Leone XIV, temporeggiatore?
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 17.08.2026 – Andrea Gagliarducci] – Tra le nuove nomine al Consiglio per l’Economia figurano due giovani donne sulla trentina con curriculum di tutto rispetto: Gisela Liechtenstein ed Elena Wettstein Principato. Entrambe hanno suscitato notevole curiosità. Sono persino finite sui giornali. L’attenzione che hanno attirato è sostanzialmente dello stesso tipo di quella suscitata nel 2021, quando Papa Francesco ha rimescolato il Ministero delle Finanze della Santa Sede, aggiungendo una solida maggioranza di donne al suo interno. Allora come ora, c’è molto altro da notare sulla composizione dell’organo economico della Santa Sede.
Il Consiglio per l’Economia è composto da otto cardinali e sette membri laici. Assomiglia in qualche modo al Consiglio dei Quindici – il Consiglio per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede – che ha cessato di esistere quando Papa Francesco ha istituito il Consiglio dei Cardinali nel 2014. Il Consiglio per l’Economia ha inoltre assunto alcune funzioni che un tempo erano di competenza della Prefettura per gli Affari Economici, che sotto Benedetto XVI è diventata una sorta di moderno “Ministero delle Finanze” [*].
Non è questa la sede per approfondire come l’economia della Santa Sede sia stata rimodellata sotto Papa Francesco. Vale la pena, tuttavia, notare due cose: in primo luogo, l’economia della Santa Sede ha assunto un approccio più “tecnocratico” sotto il precedente pontefice, basandosi maggiormente sulla professionalità e sulla capacità finanziaria dei suoi dirigenti esterni alla Santa Sede piuttosto che sulle competenze interne; in secondo luogo, questo cambiamento ha in qualche modo portato alla perdita – o quantomeno all’indebolimento – del senso di sovranità diplomatica della Santa Sede. Se l’economia della Santa Sede viene trattata come quella di un’azienda, allora il concetto stesso di statualità è a rischio.
Questo approccio si è ripercosso anche nella grande riforma economica della Santa Sede, ha avuto conseguenze difficili da controllare (si pensi al processo Becciu) e ora richiede un riequilibrio che sembra ancora lontano.
È qui che si nota come Leone XIV sembri temporeggiare. Inizialmente, la sua priorità era comprensibilmente quella di tenere sotto controllo alcune significative sfide di bilancio. Se guardiamo alle ultime relazioni annuali dell’Istituto per le Opere di Religione, dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica e dell’Obolo di San Pietro, vediamo il grande sforzo compiuto per superare le previsioni pessimistiche e rivitalizzare il settore economico della Santa Sede, con alcune decisioni dolorose che, di fatto, hanno alleggerito il carico della Santa Sede.
In breve, era necessaria un’operazione di consolidamento finanziario, a cui avrebbe dovuto seguire un vero cambio generazionale, che non solo non si è verificato, ma è stato istituzionalmente rimandato. Il Concilio per l’Economia ne è la prova.
Leone XIV ha confermato l’Arcivescovo emerito di München und Freising, il Cardinale Reinhard Marx, alla guida del Consiglio, per un terzo mandato quinquennale eccezionale. Eccezionale, dico, perché, secondo la Costituzione apostolica Preedicate Evangelium, commissionata da Papa Francesco, le cariche più importanti non possono essere rinnovate più di una volta. Ciononostante, Leone XIV preferisce mantenere Marx al suo posto.
Lasceranno quindi il gruppo dei cardinali membri: Napier, che ha più di 80 anni; Arborelius, che si ritirerà a breve; Petrocchi, che è anche Presidente dello IOR e potrebbe avere qualche “incompatibilità” tra i due ruoli, anche solo perché lo IOR è un altro istituto finanziario; ed Erdö, la cui salute non gli consente di accumulare incarichi.
Entreranno invece cardinali nati e cresciuti sotto l’egida di Papa Francesco: Grzegorz Ryś, Arcivescovo metropolita di Cracovia (Polonia); Ladislav Nemet, SVD, Arcivescovo metropolita di Belgrado (Serbia); Jean-Paul Vesco, OP, Arcivescovo metropolita di Algeri (Algeria); Roberto Repole, Arcivescovo metropolita di Torino e Vescovo di Susa (Italia).
Nessuno di questi nomi può essere interpretato come una discontinuità con il precedente pontificato e le sue scelte, né alcuno di essi può indirizzare l’economia della Santa Sede verso una riforma (o anche solo verso un cambiamento significativo rispetto alla traiettoria intrapresa sotto Papa Francesco).
Il Cardinale canadese Gérald Cyprien Lacroix, il Cardinale statunitense Joseph William Tobin e il Cardinale brasiliano Odilo Pedro Scherer rimangono tra i membri. Quando Papa Francesco ha nominato Scherer, molti sono rimasti sorpresi dall’ingresso nel Consiglio di un membro della “vecchia guardia”. Leone XIV ha ribadito questa scelta.
Tra i membri laici, degna di nota è la nomina di Paolo Nusiner, attualmente Direttore Generale della Direzione per gli Affari Generali del Dicastero per la Comunicazione. L’appartenenza al Consiglio e la carica di funzionario dicasteriale non sono di per sé incompatibili, ma la nomina suggerisce che il Dicastero per la Comunicazione subirà un importante rimpasto una volta che Montse Alvarado si trasferirà all’ufficio del Prefetto del Dicastero.
Per quanto riguarda i membri laici, Leone XIV mostra un nuovo equilibrio di potere e rappresentanza geografica. Lasciano i due membri spagnoli (Maria Concepción Oscar Garaicoechea ed Eva Castillo Sanz), così come uno dei membri inglesi (Ruth Mary Kelly) e uno dei membri tedeschi (Marija Kolak). Un francese (Denis Duverne) e due italiani (Nusiner e Wettstein Principato) entrano, dimostrando che il Papa sta cercando un nuovo equilibrio all’interno del Consiglio.
Cosa dicono essenzialmente queste nomine?
Innanzitutto, Leone XIV sta temporeggiando e si affida alla Vecchia Guardia di Papa Francesco. Non ha pregiudizi ideologici nei loro confronti, né nei confronti del loro lavoro, anche quando è stato messo in discussione. Probabilmente il Papa non ha ancora a disposizione tutti i dossier e quindi attende prima di prendere una decisione definitiva.
In secondo luogo, sul fronte finanziario, la coalizione che si era consolidata attorno a Francesco ha continuato a operare anche sotto Leone XIV. Basti pensare che, dopo le dimissioni di Jean-Baptiste de Franssu dalla presidenza dello IOR, François Pauly, membro del Consiglio di Sovrintendenza, è stato scelto come Presidente, aderendo pienamente alla posizione di de Franssu. Durante i dodici anni di presidenza di de Franssu, lo IOR ha registrato risultati finanziari altalenanti, così come le sue valutazioni internazionali. I rapporti MONEYVAL del Consiglio d’Europa, ad esempio, presentavano aspetti positivi e negativi. Tuttavia, l’IOR ha costruito una solida narrazione, proseguita anche sotto la nuova presidenza, che attribuisce tutti i suoi fallimenti alla precedente amministrazione. Ma è davvero questa una strada che porterà frutti?
In terzo luogo, Leone XIV sembra avere priorità diverse dall’organizzazione finanziaria. Infatti, persino l’Autorità di Supervisione e Informazione Finanziaria (ASIF) è stata di fatto smantellata, perdendo la sua funzione originaria e diventando un mero ufficio della Curia, e il Papa ha avallato questa decisione.
In definitiva, coloro che si aspettavano un rapido rafforzamento istituzionale della Santa Sede sono rimasti delusi. Leone XIV sta correggendo alcuni degli eccessi di Papa Francesco, e l’ultimo di questi aggiustamenti riguarda la legge fondamentale dello Stato della Città del Vaticano, dove è stato eliminato il riferimento al munus petrinum che legittimava il potere del Papa come capo del piccolo Città-Stato. Ma allo stesso tempo, non ha ancora preso decisioni istituzionali di rilievo e, in alcuni casi, si limita a mantenere la continuità, senza compiere scelte difficili. In altri, ha avviato una piccola rivoluzione, ma resta da vedere quali siano le sue vere priorità.
La governance è un tema caldo oggi, in relazione al pontificato di Leone XIV. Il Papa si discosterà dal percorso tracciato dal pontificato di Francesco, o lo proseguirà, con tutte le conseguenze del caso?
Il rimpasto del Consiglio per l’Economia suggerisce che il Papa manterrà per ora la sua posizione. E, in definitiva, segnala che questa decisione potrebbe essere applicata anche ad altri ambiti. In effetti, ciò è già accaduto, considerando la nomina del Prefetto e del Pro Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale (Suor Alessandra Smerilli, già Segretario, e il Cardinale Fabio Baggio, già Sottosegretario).
No, Leone XIV non è un Francesco II, eppure continua ad affidarsi agli uomini di Francesco. Non potrà ignorare per sempre le riforme del suo predecessore, ma se sarà in grado di affrontarle con gli uomini del suo predecessore al loro posto, è una domanda legittima. Sempre più spesso, ci si chiede se – e, in caso affermativo, quando – intenda farlo.
Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato dall’autore in inglese oggi sul suo blog Monday Vatican.
[*] Il Consiglio dei Cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede, noto come Consiglio dei Quindici, fu istituito da San Giovanni Paolo II il 31 marzo 1981, coinvolgendo Cardinali provenienti da diverse Chiese locali nell’esame della situazione economica della Santa Sede, dei bilanci e delle previsioni finanziarie. Con la Costituzione apostolica Pastor Bonus del 1988 ricevette una precisa collocazione istituzionale nell’ambito della Curia Romana.
Giovanni Paolo II ne sottolineò l’importanza nel Concistoro straordinario del 13 giugno 1994, definendolo un gruppo di lavoro «assai importante» per rendere più comprensibile l’attività economica della Sede Apostolica, programmare le spese e promuovere il sostegno dei fedeli.
Nel 2013 il Consiglio partecipò al processo di revisione promosso da Papa Francesco e nel 2014 le sue funzioni furono sostanzialmente assorbite e ampliate dal nuovo Consiglio per l’Economia.
La riforma economico-amministrativa della Santa Sede, pertanto, non iniziò nel 2014: quell’anno segnò una nuova fase di un percorso di riorganizzazione, collegialità e controllo della gestione economica avviato già nel 1981 sotto il pontificato di Giovanni Paolo II e proseguito sotto quello di Benedetto XVI.





























