La sfida nel cuore del Cristianesimo
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 10.08.2026 – Andrea Gagliarducci] – La notizia principale di questa settimana è stata la conferma da parte della Santa Sede – da tempo attesa – del viaggio di Papa Leone XIV in Argentina, Uruguay e Perù a novembre, ma prima di intraprendere il suo tour sudamericano in tre nazioni, il Papa si recherà in Francia. La visita alla “fille aînée de l’Église” (figlia primogenita della Chiesa) è prevista dal 25 al 28 settembre e sarà carica di significato.
Si tratta di un viaggio nel cuore dell’Europa secolarizzata, dove, tra le altre cose, la legge sul fine vita è stata approvata pochi mesi prima dell’arrivo del Papa. È, tuttavia, un viaggio in un Paese di antica tradizione Cristiana, dove la fede Cattolica sta vivendo una straordinaria rinascita e nessuno ne comprende veramente il perché.
È un viaggio che rivelerà molto su come Leone XIV intende affrontare quello che si preannuncia come un vero e proprio attacco al cuore del Cristianesimo. La Francia, infatti, è anche uno dei luoghi in Europa dove gli attacchi cristianofobici sono diventati così diffusi da aver dato origine a un osservatorio dedicato a registrarli uno per uno. La Francia rappresenta la nuova periferia esistenziale dell’Europa, un Paese che si considera la “figlia primogenita” della Chiesa, ma che ha vissuto nei secoli un’ondata di secolarizzazione senza precedenti, naturalmente favorita dal clima culturale creato dalla Rivoluzione francese.
La Francia è probabilmente anche il luogo da cui iniziare la ricostruzione di una cultura Cristiana, un compito per il quale Leone XIV ha preparato i fedeli fin dall’inizio del suo pontificato.
Il suo primo viaggio fu a Monaco, uno dei Paesi più piccoli del mondo, per rendere omaggio a una nazione con un’antica tradizione Cristiana, ma soprattutto per sottolineare che ogni nazione conta nel mondo multilaterale. Leone XIV voleva dire al mondo che non si trattava di ascoltare le nazioni potenti, ma piuttosto di beneficiare anche del contributo delle nazioni più piccole.
Poi c’è stato il viaggio in Spagna, dove 1,2 milioni di persone sono accorse a Madrid per vedere e ascoltare il Papa, mentre nella secolarizzata e anticlericale Barcellona, una folla incredibile ha trattenuto il fiato di fronte alla straordinaria e sentita benedizione della Torre di Gesù della Sagrada Família.
Ora, la Francia, dove il Papa non toccherà le istituzioni europee, come si pensava – cosa che accadrà, è solo questione di tempo – dedicherà comunque un’intera giornata all’Europa, recandosi a Metz, la città del Venerabile Robert Schuman, uno dei grandi artefici di un’Europa unita dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Si è parlato molto di secolarizzazione europea, del crepuscolo della Fede, persino dell’eclissi del divino, ma Leone XIV sembra dire che è proprio dai paesi di antica Fede e di recente secolarizzazione che dobbiamo ricominciare a costruire una cultura Cristiana capace di influenzare l’opinione pubblica.
Mentre erano in corso i preparativi per il viaggio del Papa in Francia, il Presidente francese Emmanuel Macron ha approvato con successo una legge che depenalizza l’eutanasia. La decisione del governo, in due fasi parlamentari che sono sembrate forzate e ideologiche, ha avuto l’effetto di unire il mondo Cattolico. Per anni, i vescovi francesi sono stati uniti nella lotta contro la liberalizzazione delle cure di fine vita, pubblicando dichiarazioni infuocate sull’argomento e dimostrando un’incredibile unità d’intenti, ma in quest’ultima battaglia, persa, c’è stato un ampio sostegno da parte dei fedeli (pur rimanendo culturalmente) Cattolici.
C’è grande attesa per le parole del Papa in Francia, soprattutto a Lourdes, dove si rivolgerà ai malati che potrebbero subire pressioni per porre fine alla propria vita, ma anche a Metz, dove invocherà una ricostituzione della cultura europea basata sulla dignità della persona.
Ma se in Francia si piange, in altre parti d’Europa non si ride.
C’è un piccolo Paese europeo, Andorra, governato da due co-Principi: uno è il Presidente della Repubblica francese, l’altro è il Vescovo di Urgell. Ora, Andorra è ovviamente Cattolica e l’aborto è proibito in ogni circostanza. Ma attualmente c’è una forte maggioranza liberale nel parlamento del Paese, che sta cercando di aprire la strada alla legalizzazione dell’eutanasia anche lì.
Tanto che il 29 luglio, Xavier Espot, capo del governo andorrano, ha incontrato il Segretario di Stato della Santa Sede, Cardinale Pietro Parolin, presso la Segreteria di Stato. Accompagnati da Ladislau Birò, Ministro dei Rapporti Istituzionali, hanno cercato di trovare una “soluzione compatibile con il quadro costituzionale andorrano” – come affermato dal Primo Ministro Espot – per introdurre finalmente l’aborto nel Paese.
Il dibattito va avanti da due anni ed è sorprendente quanto forte sia la questione in un piccolo Paese come Andorra. La verità è che Andorra è un simbolo: se anche l’ultimo baluardo del Cristianesimo in Europa cade, come resisteranno gli altri?
Monaco ha respinto una legge sull’aborto a causa del veto definitivo del Principe Alberto di Monaco. Ma come potrà un nuovo Principe, un giorno, di fronte a una situazione simile, resistere? Come opporsi ora che anche Andorra ha legalizzato l’aborto?
Pertanto, anche Andorra è, in un certo senso, un laboratorio. Andorra sarebbe l’ultimo Paese Cattolico, oltre a Monaco, in cui l’aborto è un reato. Malta ha aperto le porte all’aborto alla vigilia della visita di Benedetto XVI nel 2010, così come il Portogallo nel 2007, un Paese con un Cristianesimo antico che, tuttavia, deve fare i conti con maggioranze liberali che, di fatto, promuovono un’agenda basata sulle libertà individuali, ma mai sul bene comune.
Il Vecchio Continente sarà in grado di resistere? Difficile dirlo, visti i nuovi governi che sembrano instillare una svolta individualista persino nei Paesi europei, mentre la Segreteria di Stato statunitense lancia un bando per proposte volte a promuovere i valori conservatori in Europa.
In breve, la questione è diventata oggetto di conflitto ideologico. Nella politica internazionale non c’è un reale interesse ad ascoltare le parole del Papa o della Chiesa. Piuttosto, si assiste a uno sfruttamento dei valori Cristiani a fini politici, che rappresenta uno dei grandi rischi che il Papa si sta assumendo.
In Francia, dunque, Leone XIV è chiamato a respingere l’attacco sferrato al cuore del Cristianesimo. Il tema centrale, infatti, rimane l’assenza di Dio. Il Cardinale Robert Sarah, in un’intervista rilasciata a Il Foglio il 1° agosto, ha osservato come oggi si viva come se Dio non esistesse. È lecito aspettarsi che questo sia il tema principale del viaggio di Leone XIV nel cuore dell’Europa.
Si tratta di una questione cruciale e delicata, difficile da gestire. Eppure, è l’unico tema che il Papa può sviluppare se vuole superare la crisi culturale del Cristianesimo odierno. La Francia è un punto di partenza; Andorra può essere un caso di studio su come le piccole nazioni possano essere alla mercé di grandi movimenti politici transnazionali. Monaco, lo sappiamo, è stato il luogo da cui il Papa ha affermato che tutti, anche i più piccoli, possono e devono avere voce.
Forse il tema di fondo è che il mondo Cattolico non ha creato una vera cultura e un movimento culturale negli ultimi anni, tanto meno un attivismo mirato. È giunto il momento di ricostruire tutto. I viaggi del Papa possono essere incoraggianti in tal senso.
Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato dall’autore in inglese oggi sul suo blog Monday Vatican.





























