Papa Leone XIV al Meeting. Cronaca di una giornata memorabile

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“Questa è la Cattedrale di Rimini, e qui voi siete a casa! Sì, perché il Signore Gesù, quando incontrava persone malate, o con disabilità, o povere, le accoglieva e le metteva al centro, per guarirle, per restituire loro una vita secondo la loro dignità. Così mostrava a tutti i segni dell’amore di Dio, della sua infinita misericordia. E poi queste persone, guarite e risollevate da Gesù, spesso lo seguivano ed entravano a far parte della comunità dei discepoli. Così dobbiamo fare anche noi: lasciarci guarire da Gesù, lasciarci perdonare, convertire, e poi camminare insieme nella sua Chiesa, la comunità che Lui ha formato per portare a tutti il Vangelo della sua vittoria sul peccato e sulla morte”.

Dopo essere stato accolto da circa 60.000 persone alla Fiera di Rimini per gioire del ritorno dopo 44 anni di un papa al Meeting dell’Amicizia tra i popoli, papa Leone XIV si è recato nella Cattedrale, dove era atteso da circa 500 ammalati, disabili, carcerati, donne liberate dalla tratta, giovani in recupero da dipendenze patologiche e poveri assistiti dalla Caritas diocesana e da altre realtà di accoglienza della città per fare festa insieme.

Contattato, Luca Luccitelli, addetto stampa della Comunità ‘Papa Giovanni XXIII’, così ci ha raccontato questa ora di ‘festa’ pomeridiana con il papa: “Nei giorni precedenti l’incontro, i ragazzi con disturbi dello spettro autistico che hanno partecipato all’appuntamento sono stati accompagnati in visita al Duomo, per familiarizzare in anticipo con l’ambiente in cui si è svolta la cerimonia. Tra i presenti, cinque storie raccontano il lavoro quotidiano delle realtà di accoglienza del territorio

riminese. Luca è stato seguito nella comunità terapeutica di Sant’Aquilina della Comunità ‘Papa Giovanni XXIII’, sotto la guida di don Nevio Faitanini, storico collaboratore di don Oreste Benzi. Dopo un percorso segnato da dipendenze legate all’uso di sostanze allucinogene, ha concluso il cammino terapeutico e si è laureato. Ha scelto di restare in comunità, dove oggi lavora come operatore”.

Mentre Cristina è ospite della Comunità di San Patrignano dal 1990: “Originaria della Bergamasca, ha iniziato a fare uso di eroina a 15 anni; dopo un periodo di sosta ai cancelli della comunità insieme al marito, è stata accolta da Vincenzo Muccioli il 23 aprile 1990. Oggi ha 61 anni, è nonna ed è volontaria nella casa alloggio della comunità, dove si occupa dell’organizzazione di attività e momenti ricreativi per gli ospiti”.

Karim, nome di fantasia scelto per tutelarne la privacy, è arrivato in Italia dal Marocco nel 2000, dopo un passaggio dalla Francia: “Dopo anni di lavoro come cameriere ed in una lavanderia industriale nel riminese, ha iniziato a frequentare la Caritas di Rimini prima come ospite, poi come volontario, fino a diventare operatore stabile dal 2017. Nel corso di questo percorso ha maturato la scelta di ricevere il Battesimo, al termine di un cammino di approfondimento durato circa tre anni”.

A queste testimonianze si aggiunge quella di Valerio, volontario del progetto ‘Girononni’ della Caritas di Rimini: “Il servizio, attivo tutti i giorni dell’anno, raggiunge quotidianamente una ottantina di persone anziane e sole in cinque zone della città, attraverso la consegna a domicilio di pasti caldi ed, insieme ad essi, di compagnia e ascolto per chi vive situazioni di solitudine”.

Questa festa si collega a quella dell’accoglienza riservata al papa dai giovani nei padiglioni della Fiera riminese, accolto dal tifo da stadio lungo il percorso  con striscioni e bans, anche se a dire la verità l’accoglienza più bella è stata offerta dai bambini (molte volte il papa si è fermato lungo il percorso per baciarli, abbracciarli, benedirli), al Villaggio dei bambini, che gli hanno cantato ‘Ho un amico grande grande’ di Claudio Chieffo, con qualche adattamento ‘strofico’ dedicato al papa, che ha apprezzato con un saluto.

Ed il sapore della festa è stato percepito fin dal mattino, con giovani e famiglie, composti da nonni/e, che avevano accolto alla ‘vecchia’ Fiera di Rimini papa san Giovanni Paolo II, con figli/e, nipoti in fila per entrare, come ci racconta Elisabetta, studentessa a Milano: “E’ un giorno fantastico e sono contenta di esserci con i miei amici. Il papa ci vuole bene. Ci sprona a testimoniare Gesù attraverso la nostra vita, in modo che chi ci guarda possa capire il grande dono di Gesù, che ci dona la comunione”.

Alcuni, qualche minuto prima dell’atterraggio dell’elicottero papale, hanno pensato bene all’improvviso di allestire una diretta del suo arrivo alla fiera e così in ‘fretta e furia’ sono corsi a recuperare tutti i mezzi tecnologici lasciati in disparte ed alcuni sono corsi fuori dai padiglioni per immortale la discesa dall’elicottero, mentre all’interno della fiera, attraverso i telefonini, altri davano le coordinate per la trasmissione.

Mentre il giorno dopo, di buon mattino, i volontari sono di nuovo ai propri posti di ‘lavoro’, sorridenti nonostante la fatica per tenere a bada chi voleva stringere la mano al papa, che ancora un po’ pesa, come ci dice Giovanni: “In effetti un po’ di stanchezza si sente, ma sono contento che il papa sia venuto a trovarci. E’ stato un incontro bellissimo. Ci ha dato una scossa per impegnarci nella vita quotidiana della città”. E dalla Spagna Marìa, sorridendo, è molto contenta: “Sono contenta di aver visto il papa. Ha detto parole molto belle, come quando è venuto da noi. Parole che non dimenticherò e che conserverò”.

Una festa insieme che ha permesso un ringraziamento al papa da parte del presidente della Fondazione del Meeting dell’Amicizia tra i Popoli, Bernhard Scholz: “Siamo più che grati della visita del Santo Padre che è stata un grande festa piena di entusiasmo, vissuta e partecipata da tutti, dai bambini fino agli anziani con grande gioia. Il messaggio che il Santo Padre ci ha consegnato segnerà la nostra strada. Ma già l’incontro stesso ha aperto immediatamente un orizzonte ampio e affascinante al nostro impegno”.

Infine anche il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, nell’omelia della concelebrazione eucaristica alla fiera di Rimini, ha ripreso alcune parole del papa: “Ringraziamo il Signore per questa domenica, per questi giorni, per l’incontro di ieri dove abbiamo accolto il Successore di Pietro che ci ha slegato da ciò che divide per legarci al Signore, alla grande messe di questo mondo e, quindi, tra noi. Questo legame si chiama comunione che è sempre dinamica e inclusiva… Nel mondo è così facile pensare di essere sicuri e di star bene chiudendosi in enclave! Anzi, il papa ci ha invitato tutti a usare la comunità come ‘un trampolino da cui tuffarvi nell’intera realtà’, non per perdercisi ma per combattere l’inimicizia con l’amicizia”.

Per questo ha ricordato la richiesta che papa Francesco ha fatto al movimento di Comunione e Liberazione: “Papa Francesco vi chiese di aiutarlo nella conquista della pace in un mondo sempre più violento, e questo chiede speranza. Chi entra al Meeting esce per amare tutti, a cominciare dai poveri, che richiedono la gratuità dell’amore…

Quante esperienze, quanti fatti rivelano nell’ordinario il mistero che pure è sempre nascosto e ci aiutano a riconoscere nella vita di tutti i giorni questa forza che ‘move’ e sazia la domanda di eterno e di infinito che tutti portiamo scritta nella nostra debolezza e caducità! Quanta gioia nello sperimentare che siamo affidati a questa Chiesa che è Madre, che raduna una famiglia, universale, tanto più preziosa in una stagione dove prevale l’insolente e pericolosa ‘cultura della potenza’, la Babele di ‘io’ arroganti e imprevedibili ma anche di ‘noi’ chiusi e contrapposti ad altri noi! Lì trova tanto spazio il divisore e quindi la violenza”.

E’ stato un invito a vivere nella comunione ecclesiale, come aveva sollecitato sabato scorso papa Leone XIV: “La comunione è liberazione dalla tirannia dell’io, che ha secolarizzato e ridotto la persona a individuo, facendogli credere di star bene affermando se stesso, possedendo, consumando, esaltandosi e finendo per distruggersi”.

E con una citazione di Dante Alighieri ha invitato a guardare il cielo: “Ringraziamo per questa compagnia affidabile, questa carovana che ci fa camminare perché diretta verso la casa del Padre. Possiamo essere tante stelle in un cielo reso troppo buio dal drago, che le stelle le fa cadere e rende deserta di umanità la terra con la cultura della potenza che lega solo alla aiuola che ci fa tanto feroci’ se non guardiamo al cielo”.

(Tratto da Aci Stampa)

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