con una preghiera: “Ci facciamo pellegrini con Maria per portare con sollecitudine a tutti Cristo nostra unica speranza di salvezza. Come gli apostoli che hanno attraversato il lago insieme a Gesù, così attraversiamo il mare della nostra vita, con la certezza che il Signore sarà sempre con noi”.

Dopo aver percorso poche centinaia di metri il papa ha raggiunto la riva del lago di Albano e si è imbarcato dopo l’immagine della Vergine ed ha pregato la Madonna per la pace: “Alla tua materna intercessione affidiamo la Chiesa perché sia sempre fedele al Vangelo, coraggiosa nell’annuncio come nel servizio e perseverante nella carità.

Alla tua amorevole protezione affidiamo tutti i popoli della terra e incoraggia in tutti il desiderio della pace. Dove cresce l’odio insegnaci il perdono, dove prevale la paura ridona la speranza. Sostieni coloro che hanno responsabilità nella vita pubblica perché promuovono sempre la giustizia, la libertà, la dignità di ogni persona e il bene comune”.

Precedentemente nella celebrazione eucaristica ha sottolineato che le letture liturgiche ben si ‘armonizzano’ con questa festa: “Dio gli ha rivelato di averlo conosciuto e scelto fin dal seno materno, e di amare il suo popolo di amore eterno; gli ha parlato del suo piano di salvezza, e lui non può più tacere. Sente un impulso incontenibile di portare a tutti il suo messaggio… Ma l’amore lo spinge ad agire per il bene del suo popolo, senza compromessi, fino alla fine”.

Ciò è narrato anche nel Vangelo: “E’ ciò che ci insegna anche Gesù nel Vangelo. Da poco ha sfamato cinquemila uomini con cinque pani e due pesci, e poi altri quattromila, con sette pani e pochi pesciolini. Ora, al di là del successo riscosso con quei gesti, spiega ai discepoli il senso messianico di ciò che ha compiuto… Gesù spiega come, dopo i tanti miracoli compiuti, manifesterà definitivamente la sua gloria: sacrificando liberamente la sua vita ed offrendo sé stesso sulla croce come pane spezzato. E precisa che lo stesso dovrà fare chiunque voglia continuare la sua missione”.

In questo modo “Gesù rivela, così, che solo l’amore salva. L’amore che Dio ci ha mostrato facendosi uomo, morendo e risorgendo per noi e, in risposta, quello con cui anche noi ci offriamo umilmente a Lui e ai fratelli: nella costanza fedele della carità di ogni giorno come nei gesti più straordinari, fino al martirio, a volte, come accade purtroppo anche oggi a molti cristiani, in varie parti del mondo”.

Purtroppo non tutti riescono a comprendere questa rivelazione: “Purtroppo non tutti comprendono la bellezza, la bontà e la concretezza di questo sogno del Creatore, anzi molti pensano che sia un’utopia. Porgere l’altra guancia, dicono, è da perdenti, donare di fronte al rifiuto è da ingenui, perdonare senza limiti è da deboli. Non c’è da stupirsi. Perfino per Pietro è stato difficile accettare questo modo nuovo e diverso di ragionare. Ma Gesù rimane categorico: solo la via dell’amore è la via della vita”.

Ecco il motivo per cui il papa insiste sulla necessità di annullare la violenza: “Non illudiamoci. L’odio e la violenza non portano nulla di buono, ma solo distruzione e morte, sempre, anche quando sono risposta a ingiustizie subite. Lo vediamo ogni giorno, dal piccolo del nostro vissuto domestico alla grande scena del mondo”.

E chiede un cambiamento di mentalità: “Cari fratelli e sorelle, abbiamo tanto bisogno di vita, di speranza, di serenità, di pace, in noi stessi, nelle nostre città, tra i popoli e le nazioni. Per questo, qualunque sia la ferita, qualunque l’offesa, non permettiamo al male di sfigurare la nostra umanità e di corromperci nel cuore! Non conformiamoci alla mentalità del mondo. Continuiamo ad amare, a donare, a perdonare, offrendoci ‘come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio’, per preservare e far crescere, in noi e negli altri, la dignità infinita dell’immagine divina che portiamo nell’anima. E non scoraggiamoci se è difficile: la nostra forza è nel Signore, e con il suo aiuto tutto è possibile”.

E’ un invito a lasciarsi ‘trasformare’ da Dio: “Con questa fede, stasera, partecipiamo all’Eucaristia. Sull’Altare doniamo noi stessi, assieme al pane e al vino. E il Signore unisce le nostre offerte alla sua, le consacra e ce le ridona, trasformate nel suo Corpo e nel suo Sangue, perché le condividiamo, come nutrimento per il cammino…

Sono gesti semplici, con cui rinnoviamo la nostra fiducia in Dio e la nostra devozione filiale alla sua Santissima Madre. E sono tanto più evocativi in quanto resi possibili dalla premura con cui la piccola comunità che vive qui, custodisce per tutto l’anno questo luogo di pace, perché nei momenti solenni vi si possa riunire tutto il popolo di Dio, proprio come Maria, che ha accolto nel suo grembo e nella casa di Nazareth il Figlio di Dio fatto uomo, perché a tutti potesse giungere la sua salvezza”.

(Foto: Santa Sede)

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