Dalla diocesi di Macerata l’invito a vivere la santità nella quotidianità
“Signore Gesù, Tu che hai scelto di incontrare i tuoi discepoli in un giorno qualunque, insegnaci a riconoscere la tua presenza nei giorni semplici della nostra vita. Donaci un cuore capace di abitare il quotidiano con fede, di custodire ogni persona con rispetto e tenerezza, di trasformare la fretta in ascolto, l’abitudine in fedeltà, il lavoro in servizio, le relazioni in luoghi di comunione. Rendici sapienti costruttori del tuo Regno: amanti della verità, educatori alla speranza, custodi dell’umano, operatori di giustizia e di pace, capaci di camminare insieme come un solo popolo. Fa’ che le nostre famiglie, le parrocchie e le Unità Pastorali diventino case accoglienti, dove ciascuno si senta conosciuto, amato e accompagnato. Maria, Donna di Nazaret, che hai vissuto con straordinario amore la semplicità di ogni giorno, insegnaci ad accogliere il Signore nella ferialità della vita ed a seguirlo sempre con cuore umile e fedele”.
Con questa preghiera il vescovo di Macerata, mons. Nazzareno Marconi, presidente della Conferenza Episcopale Marchigiana, inizia la lettera pastorale di questo anno ‘Custodire l’umano, abitare il quotidiano. Per diventare sapienti costruttori del Regno di Dio’, nella cui introduzione invita a curare la spiritualità nella quotidianità: “In questo cammino ci accompagneranno tre grandi maestri. Il primo è il Vangelo di Giovanni, che ci farà sostare sull’incontro di Gesù con i suoi primi discepoli: un incontro avvenuto in un giorno qualunque, ma capace di trasformare un’intera esistenza.
Il secondo è la spiritualità del quotidiano, maturata nella riflessione di santi, teologi e pastori che hanno contemplato la vita nascosta di Gesù a Nazaret. Essa ci insegna che la santità nasce soprattutto dalla fedeltà alle piccole cose vissute con amore. Il terzo è papa Leone XIV che, nella sua Enciclica Magnifica Humanitas, invita a custodire l’umano in un tempo segnato da profondi cambiamenti e dall’intelligenza artificiale. Custodire l’umano significa mettere sempre la persona al centro, difendere la dignità delle relazioni, del tempo donato, dell’ascolto, della libertà, della coscienza e della cura reciproca.
Queste tre prospettive convergono in un unico invito: custodire l’umano significa imparare ad abitare il quotidiano. E’ lì che il Signore ci precede, continua a chiamarci e affida alla Chiesa la missione di testimoniare il Vangelo e partecipare alla costruzione del suo Regno”.
Nella lettera pastorale invita ad incontrare Gesù ogni giorno, come hanno fatto i discepoli: “Un dettaglio che rivela come quell’istante abbia cambiato per sempre la vita del discepolo. Ma era un pomeriggio qualunque ed un’ora anonima: il Vangelo sembra dirci che Dio ama gli appuntamenti feriali.
Noi, invece, siamo spesso tentati di aspettare che avvengano segni straordinari. Eppure, la storia della salvezza mostra il contrario: Abramo, Mosè, Maria, i pescatori e i discepoli di Emmaus incontrano Dio nella vita ordinaria. Il Signore entra nella nostra storia senza sottrarci alla nostra quotidianità”.
Da qui nasce la ‘conversione dello sguardo’: “Per questo siamo chiamati a una conversione dello sguardo: riconoscere che Dio ci attende proprio nei giorni feriali. Ogni giornata, ogni incontro, ogni gesto di cura e ogni responsabilità vissuta con amore possono diventare luoghi di grazia. L’incontro con Cristo non ci allontana dalla vita, ma ce la restituisce con occhi nuovi. Chi rimane con Lui impara a riconoscerne la presenza nella famiglia, nel lavoro, nella scuola, nella comunità e in ogni ambiente della vita… L’ordinario non è il contrario della grazia. E’ il luogo quotidiano nel quale Dio continua a donarci la sua grazia”.
E’ un invito a fuggire la ‘tentazione dello straordinario’: “Se il Vangelo ci insegna che Dio ci incontra nell’ordinarietà della vita, dobbiamo invece riconoscere che spesso siamo influenzati da una cultura che privilegia ciò che è nuovo, veloce ed emozionante. Anche la vita spirituale rischia così di essere misurata dall’intensità delle esperienze piuttosto che dalla profondità della fede.
Siamo portati ad attendere grandi eventi, pellegrinaggi o celebrazioni speciali. Sono doni preziosi, ma il Vangelo ci pone una domanda decisiva: che cosa sostiene la nostra fede quando l’evento è terminato e ricomincia la vita di ogni giorno? La risposta non è un nuovo appuntamento, ma una relazione viva con il Signore”.
Ed ecco l’invito a non lasciarsi tentare dalle ‘imprese’ per essere una Chiesa viva nella quotidianità: “La fede cresce nella fedeltà: all’ascolto quotidiano della Parola, all’Eucaristia domenicale, alla preghiera perseverante, ai piccoli gesti di carità e alle responsabilità vissute con amore. La vita cristiana assomiglia più a un albero che cresce lentamente e porta frutto che a un fuoco d’artificio destinato a spegnersi in pochi istanti.
Anche le comunità cristiane possono cadere nella tentazione di misurare la loro vitalità dal numero delle iniziative. Una Chiesa viva è certamente creativa, ma non deve confondere l’attivismo con la missione. Prima dell’agire viene il dimorare con Cristo; prima dell’organizzazione viene la comunione con Lui. È questa relazione che rende fecondo ogni servizio e ci ricorda che il protagonista della missione è lo Spirito Santo… L’ordinario non è il contrario della grazia. E’ il luogo nel quale la grazia mette radici e porta frutto”.
Da qui nasce la quotidianità della santità: “Se il Vangelo ci mostra che Gesù incontra i suoi discepoli in un giorno qualunque e ci mette in guardia dalla ricerca dello straordinario, nasce una domanda decisiva: dove cresce realmente la fede raggiungendo la santità? La risposta è semplice: cresce nella vita di ogni giorno. La fede matura nei gesti ripetuti con amore, nelle responsabilità vissute con fedeltà e nelle relazioni custodite con pazienza. E’ questa la buona notizia del Vangelo: Dio non abita soltanto i momenti eccezionali, ma il quotidiano, e lì siamo chiamati a diventare santi”.
E tale santità aiuta a stare nella società: “Una santità discreta, che non fa rumore, ma continua a sostenere il mondo. La spiritualità del quotidiano ci invita ad abitare il presente. Il passato alimenta la memoria e il futuro la speranza, ma è nell’oggi che possiamo incontrare Dio. Ogni giornata diventa così un’occasione per amare le persone che ci sono affidate, svolgere con onestà il proprio lavoro, custodire la parola data, chiedere perdono e ricominciare con fiducia. La vita cristiana cresce attraverso piccoli gesti vissuti con amore perseverante”.
La santità è una testimonianza che avviene ogni giorno: “Prima di andare lontano, siamo chiamati a testimoniare il Vangelo accanto a chi il Signore ci affida ogni giorno. La spiritualità del quotidiano ci libera da due illusioni: che Dio si incontri solo nelle esperienze eccezionali e che la santità sia riservata a pochi. Ogni giorno è abitato da Dio, ogni persona è chiamata alla santità e ogni gesto d’amore contribuisce già alla costruzione del Regno… L’ordinario non è il contrario della grazia. E’ il luogo nel quale la grazia lentamente cresce e converte la nostra vita”.
E’ un invito a non dimenticare la persona: “l rischio più grande del nostro tempo non è la tecnologia, ma dimenticare la persona. Quando tutto accelera, rischiamo di perdere la pazienza dell’attesa e di misurare ogni cosa con il criterio dell’efficienza. Abitare il quotidiano significa invece restituire valore al tempo, riconoscere che una conversazione è molto più di uno scambio di informazioni, che una famiglia non è un’organizzazione e che una comunità cristiana non è un’azienda. Ogni persona è sempre un dono da accogliere, mai un problema da risolvere…
Custodire l’umano significa imparare ogni giorno a custodire la dignità delle persone che il Signore ci affida. Così il Vangelo continua a incarnarsi nella storia e il nostro tempo può diventare un tempo di autentica speranza. L’ordinario non è il contrario della grazia. E’ il luogo nel quale la grazia ci sostiene nell’impegno di custodire l’umano, cominciando a custodire le relazioni”.
Ed offre alcune indicazioni per essere un ‘costruttore’ nel ‘quotidiano’: “Al termine di questo cammino emerge un filo conduttore: Gesù ci incontra nella vita ordinaria, ci libera dalla ricerca dello straordinario, ci insegna la santità della fedeltà quotidiana ed, attraverso papa Leone XIV, ci invita a custodire l’umano. Tutto questo ci rivela come la spiritualità del quotidiano non sia una forma minore di vita cristiana, ma la sua espressione più autentica e produttiva di Bene Comune… Chi rimane con Cristo non resta fermo, ma diventa costruttore del Bene Comune nei luoghi in cui vive. Per questo la nostra Chiesa desidera assumere lo stile del sapiente costruttore attraverso alcuni orientamenti fondamentali…
Il cantiere della Chiesa non si costruisce con protagonisti solitari. Si costruisce con molte ‘pietre vive’ che trovano la loro unità in Cristo, pietra angolare. Questo, in fondo, significa abitare il quotidiano. Continuare a costruire il Bene Comune senza cercare il clamore. Seminare anche quando i frutti tardano ad arrivare. Restare fedeli anche quando il cammino appare faticoso. Perché sappiamo che il Signore lavora con noi”.
Ed ecco, in conclusione, l’invito a vivere: “Da questo itinerario nasce una convinzione: chi incontra Cristo, abita il quotidiano e custodisce l’umano, diventa un sapiente costruttore di comunione, pace, speranza e futuro. Il Signore non ci chiede anzitutto di fare di più, ma di vivere in modo nuovo ciò che già riempie le nostre giornate, trasformando l’abitudine in fedeltà, la fretta in presenza, l’efficienza in cura e l’individualismo in fraternità”.





























