A Ceuta emerge la crisi della civiltà europea

Condividi su...

“Seguo con preoccupazione l’allarmante situazione a Ceuta, chiedendo a Dio, per l’intercessione di Nostra Signora d’Africa, che si possano trovare soluzioni di pace, di stabilità e di giustizia. Continuiamo a pregare per la pace, perché nel mondo cessino le guerre e si trovino soluzioni diplomatiche ai conflitti. Ricordiamo tutte le vittime delle ostilità, soprattutto i più deboli e indifesi: bambini, anziani, malati. Il Signore conforti coloro che soffrono e benedica l’opera di chi porta aiuto e consolazione”: al termine della recita dell’Angelus di ieri da piazza san Pietro ancora una volta si è alzata la voce di papa Leone XIV.

Intanto, mentre in Europa cresce lo scontro politico sulla gestione dell’emergenza migratoria e le parole papali non sono minimamente tenute in considerazione da governi che affermano la propria cattolicità, sono almeno 74 le vittime recuperate in mare dai soccorsi spagnoli, dopo i tentativi di attraversamento verso l’exclave spagnola, mentre le autorità marocchine non hanno fornito le cifre degli annegati in mare. Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, aveva assicurato che ‘la quasi totalità’ dei circa 60.000 migranti ‘invasori’ è già rientrata in Marocco, sottolineando che l’integrità dello spazio Schengen ‘è assolutamente garantita’ e ricordando che da Ceuta e Melilla non è possibile raggiungere la penisola iberica senza i controlli di polizia.

Infatti sul sito di ‘Vita non profit’ Stefano Arduini ha sottolineato che fino allo scorso 15 luglio il governo di Ceuta non aveva registrato un solo arrivo via mare. Nel 2025 ne erano stati contati quattro. Poi, nella settimana e mezza successiva, 2.000 persone hanno raggiunto a nuoto la costa: “Ma era solo l’antefatto. Quello stesso giovedì l’ondata è arrivata davvero: decine di migliaia di persone in poche ore, la cifra più alta mai registrata sull’exclave”.

All’indomani di questa ‘crisi migratoria’ la Chiesa spagnola aveva lanciato un appello affinché la gestione dell’emergenza rispettasse la dignità delle persone, con il direttore del Dipartimento Migrazioni della Conferenza episcopale spagnola, p. Fernando Redondo Pavón, che ha definito quanto accaduto una ‘crisi umanitaria’, sottolineando il rischio di una ‘manipolazione pubblica’: “Ciò che sta accadendo non ha nulla a che vedere con la regolarizzazione straordinaria”. A questo proposito ha sottolineato la necessità di garantire ‘un trattamento dignitoso ai migranti in ogni circostanza’ e ha quindi invitato le agenzie governative ad assicurare che tutte le persone siano trattate ‘con la dignità che meritano’.

Ha criticato l’uso della questione migratoria come ‘arma politica’, esortando al contempo a non strumentalizzare quanto sta accadendo per ‘criminalizzare i migranti’ o ‘generare paura’, riconoscendo ai governi il potere di ‘controllare le frontiere’ e cercare di ‘regolamentare’ il flusso di persone, ed insistendo affinché la situazione attuale sia gestita ‘nel rispetto della legge vigente, tenendo conto delle esigenze delle persone’. Infine ha messo in guardia contro l’uso dell’immigrazione come ‘arma da lancio’ nel dibattito politico, chiedendo che la situazione non sia utilizzata per ‘criminalizzare le persone migranti’ né per ‘generare paura’.

Di fronte a tale emergenza, la diocesi di Cadice-Ceuta ha messo a disposizione delle autorità e dei migranti le proprie strutture di accoglienza. In particolare, alcuni centri hanno assistito le persone più vulnerabili, tra cui migranti malati o feriti. Inoltre, le parrocchie della città di Ceuta hanno destinato le offerte raccolte durante le celebrazioni eucaristiche dello scorso fine settimana al sostegno e all’accompagnamento delle persone arrivate in città.

Mentre su Avvenire l’arcivescovo emerito di Tangeri, mons. Santiago Agrelo Martínez, ha evidenziato che tali avvenimenti non ha nulla a che fare con l’immigrazione clandestina: “Quello a cui abbiamo assistito, più che la dimostrazione delle sofferenze degli ultimi del pianeta, appare come un esodo fomentato da interessi politici. Più che la storia di poveri in cerca di pane, sembra uno scontro opportunistico tra potenti, siano essi partiti politici, nazioni o ideologie”.

Per l’arcivescovo emerito è uno scontro di ‘potere’ della ricchezza: “Sul cammino dell’umanità, la differenza tra chi è salvato e chi è perduto è stabilita da ciascuno dei nostri rapporti con il potere: il potere, sia esso economico, politico, religioso, culturale, morale, legale. Quest’ultimo si opporrà sempre a Cristo, cercherà di ucciderlo e di rinchiuderlo nella tomba… Il mondo del potere (o, se si preferisce, quello della ricchezza) è in perenne contrasto con il Vangelo… E quel mondo, nemico della Buona Notizia e dei poveri, nemico di Cristo e di Dio, risiede nei governi e nei Parlamenti, nelle strade, nelle parrocchie e nei conventi. Risiede nei cuori delle persone e ha messo radici in noi a tal punto da sembrarci l’unico ragionevole, l’unico possibile, l’unico giusto”.

Per questo il presidente della Commissione della Cei sulle migrazioni, mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, ha parlato di una ‘trappola’: “Quel che è accaduto nell’enclave spagnola in Marocco, a Ceuta, è certamente una trappola dei mercanti di morte ed un evento scientemente organizzato e manovrato. Tuttavia, il suo valore simbolico è difficilmente sottovalutabile. E’ la dimostrazione lampante di un desiderio di libertà e di vita che giunge fino a noi dal Sud del mondo e che non può essere trattato solo come un problema di pubblica sicurezza”.

Quello che è avvenuto a Ceuta è la dimostrazione di un’anestesizzazione della morte e del dolore: “Il rischio è proprio l’anestesia della coscienza, che rende banale il male. Creare torpore, creare coscienze assopite è il progetto occulto dell’Occidente. Prova ne è il modo in cui Ceuta viene raccontata dai governi e dai media del Vecchio Continente (con la solita indefinibile propaggine americana). Una modalità, ai miei e ai nostri occhi, assolutamente terribile. Nessun rispetto, nessuna partecipazione, nessun dolore, nessun senso di umanità, nessuna spiegazione delle ragioni profonde. Solo l’allarme, del tutto infondato dal punto di vista giuridico, di un’invasione di fatto impossibile (c’è il mare, c’è Gibilterra tra Ceuta e l’Europa); solo la squalifica, assurda e in verità controintuitiva, di ogni politica di accoglienza e di inclusione.

Sta qui il peccato originale dell’Europa odierna di fronte ai migranti: non voler ammettere che si tratta di un fenomeno mondiale, irreversibile, da affrontare e gestire con la politica e non con gli eserciti; che siamo di fronte a un esodo a cui non si può rispondere con accordi ignobili con i paesi terzi, come la Libia di Almasri”.

Questa è la crisi della civiltà europea: “A Ceuta l’Europa dimostra in maniera lampante la crisi profonda della sua civiltà e dei suoi valori. Rinnega sé stessa in quanto patria del diritto e del riconoscimento di ogni donna e di ogni uomo in quanto appartenenti a una comune umanità, ad una fraternità universale che ci supera. Non si rende conto che le soluzioni tipo ‘pannolini caldi’ tolgono il fastidio di un giorno ma preparano la tragedia di domani. E soprattutto, rifiutandosi di pensare e di agire secondo i propri principi e le proprie capacità, l’Europa rischia di condannarsi a morte. La storia ci insegna che i cosiddetti barbari, entrati nel territorio romano, hanno fondato, insieme ai cittadini dell’Impero, una nuova civiltà. Non precipitiamo nella notte della ragione, del cuore e della coscienza”.

A questo punto non possono non risuonare le parole di papa Leone XIV a conclusione del viaggio apostolico in Spagna nello scorso giugno pronunciate a Tenerife: “Una coscienza umana, e ancor più una coscienza cristiana, non può rimanere indifferente di fronte alle vittime dei naufragi e alla mancanza di soccorso, di fronte ai cimiteri del mare. Ogni vita persa su queste rotte è un fallimento per la famiglia umana…

E da questa piazza voglio rivolgere una parola chiara a coloro che approfittano della disperazione; a coloro che organizzano percorsi di morte, trafficano in esseri umani, trattengono i documenti, sfruttano i lavoratori, minacciano le donne, ingannano le famiglie e trasformano la sofferenza altrui in un affare. Fermatevi! Convertitevi!”

(Foto: Vatican News)

151.11.48.50