Papa Leone XIV: l’accoglienza è per tutti

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“E’una grande gioia potervi ricevere questa mattina, durante il pellegrinaggio che state compiendo alla sede di Pietro, per rendere grazie a Dio per la fecondità dei quarantacinque anni della vostra istituzione. Mi unisco a questa celebrazione particolare e chiedo al Signore che continui a benedire l’opera che svolgete. Un compito arduo, indubbiamente; con molto lavoro nascosto, che nessuno vede e che soltanto Dio può premiare, e dove è molto gratificante scoprire, nel volto di ogni persona, Gesù Cristo stesso. Con il vostro impegno, potete rendere testimonianza, in modo privilegiato, di ciò che ascoltiamo nel Vangelo: ‘In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’.

Saper riconoscere, nelle vite dei più deboli e vulnerabili, lo sguardo di Cristo che ci interpella, è qualcosa che ci fa crescere come società umana e cristiana”: con queste parole papa Leone XIV, riprendendo le udienze, dopo la pausa estiva, ha ricevuto la Federazione spagnola ‘Marsodeto’, che assiste oltre 2700 persone con disabilità e le loro famiglie, esortando a scoprire in chi è più vulnerabile lo sguardo di Cristo.

Attraverso la loro azione sono diventati autentici testimoni della vita solidale: “Sono molti i valori che caratterizzano il vostro modo di avvicinarvi a questa realtà delle persone con disabilità intellettiva e paralisi cerebrale: la solidarietà, la difesa della dignità umana e la piena inclusione. Grazie a tutto ciò, siete anche riusciti a suscitare il sostegno di una nutrita rappresentanza istituzionale, che vi accompagna oggi qui, rendendo così testimonianza del vostro impegno nella vostra attività e per il bene comune”.

Per questo ha ringraziato Dio per avere offerto tale ispirazione al fondatore: “Con uno sguardo retrospettivo, rendiamo grazie a Dio per l’ispirazione di don Marcelino Casas Puente che, più di quarant’anni fa, diede avvio a quello che allora sembrava un sogno e che oggi contempliamo come una realtà: che nessuna famiglia in cui ci fosse una persona con disabilità intellettiva restasse abbandonata a sé stessa”.

E li ha affidati alla Madre di Dio: “Cari fratelli e sorelle, vi affido alla protezione materna di Maria Santissima affinché vi accompagni continuamente nella vostra missione. Che vi incoraggi nei momenti di maggiore difficoltà e vi faccia volgere sempre lo sguardo al Signore, di modo che la vostra Federazione continui a essere un’autentica opera di riferimento ecclesiale e sociale”.

In precedenza aveva ricevuto una delegazione dell’Ordinariato Militare per il Portogallo ed e alcuni rappresentanti delle forze armate e di sicurezza, in occasione dei sessant’anni dell’istituzione: “Possa l’Ordinariato, dando il suo inestimabile contributo al bene spirituale e alla conoscenza dei valori cristiani, continuare a essere uno spazio di costruttiva collaborazione con le autorità statali, governative e militari”.

Per questo ha ricordato il valore del pellegrinaggio a Roma: “Per chi crede in Cristo, il pellegrinaggio a questa città rappresenta un’occasione unica di rinnovamento di sé, riconoscendo la centralità di Dio nella propria vita e rafforzando la fede attraverso la preghiera sulla tomba dell’Apostolo Pietro. Ogni giorno, a ognuno di voi è affidata la nobile missione di difendere la sovranità della Patria e lo Stato di Diritto, tutelando la sicurezza dei vostri concittadini e proteggendoli dalle ingiustizie”.

Ed ecco il paragone con la parabola del centurione: “Siate forti nel Signore come il centurione che, a Cafarnao, si avvicinò a Gesù. Lui conosceva bene i valori che guidano la vostra vita: l’obbedienza, la disciplina, la rinuncia, la lealtà, il cameratismo, la dedizione, la responsabilità e il coraggio. Al tempo stesso, quel militare sentiva il bisogno di Dio, sapeva che l’essere umano non basta a sé stesso, ma aspira a qualcosa di più, a qualcosa che lo trascende. Avendo un servo che soffriva terribilmente, si avvicinò a Gesù, che gli assicurò che sarebbe andato a guarirlo”.

Un episodio in cui è sottolineato bene il concetto di autorità: “In questo atteggiamento è possibile constatare come il centurione considerasse importante la gerarchia e come questa dimensione della sua vita quotidiana lo abbia portato a interpretare il rapporto con Gesù di Nazaret, che professa come suo Signore, come suo Dio…

Se, da un lato, questo militare era consapevole della sua autorità, dall’altro, dinanzi al Figlio di Dio mostrò la forza della fede e il coraggio dell’umiltà. Di fatto, l’essere umano, per quanta responsabilità abbia, per quanto potere eserciti, per quanto irreprensibile sia, è sempre affamato di infinito e assetato di eternità. Ora, l’infinito e l’eternità sono alla nostra portata in Gesù Cristo: sono dono del Signore”.

Infine, rivolgendosi ai cappellani, ha chiesto di accogliere tutti: “Accogliete tutti, ascoltateli, illuminateli con la sapienza della Parola di Dio, rimanete al loro fianco agendo in nome di Cristo nella celebrazione dei Sacramenti, accompagnate ognuno di loro senza dimenticare le loro famiglie. Da questo vostro ministero specifico si raccoglieranno i frutti della crescita personale nella pratica della vita cristiana e del rafforzamento dell’esprit de corps delle Forze Militari e di Sicurezza che servite”.

(Foto: Santa Sede)

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