Mons. Mosciatti: santità è unione con Gesù

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“In questi giorni, come ogni anno per la Festa del nostro patrono S Cassiano, siamo messi difronte alla tremenda vicenda del suo martirio. Un maestro, un educatore, con tutta la passione per il proprio lavoro e per quei ragazzi a cui insegnava a scrivere velocemente, assalito ed ucciso così, proprio da quei ragazzi per cui aveva dato la vita e tutta la sua dedizione. Ma dov’è il segreto di Cassiano, cosa lo ha reso forte e intrepido davanti a questo martirio? Cosa lo ha sostenuto davanti a questo dramma che ha così colpito anche i suoi contemporanei?”: domande poste dal vescovo di Imola, mons. Giovanni Mosciatti, in occasione della festa del patrono, san Cassiano, che stabilitosi a Forum Corneli, (Imola), insegnò grammatica e letteratura, dando anche lezioni di ars notoria, la moderna stenografia. Educatore della gioventù, non rinunciò a comunicare la fede cristiana ai discenti.

Il martirio di San Cassiano si colloca probabilmente al tempo della persecuzione dei cristiani ordinata dall’imperatore Diocleziano (febbraio 303 – marzo 305). Per lunghi secoli si è pensato che il racconto del martirio fosse una tradizione popolare; tuttavia, recenti studi, promossi nell’Anno Cassianeo, compiuti da diverse équipe statunitensi ed europee, hanno dimostrato che i fori che si trovano nel cranio del martire sono compatibili con le dimensioni degli stili con cui all’epoca gli studenti incidevano le tavole di cera e con cui sarebbe stato compiuto il martirio.

Ed infatti nell’omelia mons. Mosciatti ha sottolineato che san Cassiano non ebbe paura del martirio: “Uccidere l’anima, fare fuori il nostro cuore, il nostro legame con il Mistero di Dio, questo nessuno potrà farlo. Ancora oggi accade che tantissimi subiscono persecuzione, come è accaduto nei primi secoli della grande storia cristiana. Ciò che ha dato coraggio a Cassiano nell’esperienza così drammatica del suo martirio è ciò che da coraggio a questi nostri fratelli in tante parti del mondo: è l’aver incontrato Cristo, la profonda amicizia con Lui capace di accendere una speranza ineffabile”.

Ecco la santità: “Questa è la santità: lasciare che Cristo prenda spazio nella nostra vita, che piano piano quel volto diventi sempre di più il nostro, pur con tutti i nostri limiti, che non vengono tolti. Non diventeremo mai perfetti, ma in Cassiano e in tutti i santi c’è in loro il desiderio, più o meno esplicito, di poter arrivare a dire, come san Paolo: ‘Non vivo più io, ma Cristo vive in me’.

Diventare santi significa bruciare dello stesso amore e dello stesso desiderio per la felicità dei nostri fratelli uomini di cui bruciava Gesù e di cui bruciavano i tanti nostri amici che ora vivono in Lui. Perché noi, che Lo abbiamo incontrato e abbiamo sperimentato cosa sia il centuplo quaggiù, non possiamo non fremere al pensiero di quanta gente ancora vive senza avere la più pallida idea di chi Lui sia”.

Santità è far innamorare qualcuno di Gesù: “Che qualcuno si innamori di ciò che ha innamorato noi! Ma per questo, perché sia così, noi dobbiamo bruciare, letteralmente ardere di passione per l’uomo, perché Cristo lo raggiunga. E’ con questo desiderio che desidero il mese prossimo iniziare la Visita Pastorale, momento in cui sono chiamato a visitare la Diocesi interamente per confermare i fratelli in uno sguardo di speranza e assicurare ad ogni persona la vicinanza misericordiosa del Signore e della sua Chiesa”.

Ed ha annunciato anche la visita pastorale, occasione di incontro: “La visita Pastorale sarà l’occasione di entrare nell’ambiente di vita delle comunità, conoscerne le vicende, i problemi e le stanchezze, le speranze e i progetti; confermando i fratelli nella fede, segno di una Chiesa che si prende cura, si confronta e affronta con coraggio anche le difficoltà…

Non dobbiamo cadere nella tentazione di pensare che, di fronte a tanti problemi e carenze, sia meglio arrendersi o adattarsi al pensiero di moda, riorganizzare le cose con rammendi. Non possiamo cadere nel rischio di abituarci a situazioni che sono così radicate da sembrare normali o insormontabili”.

Una visita pastorale per scoprire un tesoro, come scrive nella lettera pastorale ‘Nell’unico Cristo siamo uno; “Siamo invitati a riconoscere ciò che è veramente essenziale. Abbiamo un tesoro tra le mani! Siamo custodi della presenza di Gesù, l’unico che può rispondere al desiderio di pienezza e di felicità che abita il cuore di ogni uomo. Ci è chiesto qualcosa di bello e avvincente: essere una Chiesa fatta di comunità vive, nelle quali non solo si parla, ma si sperimenta davvero il Regno di Dio, di cui la Chiesa è come un germe”.

Una lettera che riprende lo stemma del papa, come ha sottolineato al termine dell’omelia: “Il titolo di questa lettera intende riprendere il motto dello stemma di Leone XIV: ‘In Illo uno unum’, che si traduce dal latino con ‘Nell’unico Cristo siamo uno’. Il desiderio di Gesù è che i discepoli vivano l’unità tra loro, come Gesù vive l’unità con il Padre. Egli sa che sarà proprio l’unità vissuta tra loro ad essere il primo segno di testimonianza che mostra la novità e la bellezza della fede”.

Unità che è dono dell’amore di Gesù, testimoniato da san Cassiano: “Questa unità non è il frutto di un nostro sforzo, ma un dono.  La morte e risurrezione di Gesù e la Sua presenza viva fa dei discepoli un unico corpo, pur nella diversità delle sue membra. E’ l’amore di Gesù che li rende appartenenti l’uno all’altro. E di questo Cassiano ne è testimone, testimone di un amore così grande tanto da dare tutta la sua vita”.

(Foto; diocesi di Imola)

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