Padre Elie Rahme Custode dei Frati Minori Cappuccini in Medio Oriente, racconta la vita dei cristiani in Libano

Condividi su...

“Per intercessione del nuovo beato il Patriarca Elias Boutros Hoyek, chiediamo al Signore di realizzare i Suoi auspici per il bene del Libano, per la sua stabilità, la sua crescita economica e finanziaria, la sua ricostruzione e per l’attuazione dell’Accordo Quadro tra il Libano e Israele, affinché siano garantite la piena sovranità del Libano su tutto il suo territorio, la sua completa indipendenza, la sua piena liberazione e una pace duratura, giusta e globale”: a fine luglio nel giorno della beatificazione del patriarca maronita Elias Boutros Hoyek, celebrata nella sede patriarcale di Dimane insieme al card. Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi ed inviato di papa Leone XIV, alla presenza del presidente della Repubblica libanese, Joseph Aoun, e delle massime autorità del Paese, il patriarca di Antiochia dei Maroniti, card. Bechara Boutros Raï, ha delineato il profilo spirituale e civile del nuovo beato, presentandolo come una delle figure più luminose della storia del Libano.

“Dio ha voluto infatti far sorgere da questa terra un uomo che visse secondo un unico motto: ‘Mio Dio, il tuo compiacimento’. E Dio fece del suo totale abbandono alla Divina Volontà una gloria per la Chiesa, una benedizione per il Libano e una speranza per le generazioni future. Nella storia della Chiesa vi sono stati molti grandi uomini; nella storia del Libano molti illustri protagonisti. Il Patriarca Elias Boutros Hoyek, tuttavia, riunì nella sua persona la vigilanza del pastore, la sapienza del leader, il cuore del padre e la fede del santo”: prendendo spunto dall’omelia del patriarca Raï, abbiamo chiesto a p. Elie Rahme, custode dei Frati Minori Cappuccini in Medio Oriente, di raccontarci quale è il messaggio di speranza per il Libano e per la Chiesa della beatificazione del Patriarca Elia Hoyek:

“La beatificazione del Patriarca Elias Hoyek rappresenta un momento di grande grazia non solo per la Chiesa maronita, ma per tutto il popolo libanese. La sua figura emerge come quella di un pastore che ha saputo unire profondamente la fede, l’amore per la Chiesa, il servizio al prossimo e l’impegno per il proprio Paese”.

Innanzitutto chiediamo di raccontarci la situazione del Libano oggi: “Il Libano attraversa oggi una fase molto difficile, segnata da una profonda crisi economica, sociale e politica. La svalutazione della moneta, le difficoltà quotidiane, l’aumento della povertà, l’emigrazione di numerosi giovani e l’instabilità hanno lasciato ferite profonde nella società. Molte famiglie vivono nell’incertezza e nella sofferenza, ma il popolo libanese continua a manifestare una grande capacità di resilienza, fondata sulla fede, sulla solidarietà familiare e sulla speranza.

Nonostante le prove, il Libano conserva una ricchezza spirituale e umana che continua a essere una fonte di vita e di speranza. In questo contesto, la beatificazione del Patriarca Hoyek assume un significato particolarmente profondo: essa ricorda ai libanesi che la speranza non nasce soltanto dalle condizioni esterne, ma dalla fedeltà a Dio, dal servizio agli altri e dalla capacità di costruire il bene comune anche nei momenti più difficili”.

Come vivono i cristiani in Libano?

“I cristiani in Libano vivono anch’essi le difficoltà dell’intero Paese. La crisi economica, l’emigrazione e le incertezze sul futuro rappresentano grandi sfide. Tuttavia, essi continuano a custodire una presenza significativa attraverso la vita ecclesiale, l’educazione, le opere sociali, la cultura e il servizio alla società. La loro vocazione oggi non è soltanto quella di preservare una presenza storica, ma di essere testimoni di speranza, di dialogo e di fraternità. La presenza cristiana in Libano è chiamata a essere una presenza aperta, capace di servire tutti e di costruire ponti tra le diverse componenti della società”.

“Così fu il Patriarca Hoyek: un pastore che pregava, un padre che amava, un costruttore sapiente e un leader capace di guardare oltre il proprio tempo. Per questo è divenuto una scuola di fede, una pagina luminosa della storia della Chiesa e una coscienza viva nella storia del Libano”: queste sono le parole conclusive dell’omelia del Patriarca Bechara Boutros Raï. Quale significato assume la beatificazione del Patriarca Elias Hoyek per il popolo libanese?

“Il Patriarca Elias Hoyek è stato un vero uomo di Dio perché ha vissuto tutta la sua vita alla luce del Vangelo. La sua autorità non nasceva soltanto dal suo ruolo ecclesiale, ma dalla sua profonda vita spirituale, dalla preghiera, dall’umiltà e dal desiderio sincero di servire Dio e il suo popolo.

Dietro il grande pastore e l’uomo pubblico vi era un uomo profondamente spirituale. La preghiera era la sorgente delle sue decisioni e del suo servizio.

Egli cercava prima di tutto la volontà di Dio e trovava nella relazione con il Signore la forza per affrontare le difficoltà e accompagnare il suo popolo. Per questo la sua beatificazione è un invito a riscoprire che la santità non consiste soltanto nel compiere grandi opere, ma nel vivere ogni responsabilità con un cuore unito a Dio”.

“Egli fu inoltre l’uomo della visione e della Nazione. Considerava il Libano una missione prima ancora che uno Stato e riteneva che la persona umana fosse la sua ricchezza più preziosa”. Prendendo spunto ancora dall’omelia del Patriarca di Antiochia dei Maroniti ci può raccontare la visione che il nuovo beato aveva del Libano:

 “La visione del Patriarca Hoyek sul Libano era profondamente profetica. Egli non vedeva il Libano soltanto come un territorio geografico, ma come una missione e una vocazione.

Fu una delle figure principali che contribuirono alla nascita del Grande Libano proclamato nel 1920. Egli desiderava un Paese dove cristiani e musulmani potessero vivere insieme, collaborando nella costruzione di una patria comune fondata sulla dignità della persona, sulla libertà, sulla giustizia e sulla convivenza.

Per il Patriarca Hoyek, il Libano non doveva appartenere a una sola comunità, ma essere una casa comune per tutti i suoi figli. La presenza cristiana non doveva essere una presenza di paura o di chiusura, ma una presenza di servizio, di dialogo e di testimonianza del Vangelo. Durante la Prima Guerra Mondiale, quando la popolazione soffriva la fame e la povertà, egli mostrò concretamente il suo cuore di padre.

Mise a disposizione le terre della Chiesa e aprì le porte dei monasteri per aiutare la gente. Il suo aiuto era rivolto a tutti, cristiani e musulmani, senza distinzione. Questo gesto manifesta il vero volto di un pastore: un uomo capace di unire la fede alla carità concreta, la preghiera al servizio e l’amore per Dio all’amore per ogni essere umano”.

Lo scorso 10 febbraio i Frati Minori Cappuccini in Libano, della Custodia del Vicino Oriente, hanno dato inizio all’Anno Giubilare per celebrare i 400 anni della loro presenza: dopo 400 anni quale è la presenza dei Frati Minori Cappuccini nel Medio Oriente?

“In questo cammino storico della Chiesa in Libano si inserisce anche la presenza dei Frati Minori Cappuccini, che celebrano quest’anno 400 anni di presenza nel Libano e nel Medio Oriente.

I Cappuccini arrivarono in Libano nel 1626, sostenuti e accolti dal Patriarca maronita, con il desiderio di collaborare alla missione della Chiesa e di servire il popolo libanese. Fin dall’inizio si è sviluppato un rapporto profondo di fraternità e collaborazione con la Chiesa maronita, un legame che continua ancora oggi con grande stima, fiducia e comunione ecclesiale.

Durante questi quattro secoli, i Cappuccini hanno cercato di vivere il Vangelo attraverso una presenza semplice e vicina alla gente: la fraternità, la missione, l’educazione, le parrocchie, la formazione, le opere sociali e il servizio ai più poveri. La loro presenza si è sempre inserita nella vita della Chiesa locale, collaborando con i vescovi e le comunità cristiane per il bene del popolo.

Dopo quattro secoli, il loro desiderio rimane quello di essere fratelli tra i fratelli, annunciando il Vangelo attraverso la fraternità, la minorità e la carità concreta. La loro missione non consiste soltanto nel mantenere delle opere, ma soprattutto nel testimoniare il volto misericordioso di Cristo vicino alle persone, in particolare a coloro che soffrono e che hanno bisogno di speranza.

Oggi, il rapporto tra i Frati Minori Cappuccini e la Chiesa maronita continua ad essere caratterizzato da una profonda collaborazione e da un sincero spirito di comunione, nella comune missione di servire la Chiesa, il Libano e tutti i suoi figli”.

Quale messaggio per il futuro del popolo libanese possono dare questi due avvenimenti?

“La beatificazione del Patriarca Elias Hoyek ed il giubileo dei 400 anni della presenza cappuccina sono due eventi che si incontrano nello stesso messaggio: il Libano ha bisogno di uomini e donne radicati in Dio, capaci di servire, di costruire ponti e di testimoniare che la fraternità è possibile.

Il Patriarca Hoyek ci insegna che la grandezza di una persona non si misura dal potere che possiede, ma dal bene che riesce a donare. La sua vita continua a ricordare al Libano e al mondo che una fede vissuta nella carità può trasformare la storia. La sua beatificazione è dunque un invito a non perdere la speranza: Dio continua ad agire nella storia attraverso uomini e donne che si donano con amore al servizio della Chiesa e dell’umanità”.

(Tratto da Aci Stampa)

151.11.48.50