76^ Settimana Liturgica a Catania per una Chiesa che genera: centralità del rito e fede adulta

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“La settimana sarà celebrata all’ indomani dell’anno giubilare Agatino, che ricorderà dall’11 gennaio al 18 agosto i nove secoli della traslazione delle reliquie di sant’Agata da Costantinopoli, dove erano state custodite durante la dominazione araba nell’isola. Sarà anche a Catania il corpo di una martire offerto al Signore come sacrificio vivente e gradito a Dio e assimilato al dono del Corpo e Sangue di Cristo nel martirio, a illuminare il nostro evento ecclesiale. Ci sentiamo interpellati dal cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia a rinnovare i percorsi pastorali in un fecondo dialogo tra liturgia, catechesi e vita delle nostre comunità. Il cammino sinodale potrà trarre tanto giovamento da questo approfondimento”: questo è il saluto di mons. Luigi Renna, arcivescovo dell’arcidiocesi di Catania, che dal 24 al 27 agosto ospita la 76^ Settimana liturgica, organizzata dal Centro di Azione Liturgica (CAL), con il tema ‘Una Chiesa che genera. Liturgia e Iniziazione cristiana’.

In un tempo di trasformazioni culturali ed ecclesiali, l’appuntamento si pone come un momento di riflessione teologica e pastorale per ricollocare l’agire rituale al centro della trasmissione della fede: ne abbiamo parlato con il teologo e giornalista, prof. Giuseppe Falanga, consigliere nazionale del CAL e docente di Liturgia alla Pontificia Università della Santa Croce in Roma, che ci guida nei contenuti e nelle attese della Settimana Liturgica.

Innanzitutto, la Chiesa genera?

“Sì, la Chiesa è per sua natura madre e non una semplice agenzia di servizi religiosi. La sua maternità consiste nella capacità di generare nuovi figli alla fede attraverso l’ascolto della Parola di Dio, i sacramenti e l’accompagnamento graduale e integrale delle persone. Essa genera autenticamente quando non si limita a custodire l’esistente, ma si fa carico di accompagnare l’incontro vivo con Gesù Cristo, riscoprendo il valore fondante della comunità che accoglie e forma”.

Cosa si prefigge questa Settimana Liturgica di Catania?

“L’obiettivo principale è porre all’attenzione di tutta la Chiesa italiana l’urgenza di ripensare l’Iniziazione cristiana a partire dalla centralità della liturgia. Più che anticipare mere soluzioni tecniche o aggiornamenti di moduli catechistici, la Settimana desidera porre le domande di fondo per passare da una pastorale di ‘conservazione’ a una pastorale autenticamente ‘generativa’. Si intende coinvolgere i partecipanti e le loro realtà ecclesiali, offrendo criteri e prospettive condivise per formare fedeli adulti, consapevoli e corresponsabili”.

Però tutto inizia dalla famiglia, ‘piccola Chiesa’?

“Come ricordava papa san Giovanni Paolo II nell’enciclica ‘Familiaris Consortio’, essa ‘è chiamata a essere la prima comunità che educa alla fede’. Oggi però questo passaggio non avviene più in modo ‘automatico’, rendendo spesso il nucleo domestico terreno di missione, da accompagnare con delicatezza e senza giudizio. Pur nell’attuale evidente frammentazione e pluralità di forme,la famiglia resta un riferimento insostituibile che, ecclesialmente parlando, non è un’isola autosufficiente, ma vive in proficua reciprocità con la parrocchia: la famiglia alimenta la comunità con il quotidiano, e quest’ultimala sostiene attraverso la Parola, i riti e la fraternità concreta”.

In quale modo rilanciare nelle parrocchie il Rito dell’Iniziazione Cristiana degli Adulti (RICA)?

“Il Rito dell’Iniziazione Cristiana degli Adulti non è solo un percorso riservato a chi chiede i sacramenti da adulto, ma il paradigma metodologico e spirituale di riferimento per ogni itinerario di fede, utile sia per chi si avvicina sia per chi riscopre l’appartenenza ecclesiale. Per rilanciarlo occorre: 1) superare il nozionismo:valorizzare la scansione dei tempi (dal precatecumenato alla mistagogia) e il valore pedagogico dei passaggi rituali;  2) recuperare la forza dei simboli: riscoprire l’efficacia dei segni (acqua, olio, luce, pane e vino) che innestano l’umanità nell’evento della salvezza; 3) coinvolgere la dimensione comunitaria: trasformare gli itinerari in una vera ‘scuola di fede’ vissuta insieme ai fratelli”.

Perché la liturgia è definita il ‘grembo’ dell’Iniziazione cristiana?

“Perché la fede non si apprende solo a livello intellettuale, ma si vive e si celebra. La liturgia è ‘grembo’ perché è la celebrazione del mistero pasquale di Cristo nella nostra vita di fede, sorgente feconda capace di plasmare la persona nella sua totalità. Dal fonte battesimale alla mensa eucaristica, i segni e i gesti liturgici immergono il credente nella grazia, generando e nutrendo continuamente l’esistenza nuova dei figli di Dio”.

Catania ci richiama sant’Agata: in quale modo la santità può far scoprire la bellezza della liturgia?

“Agata testimonia come il culto reso a Dio si traduca in ‘vita offerta e vissuta’. Il suo martirio è stato l’atto liturgico supremo: l’offerta totale di sé a Cristo in un’esperienza di amore fedele e radicale. La santità ci mostra che i riti e i simboli della Chiesa non sono formule astratte, ma vera fonte di forza spirituale per la testimonianza quotidiana. Guardando a sant’Agata, contempliamo che la bellezza della liturgia sta nella sua capacità di trasformarci, rendendo ciascuno di noi un testimone credibile del Vangelo nella storia. E’ l’orizzonte che, come CAL, desideriamo offrire a questa Settimana”.

(Tratto da Aci Stampa)

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