Armenia, Kocharyan fermato con accuse di corruzione dopo lo scontro del figlio con Pashinyan. Giustizia o nuova resa dei conti politica?
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 26.08.2026 – Vik van Brantegem] – In Armenia lo scontro politico entra nuovamente nelle aule giudiziarie. Robert Kocharyan, secondo Presidente della Repubblica armena dal 1998 al 2008 e oggi uno dei principali esponenti dell’opposizione a Nikol Pashinyan, è stato fermato martedì 25 agosto 2026 nell’ambito di una vasta indagine per corruzione [*]. Con lui è stato arrestato il figlio maggiore Sedrak Kocharyan, mentre perquisizioni sono state effettuate in numerosi luoghi riconducibili alla famiglia e alle sue attività economiche.
[*] Aggiornamento 27 agosto 2026 – Nella mattinata di giovedì 27 agosto 2026, il Tribunale anticorruzione armeno ha disposto due mesi di custodia cautelare nei confronti dell’ex Presidente Robert Kocharyan. La decisione è stata adottata al termine di una lunga udienza, iniziata il giorno precedente, sulla richiesta presentata dagli inquirenti nell’ambito dell’indagine che vede Kocharyan accusato di abuso d’ufficio, corruzione e riciclaggio di denaro per fatti risalenti agli anni della sua presidenza. Durante la notte l’ex Presidente era stato trasferito in ospedale su indicazione dei medici e l’esame della richiesta di custodia era proseguito in sua assenza. Il provvedimento arriva il giorno dopo la decisione dello stesso Tribunale di disporre due mesi di custodia cautelare anche per il figlio maggiore Sedrak Kocharyan, coinvolto nella medesima indagine.
La Procura Generale armena contesta all’ex Capo dello Stato tre episodi di abuso dei poteri d’ufficio, due di accettazione di tangenti di particolare entità e quattro di riciclaggio di denaro su larga scala. Altre nove persone risultano coinvolte nel procedimento, tra le quali Sedrak Kocharyan e l’ex Presidente Serzh Sargsyan, già Ministro della Difesa durante la Presidenza Kocharyan.
Le accuse sono pesanti e dovranno naturalmente essere provate davanti a un giudice. Ma a rendere il caso politicamente esplosivo non è soltanto la figura dell’indagato. È anche il momento nel quale l’operazione giudiziaria è arrivata.
Ventiquattr’ore prima, lo scontro in Parlamento
Ad accrescere il peso politico della vicenda è quanto avvenuto appena ventiquattr’ore prima dell’operazione giudiziaria contro Robert Kocharyan. Il 24 agosto 2026, durante la presentazione all’Assemblea nazionale del programma di governo per il periodo 2026-2031, si è consumato un durissimo confronto tra il Primo Ministro Nikol Pashinyan e Levon Kocharyan, deputato dell’opposizione e figlio dell’ex Presidente.
Levon Kocharyan ha accusato Pashinyan di esercitare pressioni sui tribunali e sugli organi investigativi. La risposta del Primo Ministro si è spostata direttamente sul patrimonio della famiglia dell’ex Presidente, ponendo pubblicamente la questione dell’origine della sua ricchezza. Pashinyan ha chiesto, in sostanza, come la famiglia Kocharyan fosse diventata milionaria, facendo riferimento alle numerose proprietà, che le vengono attribuite, e sostenendo, che debba essere chiarito come quei beni siano stati acquisiti. Secondo il Primo Ministro, quanto eventualmente ottenuto a spese dello Stato deve essere restituito allo Stato.
Il passaggio assume oggi un rilievo particolare, perché il giorno seguente, 25 agosto, Robert Kocharyan è stato coinvolto nell’operazione giudiziaria riguardante proprio presunte acquisizioni di beni e proprietà durante gli anni della sua Presidenza.
La successione temporale è un dato di fatto, e inevitabilmente alimenta lo scontro politico, anche se non costituisce di per sé la prova di un rapporto causale, tra le dichiarazioni pronunciate da Pashinyan in Parlamento e l’iniziativa degli organi inquirenti. È tuttavia un elemento politicamente rilevante, soprattutto alla luce delle accuse dell’opposizione, circa l’utilizzo della giustizia contro gli avversari del governo.
La questione è diventata ancora più delicata il 25 agosto, quando Pashinyan, rispondendo in Parlamento alle accuse dell’opposizione secondo cui avrebbe impartito un ordine per procedere contro Kocharyan, ha dichiarato: «Parlando di ordini, non ho dato l’ordine qui; l’ho dato in Piazza della Repubblica il 5 giugno».
Il riferimento era al comizio conclusivo della campagna elettorale di Contratto Civile, tenuto il 5 giugno 2026 in Piazza della Repubblica a Erevan. In quella occasione Pashinyan aveva affermato pubblicamente che, «immediatamente dopo le elezioni», Robert Kocharyan avrebbe dovuto essere arrestato e portato davanti alla giustizia per i fatti del 1° marzo 2008. Aveva inoltre sostenuto, che il sistema giudiziario dovesse restituire al popolo quanto gli era stato sottratto, e dichiarato di aspettarsi, e pretendere, una maggiore efficacia dagli organi preposti all’applicazione della legge.
Il 25 agosto Pashinyan ha quindi richiamato una serie di proprietà e attività economiche attribuite alla famiglia Kocharyan – tra le quali Piazza Grande, Play City/Orange, Toyota Yerevan, un immobile in via Paronyan, proprietà nell’area del lago Sevan e terreni nella zona della Cascade – tornando a interrogarsi pubblicamente sull’origine di quel patrimonio.
Proprio l’esplicito richiamo all’«ordine» impartito il 5 giugno, indipendentemente dal significato politico, che Pashinyan attribuisce a questa espressione, aggiunge un elemento particolarmente sensibile alla vicenda. Non costituisce di per sé la prova, che il Primo Ministro abbia impartito una direttiva operativa alla magistratura o agli investigatori. Tuttavia, il fatto che il Capo del governo avesse pubblicamente annunciato durante la campagna elettorale, che Kocharyan avrebbe dovuto essere arrestato, per poi rivendicare quelle parole all’indomani del suo effettivo fermo, rende inevitabile interrogarsi sul confine tra mandato politico, lotta alla corruzione e necessaria indipendenza degli organi giudiziari e investigativi.
Le accuse contro Robert Kocharyan
Secondo il Comitato Anticorruzione, durante la sua Presidenza Kocharyan avrebbe utilizzato i propri poteri per favorire il trasferimento di immobili e terreni appartenenti allo Stato a sé stesso, a persone a lui vicine e a società collegate, a condizioni particolarmente favorevoli, anche a prezzi considerevolmente inferiori a quelli di mercato e senza procedure di gara pubblica. Secondo gli investigatori, successive operazioni societarie e patrimoniali sarebbero state utilizzate per occultare l’effettiva proprietà e l’origine illecita dei beni.
Uno dei capitoli più rilevanti riguarda 56 proprietà immobiliari, del valore complessivo indicato dagli investigatori in circa 2,63 miliardi di dram, che secondo l’accusa sarebbero state trasferite a Kocharyan in relazione all’alienazione della Casa degli Ufficiali e di un edificio in Via Nalbandyan alla società Piazza Grande.
Un altro filone riguarda terreni appartenenti al Ministero della Difesa. Gli investigatori sostengono che sarebbero stati ceduti a prezzi significativamente inferiori al valore di mercato e che, in cambio dell’operazione e dell’agevolazione dell’ingresso della Toyota nel mercato armeno, Kocharyan avrebbe ricevuto una partecipazione del 30% nella Toyota Yerevan, formalmente intestata al figlio Sedrak.
Gli investigatori stanno inoltre esaminando ingenti trasferimenti finanziari effettuati a nome di Sedrak Kocharyan tra il 2001 e il 2019, e numerosi beni immobili in Armenia e all’estero collegati alla famiglia.
Si tratta, è necessario sottolinearlo, della ricostruzione dell’accusa. La responsabilità penale degli indagati dovrà essere accertata nelle sedi giudiziarie competenti.
«Un’altra manifestazione di un regime che ha perso la sua legittimità»
L’Alleanza Armenia, guidata da Robert Kocharyan, respinge completamente la lettura della Procura e interpreta l’operazione come una vendetta politica. L’ufficio dell’ex Presidente ha definito quanto accaduto un nuovo «attacco» contro Kocharyan e la sua famiglia, mentre la sua formazione politica ha parlato di una manifestazione di un potere, che avrebbe sottomesso ai propri obiettivi l’apparato statale.
Dopo il fermo, le condizioni di salute dell’ex Presidente si sono deteriorate. Il Comitato Anticorruzione ha comunicato, che gli è stata riscontrata una forte pressione arteriosa e Kocharyan è stato trasferito in una struttura sanitaria per ulteriori accertamenti. La sua presentazione davanti al giudice chiamato a decidere sulla richiesta di custodia cautelare, quindi è stata rinviata al termine degli esami medici. Per Sedrak Kocharyan, invece, il tribunale ha già disposto due mesi di custodia cautelare. La difesa ha annunciato che impugnerà la decisione.
Un conflitto che viene da lontano
Robert Kocharyan non incontra per la prima volta la giustizia armena durante l’era Pashinyan. Dopo la Rivoluzione di Velluto del 2018, che portò Nikol Pashinyan al potere, con la promessa di combattere la corruzione e smantellare il sistema economico-politico costruito dalle precedenti élite, l’ex Presidente divenne uno dei protagonisti delle più controverse vicende giudiziarie della nuova stagione politica.
Nel 2019 Kocharyan fu processato per il suo ruolo nella repressione delle proteste seguite alle contestate elezioni presidenziali del 2008, durante le quali morirono dieci persone. Quel procedimento si concluse nel 2021, dopo che le accuse formulate nei suoi confronti vennero meno. Da allora Kocharyan si è consolidato come uno dei principali avversari politici di Pashinyan, assumendo la guida dell’Alleanza Armenia.
Esiste inoltre una dimensione geopolitica, che sarebbe difficile ignorare. Kocharyan rappresenta la stagione nella quale l’Armenia aveva costruito un rapporto strategico particolarmente stretto con Mosca, e mantiene da lungo tempo rapporti personali con Vladimir Putin. Pashinyan, al contrario, negli ultimi anni ha progressivamente allontanato Yerevan dalla tradizionale alleanza con la Russia, cercando un avvicinamento all’Unione Europea e all’Occidente.
Alexander Iskandaryan, Direttore del Caucasus Institute di Yerevan, ha osservato, che l’arresto di Kocharyan finirà inevitabilmente per intensificare lo scontro tra l’opposizione vicina alla Russia e il governo di Pashinyan, arrivando a interpretare l’operazione anche come un «segnale per il Cremlino».
Il problema non è scegliere tra Kocharyan e Pashinyan
Le accuse contro Robert Kocharyan sono estremamente gravi. Se saranno dimostrate attraverso un procedimento indipendente, trasparente e rispettoso delle garanzie della difesa, nessuna posizione politica presente o passata potrà costituire un’immunità rispetto alla legge. Ma proprio per questo la questione fondamentale non consiste nello scegliere se credere a Kocharyan oppure a Pashinyan. La questione è stabilire se nell’Armenia di oggi le istituzioni giudiziarie siano messe nelle condizioni di accertare autonomamente le responsabilità individuali, senza che l’azione penale possa trasformarsi, o anche soltanto apparire trasformata, in uno strumento dello scontro politico.
Il problema assume un peso ancora maggiore considerando il più ampio conflitto che negli ultimi mesi ha coinvolto esponenti dell’opposizione, personalità critiche verso il governo e rappresentanti della Chiesa Apostolica Armena.
La lotta alla corruzione è una componente essenziale dello Stato di diritto. Ma lo Stato di diritto richiede contemporaneamente qualcosa di altrettanto essenziale: che sia il giudice, e non il potere politico, a stabilire chi abbia violato la legge. Per questo rimane particolarmente significativa la risposta data da Levon Kocharyan a Pashinyan poche ore prima che gli investigatori bussassero alle porte della sua famiglia: la legalità o l’illegalità di una ricchezza deve essere accertata dalla legge. È precisamente su questo terreno che adesso l’Armenia sarà chiamata a dimostrare la solidità delle proprie istituzioni.
Fonti: Reuters, The Associated Press, Armenpress, Armenpress, Public Radio of Armenia, Euronews, Radio Free Europe-Radio Liberty.
Foto di copertina: Nikol Pashinyan il 25 agosto 2026 all’Assemblea nazionale.





























