Papa Leone XIV ad Assisi: mons. Accrocca racconta l’attesa
Stanno proseguendo a pieno ritmo i preparativi per il ‘GO! Franciscan Youth Meeting’, l’evento che fino a domani sta trasformando Assisi nel fulcro europeo del Giubileo Francescano, cammino unitario di quattro giorni pensato per giovani dai 18 ai 33 anni.
A differenza di altri grandi raduni, ‘GO! Franciscan Youth Meeting’ è strutturato come un percorso organico: l’incontro con papa Leone XIV giovedì 6 agosto rappresenta il traguardo di un cammino di fraternità iniziato lunedì 3 agosto. Il ‘Franciscan Youth Meeting’ è un’esperienza immersiva che richiede la condivisione di ogni passo: dai workshop tematici ai momenti di preghiera, fino alla premiazione del concorso musicale ‘FraGOspel’ e le serate di festa, come ha raccontato fra Luca Di Pasquale, uno dei responsabili del meeting: “Quando abbiamo iniziato i preparativi per i vari eventi legati al centenario del transito di san Francesco avevamo già mandato una lettera a papa Leone XIV per invitarlo alle varie iniziative tra cui quella legata ai giovani europei”.
Al vescovo di Assisi, Nocera Umbra, Gualdo Tadino e Foligno, mons. Felice Accrocca, chiediamo di raccontarci l’attesa degli assisani per la visita di papa Leone XIV: “Gli assisani gioiscono sempre per la visita del Papa, di ogni Papa, nella propria città. Fin dalle origini, infatti è però possibile rilevare un movimento in duplice direzione, da Assisi verso Roma e da Roma verso Assisi: infatti, non furono solo Francesco e il suo gruppo a muoversi verso Roma, ma anche la Sede Apostolica a dirigersi verso Assisi.
Francesco, infatti, morì nella sua città la sera del 3 ottobre 1226. Poco meno di due anni dopo, il 16 luglio 1228, papa Gregorio IX si recò personalmente in Assisi per presiedere alla cerimonia della sua canonizzazione. Presumibilmente a ridosso di quella cerimonia, il pontefice pose pure (per sua esplicita ammissione con la lettera ‘Speravimushactenus’ del 16 giugno 1230 e come attesta la memoria agiografica dell’Ordine) la prima pietra della costruenda basilica in onore del novello santo. Come si vede, dunque, il rapporto tra Assisi e il pontefice romano è un rapporto di antica data”.
Quale il valore di questa visita papale ad 800 anni dal transito di san Francesco?
“Papa Leone XIV viene anzitutto per incontrare giovani provenienti da tutta Europa, convenuti nella città serafica nel nome di Francesco. Molti parlano dei giovani, discettano su di loro; ma non molti, mi sembra, parlano ai giovani, forse perché non ne sono effettivamente capaci. Papa Leone XIV viene per parlare con loro ed i giovani (prova ne è stato il viaggio pontificio in Spagna) desiderano incontrarlo ed ascoltarlo, perché comprendono che il papa si pone nei loro confronti con verità. I giovani, infatti, cercano proprio questo. C’è poi la figura, straordinaria sempre, di Francesco: a confronto con lui, essi potranno crescere nelle relazioni, elemento, questo, straordinariamente importante in un’epoca in cui le relazioni si vanno rarefacendo e i rapporti diventano sempre più virtuali”.
Il Capitolo delle Stuoie aveva come ‘obiettivo’ quello di discutere delle realtà francescane che si erano create dopo l’inizio della missione del santo di Assisi. Per quale motivo invitare i giovani a rivivere il ‘Capitolo delle Stuoie’?
“Proprio per fare un’esperienza di vera fraternità e riscoprire la bellezza delle relazioni autentiche, a partire dalla proposta del Vangelo, quel Vangelo che cambiò radicalmente l’esistenza di Francesco”.
Cosa è stato per la Chiesa tale ‘Capitolo delle Stuoie’?
“E’ stato un momento importante per il primo gruppo di persone riunitosi intorno a Francesco d’Assisi ed è stato importante per la Chiesa stessa. I Capitoli erano infatti incontri dei frati che, in momenti prefissati, convenivano appositamente alla Porziuncola. Nel 1216 Giacomo da Vitry, vedendo i frati riuniti in Capitolo, scrisse che essi si ritrovavano ‘nel luogo stabilito per rallegrarsi nel Signore e mangiare insieme. Qui, avvalendosi del consiglio di persone esperte, formulano e promulgano le loro leggi sante e confermate dal signor papa’. Tali momenti, dunque consentivano anche l’accompagnamento della comunità da parte della Sede Apostolica, la cui presenza è facilmente riconoscibile in quelle ‘persone esperte’ del cui consiglio i frati si avvalevano. Grazie a quell’esperienza il gruppo primitivo crebbe a dismisura e della ricchezza del carisma francescano hanno beneficiato tutta la Chiesa e l’intera umanità”.
‘Go Vai!’ è lo slogan dell’incontro: in quale modo invitare i giovani a ‘riparare’ la Chiesa?
“Aiutandoli anzitutto a capire che la vita ci è stata donata perché noi ne facessimo, a nostra volta, un dono per gli altri. Se vissuta in modo egoistico l’esistenza pian piano inaridisce e muore, perché l’egoismo isola la persona e la rinchiude in sé stessa, facendo sì che intristisca in modo inesorabile e progressivo. Donando la propria vita, ogni giovane potrà invece fare esperienza di gioia autentica e con la propria testimonianza contribuirà, in modo decisivo, a restaurare la Chiesa e a restituire ad essa il volto bello che Cristo ha voluto per la sua Sposa”.
Quali sono le ‘eredità’ di san Francesco ancora attuali?
“Anzitutto, come dicevo già, la capacità di tessere relazioni autentiche, cosa che oggi si rivela di un’importanza straordinaria; poi l’attenzione alle povertà più autentiche, materiali e spirituali, di questa nostra umanità. Inoltre, non da ultimo, l’azione avviata da Francesco in favore dell’instaurazione della pace dice molto a questo nostro mondo che, da un po’ di tempo, smania dalla voglia di mostrare i muscoli ed alla forza del diritto sta sostituendo il diritto della forza”.


























