Detenzione domiciliare anche per i tossicodipendenti
Nella scorsa settimana la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva (153 i voti favorevoli, 42 i contrari e 82 le astensioni) il disegno di legge che consente ai detenuti tossicodipendenti di accedere alla detenzione domiciliare, prevedendo una modalità differenziata di esecuzione della pena, che meglio si coniuga alle esigenze di cura per chi è dipendente da sostanze.
La a Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict Ets), che riunisce oltre 600 servizi attivi in tutta Italia nell’ambito delle dipendenze e dell’inclusione sociale, ha accolto positivamente l’approvazione del disegno di legge, come ha dichiarato Luciano Squillaci, presidente della Fict Ets: “Con questa legge si compie un passo importante nella direzione giusta: riconoscere che la risposta alla dipendenza non può essere il carcere, ma un percorso terapeutico serio, costruito insieme alla rete dei servizi territoriali e alle comunità terapeutiche. All’interno del provvedimento normativo approvato oggi ci sono scelte estremamente coraggiose, frutto di un dialogo che non è mai venuto meno, e che vanno nella direzione di offrire alle persone una concreta possibilità di recupero, ridurre la recidiva e costruire maggiore sicurezza per tutti”.
Attraverso la rete dei propri servizi la Fict Ets mette a disposizione l’esperienza maturata in oltre 30 anni di collaborazione con il Ssn, la magistratura e l’amministrazione penitenziaria: “Questa norma non è una ‘svuota carceri’. Le comunità terapeutiche non sono, non possono e non debbono diventare una mera alternativa al carcere, sono servizi sanitari accreditati nei quali si realizzano percorsi terapeutici individualizzati. Siamo pronti a fare la nostra parte, come abbiamo sempre fatto, purché il percorso mantenga la sua natura terapeutica e riabilitativa e non si riduca a un semplice trasferimento della pena”.
Anche per l’Intercear, sigla del Coordinamento nazionale dei coordinamenti regionali degli enti accreditati per le dipendenze che opera per l’omogeneità dei Lea a livello nazionale, ha fatto un plauso al provvedimento con Biagio Sciortino, presidente nazionale del coordinamento: “L’approvazione definitiva alla Camera delle modifiche al Decreto Carceri, inerenti la legge n. 309/90, rappresenta un passaggio di fondamentale importanza per il sistema di recupero e per il mondo delle dipendenze.
Come Intercear, accogliamo questo provvedimento come un segnale di grande civiltà e di concretezza: consentire alle persone con problematiche di dipendenza di accedere a programmi terapeutici e di comunità anziché scontare la pena in carcere significa restituire centralità alla cura, alla riabilitazione e al reinserimento sociale. Non va visto come uno svuota-carceri, non è questo il senso del provvedimento. Ogni giorno trascorso in cella, invece che in un percorso terapeutico, è un tempo sottratto alla speranza e alla ricostruzione della persona. E’ un risultato che recepisce istanze per cui la rete dei coordinamenti regionali si è battuta a lungo”.
Al gruppo di lavoro con il Governo ha partecipato anche Cnca, che con Sonia Caronni, responsabile nazionale del settore Carcere, ha sottolineato la ricezione di alcuni punti delle associazioni, nonostante alcuni dubbi: “Il tavolo ha avanzato una serie di emendamenti, che sono stati accolti. Il fatto che il Governo li abbia recepiti è per noi assolutamente positivo perché per il momento abbiamo arginato il pericolo delle comunità-carceri. Tuttavia, abbiamo anche una serie di perplessità: c’è già un impianto di attenzione sulle tossicodipendenze che prevede l’affidamento terapeutico sul territorio oppure un collocamento in comunità terapeutiche, e non si riesce a utilizzare appieno queste misure per una serie di criticità che ci sono, sia a livello di magistratura di sorveglianza, sia per gli organici dei funzionari giuridico-pedagogici e del personale Sert”.
Mentre Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, ha incentrato la riflessione sul ruolo delle Comunità di recupero: “C’è poi il dato che riguarda la capacità di un sistema, come quello delle comunità di recupero, a cui vengono inviate già centinaia di persone da parte di altri soggetti (anche dagli uffici dell’Uepe, con 4.400 persone in affidamento terapeutico) che sembra complicato possa farsi carico di numeri così grandi senza essere potenziato», prosegue Gonnella.
Da una ricognizione effettuata dal Dipartimento delle politiche antidroga, i posti disponibili nelle comunità erano infatti 13.276. Difficile pensare, anche al netto degli affidamenti dell’Uepe, che oggi solo 3.000 di questi posti siano realmente occupati. Da questo punto di vista, sarebbe utile sapere se il Governo ha effettuato una ricognizione nazionale delle comunità terapeutiche accreditate per verificare quanti posti siano effettivamente disponibili per l’esecuzione della nuova misura. Se sì, quanti sono i posti complessivi, quanti quelli attualmente occupati e quanti quelli immediatamente utilizzabili per persone provenienti dal carcere?”
























