Sant’Agostino: noi siamo i tempi. A colloquio con Alessandro Banfi

Condividi su...

Al Meeting dell’Amicizia tra i Popoli, in svolgimento alla fiera di Rimini, papa Leone XIV ha visitato la mostra ‘Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova. Agostino di Ippona’, che offre un’esperienza di immedesimazione con l’itinerario umano, spirituale ed esistenziale del vescovo di Ippona, mettendone in luce la sorprendente attualità e la capacità di dialogare con le crisi storiche, morali e culturali del presente, promossa dalla Curia Generalizia dell’Ordine di Sant’Agostino, dall’Arcivescovado di Algeri, dal Pontificio Istituto Patristico Augustinianum e dal Centro Studi Internazionale Leone XIV ETS, curata da Costanza Penna e da Monica Scholz-Zappa ed avvalendosi della collaborazione di Maurizio Balestra, Francesco Banfi, Gabriele Batani, Riccardo Ruggero Conti, Andrea Pezzini, Giuseppe Pezzini ed Emmanuele Riu, di p. Kolawole Chabi, dell’archeologa Sabah Ferdi e del giornalista Alessandro Banfi, oltreché della Biblioteca Malatestiana di Cesena, della Biblioteca Capitolare di Verona e dell’Associazione Storico-Culturale S. Agostino di Cassago Brianza.

La curatrice, prof.ssa Monica Scholz-Zappa, docente all’Università Albert-Ludwig di Freiburg in Brisgovia, ha presentato la finalità della mostra: “Nella sua ricerca della verità Agostino è stato un uomo profondamente autentico, che non ha fatto sconti di fronte alla storia, soprattutto di fronte alla propria storia. Forse ciò che lo rende così vicino a giovani e meno giovani è proprio la sua autenticità. Agostino è sempre andato fino in fondo a tutto ciò che ha vissuto: amicizie, amore, studio, ma anche il male e l’errore.

E’ andato fino in fondo a sé stesso, con tutta la ragione che caratterizza un uomo seriamente impegnato con la propria vita. Un cammino autenticamente umano che lo ha reso aperto alla Grazia della fede, che ricrea e compie l’umano. E’ questo il messaggio di speranza che la mostra dedicata ad Agostino desidera far rivivere attraverso immagini e parole”.

La prof.ssa Catherine Conybeare, Leslie Clark Professor in the Humanities and Professor of Greek, Latin, and Classical Studies, Bryn Mawr College ed autrice di ‘Agostino l’Africano’, ha posto al centro della sua riflessione l’inquietudine agostiniana, che non scompare neppure dopo la conversione. Agostino rimane un ricercatore e proprio la sua esperienza può parlare ai giovani di oggi: cercare, lottare e diventare una domanda per sé stessi ‘non è un errore o un fallimento’. La vera casa, ha sottolineato, può iniziare a essere costruita già nel presente attraverso la comunità.

Mentre il card. Jean-Paul Vesco, arcivescovo metropolita di Algeri. ha ripercorso le diverse età della vita di sant’Agostino, dal giovane alla ricerca dell’affermazione fino al vescovo di Ippona, nell’attuale Algeria. Una ricerca che trova il proprio compimento nell’incontro con Cristo: “La verità il giovane Agostino finirà per trovarla dentro di sé, mentre prima la cercava altrove. La troverà non in una dottrina, ma in una persona, in una relazione intima con Cristo”.

Infine p. Joseph Farrell, priore generale degli agostiniani, ha sottolineato l’attualità di questo Padre della Chiesa: “Sant’Agostino quando ha condiviso apertamente la sua vita ed ha scritto le ‘Confessioni’ quando era già vescovo, ha scritto cose sulla realtà della vita che valgono per oggi e per tutti, ragazzi, anziani, uomini e donne. La principale è che ognuno è in pellegrinaggio, non da solo, bensì insieme a tutti gli altri, verso una meta, la vita eterna con Dio; non si tratta però di un sentiero rettilineo, ci sono molte curve che provocano inquietudine. E l’inquietudine è un’esperienza umana globale. Credo che non esista nessuno che nella vita non abbia avuto almeno un momento di inquietudine. Sant’Agostino ci aiuta precisamente lì, a pensare di non essere gli unici prigionieri dell’inquietudine. Anche lui ha attraversato questo”.

Al giornalista Alessandro Banfi, direttore della comunicazione della Fondazione Oasis, che ha moderato l’incontro della presentazione della mostra nel giorno di inaugurazione del Meeting di Rimini, abbiamo chiesto di spiegarci il motivo per cui sant’Agostino è ancora attuale: “Dall’8 maggio del 2025 c’è un grande motivo in più per guardare a sant’Agostino ed è stato l’elezione di papa Leone XIV, che si è subito qualificato come agostiniano ‘figlio di Agostino’. Perché la Chiesa di Roma si è affidata a qualcuno che segue questa spiritualità, questo carisma, diremmo oggi usando una parola forse un po’ usurata?

Evidentemente c’è qualcosa in sant’Agostino così attuale da spingere i cardinali da tutto il mondo a sceglierne un erede. Penso che una prima chiave possa essere quella della famosa frase dell’Ipponate: noi siamo i tempi. In un momento così difficile della storia, per le guerre e le violenze nel mondo, ed anche per le divisioni che hanno attraversato la stessa Chiesa, sant’Agostino (e con lui questo papa) ci invita a non rimpiangere i tempi passati, a non giudicare il mondo, a non chiuderci nelle sacrestie. Unità e carità le due grandi parole chiave. Ed un incessante appello per la pace”.

A proposito di pace lei ha pubblicato il volume ‘Disarmata e disarmante. La pace è un dono’, che raccoglie alcuni interventi del papa sul tema del disarmo, del dialogo e della diplomazia internazionale: perché la pace è ‘disarmante e disarmata’?

“La pace è un concetto che interpella ciascuno di noi. Non si può predicare la pace senza prima disarmare se stessi, cioè senza fare i conti con il proprio modo di guardare gli altri in famiglia, sul lavoro, nella comunità. Come ricorda il papa citando l’episodio dell’ufficiale sovietico che rifiutò di premere il pulsante per l’attacco nucleare, la coscienza di un singolo uomo può salvare il mondo intero”.

Ritornando alla mostra, cosa significa oggi mettersi sulle orme di sant’Agostino?

“La suggestione nasce proprio dal primo viaggio di un Papa in Algeria. Una visita senza precedenti in un Paese islamico per certi versi ancora molto chiuso ai rapporti con l’esterno. Papa Leone XIV è andato sulle orme di Agostino ad Ippona, ricordando insieme la sua grande opera pastorale di Vescovo nell’Africa romana ma insieme per così dire restituendolo alla memoria di tutto il popolo algerino. È un’opera molto importante: perché ridà spazio ad un pensatore chiave all’interno di un Paese islamico. Basti pensare alla sua idea di libertà, allo stesso tempo personale, ma anche di grande rilievo pubblico e sociale. Libertà e grazia affascinano le singole persone ma anche interi popoli.

‘La loro memoria è un richiamo luminoso ad essere, oggi, segni credibili di comunione, dialogo e pace’, ha detto il papa nel viaggio in Algeria. In quale modo è possibile essere segni di comunione?

“La pace di Cristo, proclamata da papa Leone XIV nella loggia centrale di san Pietro appena eletto, è un dono. A volte, come dice san Paolo, il mondo non la capisce. Ma la pace qui sulla Terra è una aspirazione radicale per ogni uomo e a questo si appella il papa. Lo ha fatto nell’enciclica ‘Magnifica humanitas’ e nei tanti interventi sulla pace in questo primo anno di pontificato. La comunione è la testimonianza di Cristo: ‘Da questo capiranno, se vi amerete gli uni gli altri’. Il dialogo e la pace vanno chiesti. Ai grandi della Terra, ai sistemi politici, alle legislazioni”.

Ai giovani quale prospettiva indica sant’Agostino?

“La prospettiva è quella ricerca continua, inquieta e umile della verità, tipica delle ‘Confessioni’. Don Giacomo Tantardini. che dedicò ad Agostino anni di studio e molte lezioni fra Roma e Padova, raccolte da volumetti della mensile ‘30Giorni’ e poi pubblicate dall’editrice ‘Città Nuova’, ci insegnò che per sant’Agostino il fatto cristiano è l’avvenimento sempre gratuito dell’attrattiva della Grazia. Questo avvenimento desta un’esperienza di stupore. Uno stupore che riconosce una Presenza, perché ‘confessio’ vuol dire riconoscimento: Una conseguenza interessante è che questo stupore non può essere provocato né posseduto.

Per sua natura non è contro nessuno e non può essere imposto a nessuno. E’ inerme. E’ una bellezza disarmata e disarmante. Questo avvenimento di grazia è l’unica cosa che affascina davvero le donne e gli uomini anche di questo nostro secolo. Non attardatevi a criticare i tempi, direbbe il Santo di Ippona, noi siamo i tempi”.

(Tratto da Aci Stampa)

151.11.48.50