Ojetti: nella cura garantire la dignità del paziente

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“Il punto critico, alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, non è l’uso della tecnica in quanto tale, ma la visione che vi soggiace: se l’essere umano è trattato come materiale da perfezionare o da oltrepassare, allora diventa più facile accettare che alcuni vengano considerati meno utili, meno desiderabili, meno degni. In nome del progresso si può arrivare a immaginare ‘sacrifici necessari’, e a far pagare ai più fragili il prezzo di una presunta ottimizzazione della specie…

Il nostro rapporto con la vita sembra oggi in crisi. Tutto ciò che appare come ‘limite’ (incapacità, malattia, vecchiaia, sofferenza, vulnerabilità) tende ad essere letto anzitutto come difetto da correggere, più che come luogo in cui l’umano matura e si apre alla relazione. Invece dobbiamo ricordare che l’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite. Una visione della realtà alla luce della fede aiuta a riconoscere quella che chiamiamo la ‘contingenza’ delle cose di questo mondo”: sono due paragrafi importanti dell’enciclica di papa Leone XIV, ‘Magnifica humanitas’, incentrati sul valore della vita e della dignità umana.

Tali parole erano risuonate anche nel messaggio che aveva inviato scritto ai partecipanti al Congresso Internazionale organizzato dalla Pontificia Accademia per la Vita e dalla Federazione Internazionale delle Associazioni Mediche Cattoliche (FIAMC) sul tema ‘Intelligenza Artificiale e Medicina: la sfida della dignità umana’, organizzato nello scorso novembre: “Per garantire un vero progresso, è imperativo che la dignità umana e il bene comune rimangano priorità assolute per tutti, sia per i singoli individui che per le istituzioni pubbliche.

E’ facile riconoscere il potenziale distruttivo della tecnologia e persino della ricerca medica quando vengono poste al servizio di ideologie disumane. In questo senso, gli eventi storici ci ammoniscono: gli strumenti a nostra disposizione oggi sono ancora più potenti e possono produrre un effetto ancora più devastante sulla vita di individui e popoli. Tuttavia, se sfruttati e posti al servizio della persona umana, questi effetti possono anche essere trasformativi e benefici”.

Partendo da queste sollecitazioni per una riflessione sul valore della dignità abbiamo contattato il presidente nazionale di AMCI (Associazione Medici Cattolici Italiani), dott. Stefano Ojetti: “Credo che dignità umana e bene comune siano in questo contesto complementari e non a caso il Santo Padre ha voluto usare questi due termini per significare che la dignità umana deve essere il presupposto e la ‘condicio sine qua’ non sia possibile raggiungere il benessere per l’essere umano”.

Nella medicina in quale modo è possibile essere garanti della dignità umana?

L’unica figura che può essere garante della dignità del paziente è certamente il medico che conosce la storia del paziente, la sua condizione umana, il suo vissuto. In base a tutto questo è in grado di stabilire un rapporto ‘fiduciario col proprio paziente’ dove tu malato ti fidi completamente di me medico, perché sai che io farò tutto ciò che è nelle mie possibilità per darti salute, rispettando la mia mission ippocratica che mi impone da un lato di non darti farmaci ‘atti a procurare la morte’, dall’altro non esercitare ‘mai’ accanimento terapeutico, che non deve sfociare altresì ‘nell’abbandono terapeutico’, tenendo conto che ogni mia azione debba essere rivolta a salvaguardare sempre la dignità della persona”.

Se il paziente non è un dato numerico chi è?

“La tecnologia esasperata potrebbe tendere a considerare il paziente un numero non considerando al contrario che ogni persona è diversa dall’altra con una sua storia, un ambiente i cui vive, in un contesto sociale e familiare diverso per ognuno e che vive le proprie emozioni, le proprie paure: la paura di invecchiare, di ammalarsi, di morire di essere solo. In questo contesto, al di là della propria patologia, rientra il male del secolo: la solitudine; gli anziani sono troppo spesso lasciati soli, trascurati, abbandonati a sé stessi, e allora la depressione porta in molti casi a voler abbandonare questa vita nella quale non si vede più comprensione, accoglienza, speranza”.

Al tempo dell’Intelligenza Artificiale cosa significa prendersi cura del paziente?

L’Algoretica è uno dei grandi temi del momento. Se la tecnologia è al servizio dell’uomo essa non potrà che portare benefici, basti pensare alla domotica, alla robotica e alle nuove tecnologie che oggi forniscono dispositivi, come nel campo della riabilitazione, un tempo nemmeno immaginabili. Il rischio? che la tecnologia, se non ben gestita, possa tendere a prendere il sopravvento sull’uomo”.

In quale modo l’Intelligenza Artificiale può venire in aiuto alla medicina?

Enormi sono, e lo saranno ancor più in futuro, i campi di applicazione dell’Intelligenza Artificiale che potranno esser applicati nell’ambito della medicina. Analizzando dati sanitari complessi, ad esempio, saranno in grado di migliorare le diagnosi attraverso l’analisi delle immagini radiologiche, personalizzare i trattamenti, ottimizzare i processi clinici e supportare la ricerca scientifica”. 

Allora, è possibile un dialogo sul ‘fine vita’?               

Più che possibile, direi necessario! Un medico per sua definizione e vocazione non può essere un procuratore di morte, ma deve, al contrario come nel suo DNA, essere datore di salute. Non desideriamo parlare pertanto di suicidio assistito o di eutanasia per i nostri fratelli sofferenti, quanto piuttosto di eubiosìa, ‘la buona vita’, cercando quindi di assicurare un fine vita sereno, nel rispetto della dignità del paziente giunto al termine della sua esistenza. Per far questo dovremo impegnarci a far sì che venga rispettata e applicata su larga scala la legge 38 (15 marzo 2010) sulle cure palliative per assicurare il controllo del dolore e la migliore assistenza al malato terminale. Solo in tal modo potremo in un prossimo futuro, diminuire al minimo la domanda di coloro che vorranno porre termine alla propria esistenza attraverso una richiesta di suicidio assistito”.

(Tratto da Aci Stampa)

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